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Giuseppe e il Faraone: due proto-keynesiani?
Scritto da Giorgio Arfaras   
Martedì 18 Ottobre 2011

Si sente dire che Keynes ha fallito tutto, che è all’origine dei nostri problemi, perché è il padre della spesa pubblica incontrollata. Non è così semplice. Per capirlo può servire la storia di Giuseppe e del Faraone, quella della vacche grasse e magre.

Giuseppe spiega al Faraone il sogno che tanto lo preoccupava. Le vacche magre che mangiavano le vacche grasse erano l’anticipazione di una carestia, che sarebbe seguita all’abbondanza. La quale carestia non avrebbe semplicemente bilanciato l’abbondanza, ma avrebbe addirittura distrutto l’Egitto. In termini moderni, non si sarebbe avuto, secondo Giuseppe, un bilanciamento fra il ciclo espansivo e quello recessivo, con il ritorno al punto di partenza, ma un ciclo depressivo che avrebbe ridotto - e anche di molto - il livello iniziale del PIL.

Giuseppe allora propone al Faraone di stipare nei magazzini un quinto della produzione agricola negli anni dell’abbondanza. La quale produzione agricola sarebbe stata poi distribuita negli anni della carestia. In termini moderni, negli anni della ripresa, secondo la proposta di Giuseppe, il bilancio pubblico alza le imposte (“straordinarie”) di un quinto, e le spese (“straordinarie”) di un quinto. Il saldo fra le entrate e le uscite del bilancio pubblico è quindi eguale a quello precedente. Negli anni di crisi le imposte straordinarie non ci sono più e ai cittadini è riversata la spesa straordinaria.

La variazione dei magazzini del Faraone non è una variazione dello stock del debito pubblico, perché il suo incremento è, secondo la proposta di Giuseppe, interamente finanziato dalle imposte. Fosse stato, invece, finanziato in deficit, avremmo avuto, ma all’epoca sarebbe stato difficile fare così, prima una crescita dello stock del debito e poi una sua contrazione. I sudditi avrebbero, infatti, ricevuto dei Buoni del Tesoro in cambio di una parte della produzione agricola negli anni migliori. Buoni che avrebbero ridato al Tesoro per ricomprarsela negli anni peggiori. In questo caso, il debito pubblico prima si espande e poi si contrae, tornando al punto di partenza.

Il sogno del Faraone, che aveva la forma di una profezia, grazie a Giuseppe, non si avvera. Non ci sarà alcuna carestia. In termini moderni, se la diagnosi per risolvere un problema è efficace, allora la previsione non si realizza. Per tornare all’apologo, la previsione era giusta, e non si materializza proprio perché Giuseppe aveva concepito la politica economica giusta. Si noti che nel Libro della Genesi non è menzionata la ragione per la quale si sarebbero avuti gli anni di abbondanza e quelli di carestia. Non sono menzionate né cause morali – come la punizione per l’arroganza degli umani, come nel caso della Torre di Babele – né economiche. Le cause del ciclo delle vacche sono ignote (e ignorate).



 
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