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La libertà economica e le debolezze dell'Italia
Scritto da Gabriele Guggiola   
Martedì 25 Ottobre 2011

Libertà economica, competitività e crescita

A inizio ottobre, il Centro Einaudi ha ospitato il meeting mondiale del network di think tank e centri di ricerca che fa capo al Fraser Institute, l’istituto canadese che sostiene e promuove, da diversi anni, politiche a favore del libero mercato. È stata un’occasione per discutere di libertà economica e per analizzare i risultati dell’ultimo report annuale presentato dal Fraser Institute in settembre (Economic Freedom of the World: 2011 Annual Report, The Fraser Institute). Sono emerse interessanti considerazioni sulle prospettive a livello mondiale e, in particolare, sulle tendenze in atto nell’Unione Europea e nei paesi confinanti.

Considerando il momento particolarmente critico che sta attraversando il nostro Paese, ci sembra utile cercare di analizzare i risultati ottenuti e trarne qualche spunto di riflessione. Vista la complessità del tema e le relazioni che il rapporto realizzato per l’occasione (The EU and its Neighbours: Challenges to Economic Freedom, Centro Einaudi) ha messo in luce tra libertà economica, competitività e crescita di un paese, divideremo l’analisi in due post.

In questo primo articolo verranno analizzati i risultati dell’Indice di Libertà Economica contenuti nel rapporto annuale del Fraser Institute e riguardanti l’Italia.

In un secondo articolo l’analisi verrà estesa alle tematiche più ampie della qualità del sistema economico e si cercherà di trarre alcune conclusioni.

L’indice di libertà economica

L’idea di poter misurare la libertà economica risale alla seconda metà degli anni ’80, quando Michael Walker e Milton Friedman cominciarono a discuterne in una serie di conferenze a cui parteciparono, tra gli altri, i premi Nobel Gary Becker e Douglass North. Quelle conferenze, insieme a un lungo lavoro di analisi delle relazioni tra fattori istituzionali e crescita portarono, nel 1996, alla pubblicazione del primo rapporto annuale.

La libertà economica può genericamente definirsi come l’assenza di ogni tipo di coercizione o vincolo alla produzione, alla distribuzione o al consumo di beni e servizi al di là dei limiti necessari per preservare la libertà stessa. L’indice del Fraser Institute, i cui risultati sono commentati nel rapporto, utilizza quarantadue variabili che coprono cinque aree di analisi: il peso dello stato, la tutela dei diritti di proprietà, la libertà negli scambi commerciali, la presenza di un sistema monetario solido e di un buon sistema di regolamentazione dei mercati. L’indice misura solo alcuni aspetti del “vivere economico” di un paese, anche se numerosi studi hanno evidenziato come una maggiore libertà economica possa essere determinante per favorire la crescita.



 
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