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Sicuri, più che mai, che occorra davvero fare di tutto per cambiare, in meglio, il mondo.

Avvocati: liberalizzazione cum grano salis
Scritto da Andrea Del Corno   
Martedì 25 Ottobre 2011

Abbiamo assistito e assistiamo ancora a un forte dibattito incentrato sulla – necessaria – riforma dell’Italia e nell’ambito di questo confronto si è sviluppata la proposta di liberalizzazione delle professioni, in particolare di quella forense.

Il tema è di forte interesse perché l’avvocatura è parte integrante del sistema giustizia, che rappresenta uno snodo decisivo per la crescita e lo sviluppo, anche in termini democratici, del Paese.

La liberalizzazione porterebbe con sé il vantaggio di immettere direttamente, per così dire, la professione forense “sul mercato”, così da costringerla ad affrontare i principi di libera concorrenza, soprattutto nella determinazione dei costi del servizio legale.

Bisogna subito considerare che, per certi versi, questa è già una realtà. Oggi, infatti, vi sono quasi 300.000 avvocati sull’intero territorio nazionale, un numero che pone già di fatto il mondo legale nel mercato e lo costringe a confrontarsi con esso tutti i giorni. La battuta di un noto avvocato milanese “non è più una libera professione perché non sono più i clienti ad avere bisogno di noi, ma noi ad avere bisogno dei clienti” aiuta a comprendere una situazione alla quale occorre dare risposta.

Non vi è dubbio che sia necessaria una seria e profonda modernizzazione del sistema professionale italiano così come è indubbio che il sistema ordinistico – che realizza il controllo sugli iscritti, anche disciplinare, attraverso gli ordini professionali – sia una formula forse superata.

Nel dibattito che si è sviluppato intorno alla riforma poche voci hanno parlato della necessità per un paese moderno di poter contare su prestazioni professionali legali di livello qualitativamente elevato; ancor meno ci si è chiesti se effettivamente l’Italia riceverebbe un vero vantaggio dal parametrare e asservire il servizio professionale principalmente al mero criterio economico del costo della prestazione, posto che questo sembrerebbe essere, così almeno si legge nelle dichiarazioni di chi vuole la riforma più radicale, l’indirizzo cui spingere il mondo forense.

Ora, se appare corretto mettere in diretta correlazione la qualità e l’efficienza della giustizia con la crescita, anche economica, del nostro Paese, si deve anche ritenere che questi obbiettivi si possono raggiungere solo attraverso un servizio legale di alto profilo.



 
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