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Agenda Liberale è un'idea, fortemente voluta, di Alberto Musy.
La stessa forza Alberto la sta dimostrando in questi giorni.
Aspettandolo, noi continuiamo quell'idea; sospesi, stupefatti.
Sicuri, più che mai, che occorra davvero fare di tutto per cambiare, in meglio, il mondo.

Ma la crisi sta arrivando?
Scritto da Giorgio Arfaras   
Mercoledì 02 Novembre 2011

Il 21 ottobre si è tenuto al Centro Einaudi un seminario sulla crisi. Sono intervenuti Giuseppe Russo sull'esplosione dei debiti pubblici e privati; Giorgio Arfaras sull'impatto della demografia. La scorsa settimana abbiamo riportato le grandi linee del primo intervento, questa settimana riportiamo quelle del secondo.

L'impatto dei debiti pubblici deve ancora arrivare. E le grandi decisioni politiche debbono ancora essere prese. Questa è la conclusione del ragionamento, che ci apprestiamo ad articolare.

Il rapporto fra il debito pubblico e il PIL è un indicatore molto seguito per giudicare la qualità del debito di un paese. Esso però ha il difetto di indicare l’andamento pregresso, non quello futuro. Si abbiano due paesi. Uno con un gran debito pubblico e la riforma delle pensioni volta a contenerle già in essere. L’altro con un piccolo debito pubblico e la riforma delle pensioni volta a contenerle ancora da intraprendere. Invecchiando la popolazione, il debito pubblico del primo paese cresce, mentre il debito pubblico del secondo paese cresce di più. Se la popolazione invecchia molto velocemente e il sistema delle pensioni non è riformato, il secondo paese si trova alla fine dei decenni della proiezione con un debito pubblico maggiore di quello del primo paese.

L’esercizio consiste nel proiettare il bilancio pubblico a legislazione invariata per osservare che cosa accade nel corso dei decenni (1). Se la popolazione invecchia velocemente, come le statistiche demografiche mostrano, allora aumentano gli oneri pubblici. Nel 2060 in Europa dovrebbe esserci un pensionato ogni due lavoratori, e non uno ogni quattro come avviene oggi.

L’esercizio continua facendo i conti sul saldo primario (la differenza fra uscite ed entrate prima del pagamento degli interessi) che deve essere ottenuto per impedire che il debito pubblico esploda. Per il primo paese (quello col gran debito e le riforme già fatte) si avrà un saldo primario contenuto, per il secondo (quello con un piccolo debito e le riforme da fare) un saldo primario di notevole entità. Si possono complicare i calcoli e aggiungere oltre alla spesa per pensioni anche quella per la sanità, che è in forte crescita per effetto dell’invecchiamento della popolazione (l'Italia è fra i paesi messi meglio – per quanto questo possa suonare incredibile).



 
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