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Agenda Liberale è un'idea, fortemente voluta, di Alberto Musy.
La stessa forza Alberto la sta dimostrando in questi giorni.
Aspettandolo, noi continuiamo quell'idea; sospesi, stupefatti.
Sicuri, più che mai, che occorra davvero fare di tutto per cambiare, in meglio, il mondo.

Crisi finanziaria e crisi politica - Il gioco a incastro
Scritto da Giorgio Arfaras e Giuseppina De Santis   
Venerdì 11 Novembre 2011

Se l’incastro funziona…

Il mondo è travolto dai gorghi – è il Caos. Ma la materia informe non ha un Demiurgo che riporti l’ordine – che plasmi il Cosmo. Il Demiurgo non sa che “pesci prendere” nel Mondo. In questo momento, il gorgo dei gorghi è l’Italia per colpa del suo gran debito e per la sua crescita asfittica. Il nostro piccolo Demiurgo – nella forma di un governo tecnico –  saprà riportare l'ordine?

Fino alla primavera del 2011 il debito italiano non era considerato a rischio (1). Lo si vedeva dai differenziali di rendimento richiesto, e dai premi per assicurarsi contro l'insolvenza – i famigerati Credit Default Swaps. Quanto diceva il ministro Tremonti era vero: i nostri conti erano blindati.  Qualche tempo fa, l'espressione – cafona – PIGS includeva l'Italia: Portogallo, Italia, Grecia e Spagna. Poi l'Italia scompare per un certo tempo e al suo posto va l'Irlanda. Da qualche mese  abbiamo i PIIGS: laddove le due I sono l'Irlanda e l'Italia.

Si potrebbe pensare che la scarsa credibilità del Berlusconi III sia all'origine del mal andamento del debito italiano. Le manovre di Berlusconi III all'inizio erano incerte (2), poi sono diventate chiare negli ammontari, ma oscure nella composizione (3). Spesso ci si dimentica che intanto erano state riviste le stime di crescita in Europa (4).

Da adulti le spiegazioni mono causali non bastano più: non si può credere alla sostanza o energia diabolica racchiusa solo in Berlusconi. Anzi, addirittura nel corpo di Berlusconi (5). Ecco allora un'articolazione migliore (multi-variata) dell'origine della crisi: se si ha una combinazione di minor credibilità e di minor crescita, allora sale il costo del debito pubblico e con esso  il costo politico del suo contenimento: più sale, più emerge la fragilità della coalizione di governo. Va aggiunto al ragionamento che sono sempre in azione i due meccanismi – indipendenti dall'azione del governo: la facilità con cui può evaporare dall'Italia la liquidità, e i minori acquisti degli investitori passivi di titoli italiani (6).

Con la crisi del debito pubblico italiano gli scenari sono diventati agli occhi di molti apocalittici. Basta, infatti, immaginare che il debito possa essere ristrutturato – ossia l'Italia dichiara che le sua obbligazioni con un valore di 100 passano a 70 – che si ha un impatto devastante sulle banche europee che lo detengono (7). Queste, che già debbono ricapitalizzarsi di loro, dovrebbero pure ricapitalizzarsi per tenere conto degli effetti del debito pubblico dei paesi europei mal messi. E sono
centinaia di miliardi di euro di aumenti del capitale di rischio.

Si possono immaginare scenari meno apocalittici. Il controllo del debito scappa di mano se il suo costo economico sale troppo, diventando un costo politico ingestibile. Nel caso italiano, se il costo complessivo del debito – come media dei rendimenti dei titoli che scadono dai tre mesi ai trent'anni - arriva oltre il 6% con una crescita economica nominale molto bassa, siamo sulla soglia del pericolo, anche se non cadiamo ancora tramortiti (8).



 
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