Ricerche e Progetti

5 Novembre 2008 - Anthony Louis Marasco

La sconfitta del grande idiota americano

A poco a poco, negli anni, in America si è fatto strada un grande idiota, il grande idiota americano. Ogni cosa nasce oggi da un focus group, ogni opinione da un sondaggio, ogni desiderio da uno studio di marketing. A poco a poco, tutto ha preso lo stesso blando sapore, tutto pare uguale. In politica, l'avanzata del grande idiota americano ha coinciso con l'emergere di politici tutti uguali, a destra come a sinistra. Quando parlano, se non sei un idiota, ti senti a disagio. E magari decidi di non votare. George H.W. Bush, Bill Clinton, Al Gore, John Kerry e George W. Bush non erano identici. Ma quando si rivolgevano a te dal televisore ti sentivi preso per un idiota. Lo stesso idiota che vedevi riflesso dappertutto. Il grande idiota americano.

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3 Novembre 2008 - Francesco Chiamulera

Il mistero di Mr. Obama

Barack Obama potrebbe essere il prossimo presidente degli Stati Uniti, ma non si è capito bene che tipo di presidente intenda essere. Probabilmente non lo sa nemmeno lui. Gli stessi media che gli hanno dato l'endorsement in questi giorni (e cioè la grande maggioranza, a parte qualche sparuto cenacolo neoconservatore, il prudente Wall Street Journal e il piccolo ma fremente universo di emittenti radiofoniche filorepubblicane sparse sul territorio) hanno generalmente ammesso che il suo programma è un mix di cose buonissime, di cose mediocri e di cose pessime.
 

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28 Ottobre 2008 - Anthony Louis Marasco

14. Diario americano

Sarah Palin, la donna del popolo, ha speso più di $ 150,000 in vestiti, accessori e trattamenti di bellezza. Ovviamente ne è nato un putiferio, soprattutto visto che Michelle Obama è stata colta ad indossare un abito preso in svendita. Il tutto è molto moralistico e un pochino ipocrita. Se non fosse per un dettaglio.

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27 Ottobre 2008 - Giorgio Arfaras

La crisi fa bene al potere dei governi, ma attenti alla balena

Molti si chiedono se la crisi in corso non accresca il potere relativo della classe politica e se non si poteva agire prima. A giudizio di chi scrive la risposta alla prima domanda è "si", alla seconda "no". Per dare ragione del "sì": quando si arriva ad una crisi economica, chi può generare risorse accresce il proprio potere relativo. La classe politica può variare le spese e le imposte e quindi stimolare l'economia reale, e può anche emettere obbligazioni, indipendentemente dal fabbisogno del bilancio pubblico, e così alimentare l'economia sul versante finanziario. Sono accadute entrambe le cose, il taglio temporaneo delle imposte deciso da Bush per aiutare le famiglie nel periodo estivo, il piano Paulson per salvare il sistema finanziario comprando le obbligazioni di dubbia qualità e iniettando capitale di rischio nelle banche.

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24 Ottobre 2008 - Giorgio Arfaras

Statalismo di ritorno

La discussione fra "liberisti" e "statalisti" impazza. I primi sostengono che la crisi in corso è grave ma passeggera, nel senso che ci si trova nel bel mezzo di una interruzione ciclica, curabile con misure monetarie e fiscali appropriate, mentre i secondi pensano che sia terminata un'epoca storica, iniziata trenta anni fa con Margaret Thatcher e con Ronald Reagan, e che bisogna cercare un modello di sviluppo diverso. Se con "liberista" si intende chi crede che il sistema economico lasciato libero di agire trovi un sentiero di crescita migliore di quello che troverebbe con interventi pubblici perpetui, allora "liberisti" sono quasi tutti, anche i "liberalisti".

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20 Ottobre 2008 - Giorgio Arfaras

L'importanza della borsa

La caduta violenta dei mercati delle azioni è stata commentata in vari modi. Il tono apocalittico è il tratto comune di molti commenti. In effetti, questa caduta fa impressione, uno può pensare che dopo un crollo di tal entità, l'economia reale possa fermarsi. Urge quindi chiedersi attraverso quali canali la borsa influenzi l'economia reale.

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17 Ottobre 2008 - Anthony Louis Marasco

13. Diario americano

Ieri sera si è tenuta al Waldorf Astoria la cena di gala della Alfred E. Smith Memorial Foundation di New York. Si tratta di un evento in onore di Alfred E. Smith, il primo candidato cattolico alla presidenza degli Stati Uniti. Lo scopo della serata è quello di raccogliere fondi a favore delle opere caritatevoli della diocesi di New York, ma presso il vasto pubblico l'evento è diventato famoso per il carattere umoristico dei discorsi letti dagli ospiti d'onore, discorsi sospesi a metà strada fra l'autodeprecazione e il sentimentalismo buonista.

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16 Ottobre 2008 - Anthony Louis Marasco

12. Diario americano

Il terzo dibattito fra Barack Obama e John McCain ha visto il candidato repubblicano all'offensiva. Nei 90 minuti di dibattito, Obama ha difeso con pacatezza le sue posizioni evitando ogni polemica, e qualche colpo basso. L'argomento del dibattere era la politica interna, ed in particolare l'economia. Che per McCain significa abbassare le tasse a chi ne paga di più nella speranza che i denari risparmiati vengano reinvestiti. Obama, al contrario, abbasserebbe le tasse di chi ne paga di meno per aiutare la classe media in un momento di crisi.

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10 Ottobre 2008 - Anthony Louis Marasco

11. Diario americano

Chi avesse ascoltato con orecchio attento il discorso con cui Barack Obama accettava la nomination democratica avrà notato un fatto, davvero degno di nota. Tralasciando lo specifico?l'investitura, i ringraziamenti, il dovuto inchino ai Kennedy ed a Clinton, le urla di guerra?si notava bene come il Senatore dell'Illinois si servisse di una matrice bipartita nel distribuire il discorso. Da un lato diceva cose che i appellavano al consueto spirito comunitario/comunitarista che anima una buona fetta dell'elettorato democratico.

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9 Ottobre 2008 - Anthony Louis Marasco

10. Diario americano

Si specula ovviamente sul futuro di Hillary Rodham Clinton. Ci sarebbero 18 milioni di ragioni perché la Clinton comparisse al fianco di Barack Obama come candidato alla vicepresidenza ? tanti sono stati i voti da lei raccolti durante le primarie. Due cose paiono rendere la cosa poco probabile. Il tono ostile preso dalle primarie man mano che si profilava la vittoria di Obama; e il messaggio di cambiamento usato da quest'ultimo contro la 'Clinton machine,' la macchina da guerra clintoniana. È un peccato.

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