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Economia come religione: da Cambridge a Chicago

Una volta, ai tempi del Paradiso Terrestre, tutti erano ignudi e vivevano cooperando in assenza di interesse individuale. Poi, commesso il Peccato Originario, si è caduti nel Presente, laddove si vive nel peccato dell’interesse individuale, ma, allo stesso tempo, si sa che nel Futuro – nel Regno dei Cieli – si tornerà a vivere in un mondo di cooperazione senza interesse individuale. Ecco il ciclo Perfezione-Caduta-Ritorno alla Perfezione. Nell’attesa della Perfezione, abbiamo a che fare con il problema pratico della gestione collettiva dell’interesse individuale.

1- I vizi come virtù

Una soluzione – la più famosa - è quella che afferma che ciascuno, facendo il proprio interesse, agisce in-intenzionalmente nella direzione dell’interesse di tutti: “vizi privati come pubbliche virtù”. Il macellaio venderà la carne con la miglior combinazione di qualità e prezzo per attirare clientela, ma, così facendo, obbligherà gli altri macellai, che non vogliono perdere la propria clientela, a vendere la carne con la migliore combinazione di qualità e prezzo. I comportamenti dei macellai singolarmente presi sono egoistici, ma l’insieme di questi comportamenti alza il benessere dei consumatori. Sviluppando ulteriormente il concetto dell’interesse individuale, si può arrivare a mostrare come – con prezzi e salari flessibili e conoscenza simmetrica – si abbia l’equilibrio (economico generale), un luogo (logico) dove tutti sono soddisfatti.

Nell’attesa della Perfezione, riusciamo a gestire il Peccato (il movente egoistico) nell’interesse di tutti. Perciò è come se non peccassimo, perché abbiamo gli stessi risultati che avremmo in un mondo in cui tutti cooperano altruisticamente. Possiamo perciò essere “innocentemente” egoisti.

Se i comportamenti volti a soddisfare gli interessi individuali sono virtuosi nei Mercati, lo sono anche in Politica? Se i politici si comportassero “da macellai”, ossia se tentassero di attrarre i voti con una migliore combinazione di effetti di buone politiche (una buona legislazione) al minor prezzo possibile (le imposte volte a finanziare la buona legislazione), avremmo, di nuovo, il “benessere degli elettori”, proprio come abbiamo avuto quello “dei consumatori”? Se assumiamo che tutti conoscano la migliore combinazione legislativa (se condividono lo stesso modello), e se la Politica la offre, ecco
che verrà votata.

2- Arrivano i “sacerdoti”

Qui abbiamo un problema, mentre ciascun macellaio conosce le circostanze di tempo e di luogo in cui opera, e questo è sufficiente per il suo ben operare, nel caso del voto, nessuno conosce tutte le circostanze di tempo e di luogo, e dunque non può avere in mente un modello generale valido. Altrimenti detto, ciascuno conosce le proprie circostanze, ma non conosce quelle degli altri. Affinché tutto funzioni, è perciò necessario (in linea logica) che il modello generale valido sia offerto da qualcuno che, assente ogni interesse personale, lo pensi e lo attui. In questo modo lo schema “il mercato funziona, e, quando non funziona, si ha chi lo fa funzionare”, è chiuso con l’ingresso di un tecnocrazia, ossia con l’arrivo di chi conosce la soluzione e ha il potere di renderla pratica, senza interesse di parte.

Abbiamo però un mondo non simmetrico. Mentre gli individui che operano nei Mercati sono egoisti, quelli che operano in Politica sono altruisti. Non si può però realisticamente chiedere a tutti di vivere virtuosamente, infatti, alcuni saranno i fedeli e altri i sacerdoti. Si noti che nello schema della Chiesa Cattolica i sacerdoti e le monache non hanno proprietà e sono casti, mentre ai fedeli è consentito di averla e di accoppiarsi.

3- Il Progresso

Il Mercato, in conclusione, è il miglior veicolo per la crescita economica – intesa come l’aumento dei beni e dei servizi a disposizione – e, quando si inceppa, ecco che arriva la Politica, che, grazie alla conoscenza offerta dagli economisti di professione, torna a farlo funzionare. La Crescita economica, che è il frutto della combinazione di Mercato e Stato, è la cosa migliore per vivere materialmente bene. Il benessere materiale è alla base del miglioramento spirituale, e il miglioramento spirituale si può avere solo se si è liberi dal lavoro, meglio ancora, se il tempo di lavoro è ridotto. Il massimo di offerta di beni e servizi per unità di tempo è la condizione necessaria (anche se non sufficiente) del Paradiso in terra. Si lavora poco e ci si dedica alle proprie inclinazioni. Nell’attesa di un Al-di-là ancora migliore, ecco che possiamo vivere in un Al-di-qua gradevole.

Quanto finora raccontato è lo schema del Progresso secondo i liberal statunitensi. Uno schema che ha avuto un suo perché dal 1945 al 1975. L’economia cresceva, e si aveva l’inclusione dei meno fortunati, come gli afro-americani. Uno schema che per la parte pubblica era keynesiano (la regolazione del ciclo) e kennediano (la politica buona), mentre per la parte privata soddisfaceva l’individualismo radicato degli Stati Uniti. I liberal albergavano a Harvard e al MIT.

Questa “religione laica” assumeva un’articolazione diversa al di fuori dagli Stati Uniti. Il Mercato (il Capitalismo) era il motore del benessere materiale. Allo stesso tempo produceva quella forza (il Proletariato) che avrebbe condotto alla libertà, perché il Proletariato come classe non aveva interesse a estrarre un plus-lavoro dalle altre classi. Il benessere materiale avrebbe, alla fine, consentito di lavorare poco e dedicarsi alle proprie inclinazioni nell’eguaglianza. Lo schema comunista era: il Proletariato come Popolo Eletto, guidato dai Rabbini divenuti dirigenti del Partito Comunista, avrebbe costruito la Gerusalemme in Terra. Lo schema dei progressisti statunitensi era: gli Individui attraverso la mano invisibile del Mercato, guidati dai Rabbini divenuti (macro) economisti, avrebbero costruito la Gerusalemme in Terra.

4- E se la “devozione altruistica” non esistesse?

Ancora oggi si ha chi rimpiange questo schema di “religione laica”, perché trova orrendo il mondo della “macelleria sociale”, dell’”individualismo”, del “consumismo isterico”, eccetera. Rimpiange questo schema “keynesian-kennediano” e trova orrendo quel che chiama, con un termine vago, “neo-liberismo”. Con ciò, gira gira, si intende quanto è stato pensato a Chicago. Che cosa mai avranno pensato di così orrendo nella città che fu di Alfonso Capone e poi di Barack Obama?

Possiamo affermare che  da quelle parti è prevalso il punto di vista “luterano”, laddove sono i fedeli a farsi in proprio un’idea della Rivelazione, e i preti possono avere proprietà e sposarsi. Insomma, laddove il clero cattolico “keynesian-kennediano” non ha spazio, perché la Bibbia è disponibile in tedesco e la possono leggere anche gli incolti. La scuola di Chicago, se è un movimento “anti-sacerdotale”, non può perciò (“ontologicamente”) piacere a chi crede ancora di avere un ruolo “disinteressato”, ossia “altruistico”.

Il Mercato è stato studiato a Chicago come un luogo pieno di “asimmetrie”, alcuni ne sanno di più, altri di meno. Il mercato è stato studiato come luogo dove i costi di transazione vanno ridotti. E via andando sui Mercati. Fin qui però niente di particolarmente “eretico”, e perciò la scuola di Chicago sarebbe passata inosservata. Ma certo non può piacere l’idea che la Politica sia un luogo dove gli interessi organizzati catturano le decisioni, per il che la politica non sarebbe in grado di promuovere il “bene comune”. Né l’idea che la politica economica diventa impotente, perché anticipata dai mercati: questa proposizione è “eretica”, perché così i politici “buoni” non possono svolgere un ruolo attivo. Infine, oltraggio supremo, la fissazione di Chicago che i comportamenti privati degli umani abbiano, gratta gratta, alla base il calcolo. Altrimenti detto, gli umani vivono in una condizione di Peccato perenne, perché è assente ogni “devozione altruistica”.

Per fare un esempio: l’analisi economica del matrimonio proposta dalla scuola di Chicago è urtante, ma, per quel che ho avuto modo di vedere, realistica. È nell’interesse del marito (della moglie) che la moglie (il marito) non possa lasciarlo (la), perché così può investire di più su di lei (lui), con un rischio nullo, salvo il caso di vedovanza. Si ha un accordo di lungo termine, dove il costo complessivo dei servizi affettivi può essere ridotto rispetto alle alternative. Ossia, se nessuno si sposasse, si potrebbero avere dei mercati a pronti di servizi affettivi, che potrebbero costare di più di un matrimonio duraturo. Alternativamente, i mercati “spot” potrebbero esserci lo stesso, ma visitati con minor frequenza, e dunque a costo ridotto. Proprio come una fabbrica che ha bisogno di carbone ha dei contratti di fornitura a lungo termine (il matrimonio), ma ogni tanto ha bisogno di una quantità di carbone in eccesso che troverà sul mercato a pronti (la prostituzione).

Nel mondo keynesiano-kennediano si hanno gli individui altruistici dediti al bene comune, i politici e gli economisti, mentre gli altri umani “ordinari” seguono il movente dell’egoismo, però il mercato li rende virtuosi. Nel caso della scuola di Chicago l’altruismo, come si vede dal ragionamento sul matrimonio, non c’è, o, meglio, chiamiamo altruismo la nostra ignoranza sui moventi degli umani. Spieghiamo con l’interesse individuale il 50% dei comportamenti e il residuo 50% lo chiamiamo altruismo, ma un giorno potremmo spiegare il 75% dei comportamenti con l’interesse individuale. Il fastidio che molti provano verso il “neo-liberismo” può così trovare una prima spiegazione. Nel mondo keynesiano-kennediano ci sono i mercati e la politica può chiudere il cerchio promuovendo il benessere, grazie ai sacerdoti. Nel mondo di Chicago i mercati ci sono e la politica ha molta meno importanza ai fini del “benessere”, anzi può “distorcere” le cose. Perciò meno politica si ha, ossia meno sacerdoti ci sono, meglio è.

Il ragionamento si basa su: Robert H. Nelson, Economics as Religion, Pennsylvania State University Press - 2001

 

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