Ricerche e Progetti

Elogio della rugosità. Cina e classe media.

Si discute spesso del disequilibrio dell'economia cinese provocato dalla complessità socio-economica che secondo molti inibirebbe lo sviluppo di una solida classe media. Allo stesso tempo, non sono pochi coloro che individuano nella Cina un esperimento di straordinario e certo successo. Molte di queste discussioni, però, trascendono dalla complessità della situazione cinese, la sua rugosità, per così dire.

1. Prendete un cavolfiore, scrive Benoît Mandelbrot. Se si osserva la sua superficie, e ancor più se ci si appresta a misurarla, si percepisce immediatamente la complessità della stessa. Non è esagerato affermare che la categoria della rugosità, sia essa di un ortaggio, di una catena montuosa, della Tour Eiffel, è un concetto che coglie ed esprime magistralmente l’essenza, straordinariamente complessa e travolgente, della Cina. Allo stesso modo, ciò che è davvero complicato, continua Mandelbrot, è molto semplice. Ogni seppur piccola parte di cavolfiore assomiglierà, immaginando di tagliarla, a un piccolo cavolfiore. Ogni parte è come il tutto, non di meno. Il matematico franco-polacco ha poi individuato una regola semplice che misurasse la rugosità. Una regola appunto, non una spiegazione.

Ragionando in questi termini e sulla Cina, si potrebbe osservare, su suggerimento di David Kelly, Research Director presso China Policy, come lo studio della classe media corrisponda a una misura della rugosità della società cinese. Ovvero la classe media sta all’universo sociale cinese come il piccolo cavolfiore sta a quello grande. Il tema coinvolge diversi attori, statali e non. Sul tema convergono diverse questioni. Nel tema sono coinvolte, affinché la classe media si veda ingrandita e affermata, persone appartenenti a diversi gruppi sociali, con storie, educazione, aspirazioni, condizioni varie e distinte.

Se la coinvolgente, intensa e travolgente sensazione di complessità è la descrizione sintetica che avvolge chi cammina sul suolo del Regno di Mezzo, d’altro canto è necessario diradare un po’ di nebbia intorno all’argomento trattato. Non di rado, i media (e talvolta persino gli accademici) identificano nella classe media un elemento indispensabile nell’equazione della sostenibilità economica cinese.

La Cina, da qualche anno a questa parte, si è trovata, secondo alcuni, di fronte a un vero e proprio dilemma della crescita, dove la sostenibilità di lungo periodo avrebbe voluto un bilanciamento dell’economia verso il mercato interno e un rafforzamento del consumo domestico con un crescente protagonismo della classe media. Se tale manovra non fosse avviata in tempi rapidi, la Cina – argomentano i bears, gli analisti dall’animo leopardiano dell’economia cinese che spesso descrivono il Regno di Mezzo sull’orlo del baratro – conoscerà l’hard landing o assaporerà il gusto amaro del brick wall di cui Nouriel Roubini parla.

D’altro canto, i così detti bulls, gli analisti dall’animo dannunziano, decisamente più spavaldi e ottimisti, sostengono che l’allarmismo che s’insidia dietro tale narrativa abbia come origine la convinzione che la Cina stia facendo qualcosa di molto sbagliato. Questi ultimi argomentano la propria opposizione alla lettura mainstream dello stato dell’arte dell’economia cinese evidenziando come la straordinaria crescita dei consumi che ha interessato la Cina non abbia mai avuto paragone storico, come vi sia una confusione di fondo fra il contributo dei consumi in termini di quota del PIL e il contributo percentuale degli stessi al tasso di crescita annua del PIL e come il problema non stia nel livello di investimenti, ma nel return on investments (ROI).

In tale prospettiva i consumi, lungi dall’essere stati repressi, non debbono essere “liberati” in modo catartico per ovviare a tutti i problemi economici, e non solo, della Cina. I ricavati delle due piattaforme di vendite online Taobao e Tmall di proprietà del gruppo Alibaba in occasione del Singles Day (11/11) sembrano confermare la linea dei bulls nelle prime tredici ore dell’11 novembre, le due società hanno superato il record di vendite dello scorso anno (19,1 miliardi di Yuan) raggiungendo alla fine della giornata un guadagno pari a 30 milioni di Yuan. Si legge in un articolo dedicato dal SCMP al giorno di vendite online a prezzi scontati per giovani singles cinesi che “questa corsa sfrenata all’acquisto avviene nel momento in cui il governo è alla ricerca di nuove vie per promuovere il consumo domestico quale nuovo traino dell’economia”.

2. Andrew Batson, Research Director di GK Dragonomics, e Micheal Pettis, professore di finanza alla Guanghua School of Management (Peking University), sono stati intervistati a Pechino nel mese di settembre 2013. Pur non volendo “incasellarli”, Batson e Pettis possono essere considerati rappresentativi delle due “scuole di pensiero” sopra citate. Di seguito sono presentati alcuni estratti delle interviste, in particolare le risposte date alla domanda: in che senso l’economia cinese è sbilanciata e richiede di essere ri-bilanciata?

Micheal Pettis. «Sul concetto di rebalancing vi è stata una grande confusione e un intenso dibattito tra i così detti bulls e bears in merito alla valutazione se vi fosse o meno uno squilibrio nell’economia cinese e soprattutto se fosse necessario agire su tale squilibrio. Il dibattito si è sostanzialmente risolto: si è appurata l’esistenza di un rilevante squilibrio che deve essere ri-bilanciato. Nondimeno, diversi bulls hanno tentato di difendere alcune delle loro posizioni. Tuttavia, non c’è dubbio che il livello dei consumi in Cina sia troppo basso. In risposta a questo fatto, alcune persone hanno argomentato come i consumi siano cresciuti molto rapidamente negli ultimi anni. Nondimeno questo punto è irrilevante. Ciò che è rilevante è che fra le diverse componenti del PIL i consumi in Cina pesano comparativamente molto poco, tanto poco che il dato non ha precedenti storici. È bensì vero che normalmente gli investimenti rappresentano la miglior fonte di crescita. Tuttavia, il primo problema dell’attuale modello di crescita è che la ragione che sottende agli investimenti è il consumo futuro, ma aspettarsi che, com’è accaduto finora, gli stranieri assorbano in misura crescente la produzione cinese funzionerà sempre meno da ora in poi. Il secondo problema è che gli investimenti sono positivi quando s’investe in modo utile e ragionevole, ma capacità industriale e infrastrutture non necessarie, nonché compounds con appartamenti vuoti, non rientrano nel novero degli investimenti utili. A questo si aggiunge il fatto che siccome il tutto è finanziato dal debito, per definizione questo significa che il debito sta crescendo più velocemente del PIL.

La Cina sarà chiamata a ridurre il livello d’investimenti dal momento che questi rappresentano uno spreco. Tuttavia, se si riducono gli investimenti non vi è altra fonte di crescita se non i consumi. Di conseguenza è necessario aumentare i consumi rapidamente: il fatto che negli ultimi anni questo si sia verificato è un segnale positivo, tuttavia il livello dei consumi deve crescere più velocemente del PIL; questa, infatti, è la definizione di rebalancing. Dunque, se i consumi continuano a crescere del 7-8% annuo, il PIL dovrà crescere intorno al 3-4% su base annua.

La chiave per comprendere quanto sia basso il livello di consumi registrato in Cina – concetto che si è fatto fatica a capire – è che il reddito per nucleo familiare corrisponde alla più piccola “fetta” di PIL (circa 50% del PIL) mai registrata nella storia. Il problema della Cina non è che i cinesi non amino consumare e abbiano un’alta propensione al risparmio –questo è piuttosto un mito; il problema è che ai consumatori cinesi tocca solo una piccola parte di ciò che il paese produce. Quindi, la questione della Cina si traduce in questi termini: come aumentare la porzione di reddito individuale sul totale del prodotto interno lordo? Questa è una questione politica, non economica. A tal proposito è curioso riflettere sul fatto che quasi nel momento esatto in cui la Cina ha iniziato a ri-bilanciare la propria economia, il tumulto politico ha preso il sopravvento».

Andrew Batson: «La discussione in merito al ri-bilanciamento dell’economia cinese è sempre più una discussione di scarsa utilità poiché con rebalancing si possono intendere diverse cose. C’è un’assunzione dietro tale discorso comune che pensiamo sia inaccurata. In diverse cronache popolari sull’economia cinese diffuse nei media, in particolare quelli occidentali, emerge l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato nel livello di consumi cinesi, che la Cina abbia un problema con i consumi poiché le persone non spendono abbastanza e che da questo scaturisca una sorta di mancanza a livello economico legata al comportamento del consumatore. Il problema di natura cronica dell’economia cinese avrebbe dunque quest’origine e per avere un’economia più sana sarebbero necessari cambiamenti imponenti a livello del comportamento del consumatore. In poche parole, ritengo che questa narrativa sia completamente errata. Penso che l’idea che i consumi dei cinesi siano stati repressi sia piuttosto difficile da sostenere giacché la Cina ha conosciuto la più rapida e straordinaria crescita dei consumi per famiglia rispetto a qualsiasi altra grande economia nel mondo.

Alla radice di una crescita dei consumi così rapida vi sono una crescita del reddito nazionale e dell’economia nel suo complesso molto sostenute. Questo significa che benché le disuguaglianze pesino di più e una buona fetta di reddito nazionale vada al capitale invece che al lavoro, il tasso di crescita del reddito per nucleo familiare è salito in modo estremamente rapido portando così a un aumento dei consumi altrettanto vivace. Ritengo che quanto è avvenuto quest’anno nell’economia cinese in qualche modo convalidi la tesi: a un rallentamento nella crescita del PIL, è seguita una frenata nella crescita del reddito per famiglia e conseguentemente del livello di consumi. Il tasso di crescita dei consumi non è dunque indipendente dal tasso di crescita del prodotto interno lordo. Al contrario il secondo pone le basi per una rapida crescita dei primi.

Tutti, quasi all’unanimità, sostengono che la crescita economica cinese sarà più contenuta negli anni a venire; di conseguenza a questo seguirà anche un rallentamento della crescita dei consumi, non già un’accelerazione. La narrativa che sostiene come per la Cina, dopo il boom registrato nel livello d’investimenti, sia venuto il tempo di adottare una crescita consumption-led, ritengo parta da presupposti non condivisibili. Infatti, sarà piuttosto difficile che d’ora in poi i consumi crescano, e anzi Pechino farebbe già un ottimo lavoro a livello economico se riuscisse a mantenerli costanti. Quello sarebbe già un risultato importante, anche se il rallentamento, di fatto quest’anno già in atto, è più probabile.

In conclusione, l’economia cinese sta attraversando un’importante transizione dove la crescita degli investimenti si è ridimensionata in modo sostanziale e la crescita complessiva dell’economia ha subito una brusca frenata. Tuttavia, non penso sia corretto aspettarsi un incremento della crescita dei consumi. A fronte di un rallentamento della crescita degli investimenti, la composizione della crescita, dal lato della domanda, diviene di default maggiormente consumption-led. Tuttavia, ritengo che il vero cambiamento stia avvenendo dal lato degli investimenti, la cui crescita è passata rapidamente da molto alta a più contenuta senza che questo implicasse un’accelerazione della spesa per consumi».

3. Il dibattito che oscilla tra senso di urgenza e atteggiamento di fiducia, è di questi tempi più che mai aperto con la chiusura del terzo plenum del Partito Comunista cinese: quattro giorni d’incontri intensivi dei massimi livelli della leadership cinese che a oltre trent’anni dalla svolta denghiana sono stati chiamati a decidere la rotta del prossimo trentennio. Gli auspici che hanno preceduto tale occasione rispondevano a una domanda di chiarificazione sulla natura delle riforme, il vero nodo da sciogliere e il velo da alzare.

Al cuore delle riforme economiche annunciate alla chiusura del 3° plenum, si afferma la centralità di un principio: le forze di mercato svolgeranno un ruolo 决定性 juedingxing, decisivo (enfasi aggiunta), nei tempi a venire. I dettagli di come tali “forze di mercato diverranno decisive” nell’allocazione delle risorse rimangono ambigui, nonostante alcuni meccanismi, pervasivi e invasivi, alla radice dello squilibrio dell’economia della Cina contemporanea siano stati messi sul tavolo. Nondimeno, il senso di affermare che il ruolo delle forze di mercato passerà da basico a decisivo significa che un trasferimento di assets dallo stato al privato si materializzerà in qualche misura. Per fare ciò è necessario agire in modo politico su temi economici. Tale agire comporta due conseguenze: 1) colpire chi controlla i canali di rendite, i rent-seekers, fibra del tessuto del potere politico nella Cina contemporanea; 2) tracciare il profilo che si vorrebbe per il Paese una volta attuate queste riforme. In sostanza, si tratta di rispondere alla domanda: in quale tipo di paese si vuole abitare? Da qualunque prospettiva si guardi la questione, i problemi sollevati e le risposte a questi problemi sono più che mai di natura politica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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