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Più strumenti economici e più unità europea contro il terrorismo globale

L’attacco terroristico al cuore della Francia ha stroncato 17 vite innocenti in due giorni. Bisogna risalire alla Francia del 1961 per trovare memoria di un attentato altrettanto sanguinario. La strage ha scosso i pilastri della civiltà europea: la libertà di espressione e di stampa; la laicità statale e la connessa libertà di culto; la inviolabilità delle vite e delle esistenze dei cittadini. Tra le altre cose, l’azione è stata condotta come una vera e propria operazione di guerra, ma senza onore. Sono stati uccisi civili inermi, oltre che innocenti.

Nelle ore successive all’attacco, la Francia ha dovuto fronteggiare nuovi allarmi, il che significa che la percezione della sicurezza, uno dei beni primari affidati ai governi, è diminuita. Anche negli altri paesi dell’Unione Europea è stato dichiarato un innalzamento delle contromisure preventive.

Il terrorismo non deve paralizzare le democrazie europee

Il terrorismo come strumento politico non deve lasciare paralizzate le democrazie europee: sottovalutare l’attacco a Charlie sarebbe un grave errore, per le seguenti ragioni:

Il terrorismo è un fenomeno in crescita

In primo luogo perché sottovalutare questo evento, ritenendolo un episodio isolato e abbassare la guardia potrebbe esporre al rischio di ulteriori attacchi. Il terrorismo internazionale infatti è un fenomeno in fortissima ascesa. Nel 2014 il terrorismo nel mondo ha prodotto 17.958 morti, ma essi sono il 61 per cento in più degli uccisi per terrorismo nel 2013, dunque è un fenomeno in crescita.

Il terrorismo mina i più basilari principi democratici

In secondo luogo, nella matrice delle democrazie liberali vi è il principio elettorale per la scelta di chi comanda, cui corrisponde il principio democratico per la scelta delle regole. Alcune di queste regole possono cambiare nel tempo, altre sono immutabili, proprio perché sono principi sui quali si fondano le nostre convivenze: permettere a gruppi di terroristi di metterli anche semplicemente in discussione significa accettare di ridiscutere alcuni secoli di conquiste liberali. E questo non significa che siamo di fronte a un conflitto tra civiltà. Non c’è proprio nulla da discutere quando si tratta dell’inviolabilità della vita o la libertà di espressione. Non c’è alcuno scontro di civiltà da affrontare, in quanto i principi democratici delle società liberali semplicemente non sono discutibili. Il che significa che contrastare il terrorismo non è un’operazione qualsiasi, è come difendere le fondamenta di casa, ossia conviene prima di ogni altra cosa.

Il terrorismo destabilizza e mina interi sistemi politici

In terzo luogo, se il terrorismo cresce ed alza i toni è anche perché negli ultimi tempi esso ha avuto un certo successo nell’ottenere risultati che nei decenni passati non aveva mai conseguito. L’82 per cento di tutti i morti per terrorismo nel 2014 è avvenuto in appena cinque Stati, ossia Iraq, Afghanistan, Pakistan, Nigeria e Siria. Il punto è che in almeno tre casi su cinque il terrorismo è riuscito, almeno fino ad ora, a destabilizzare lo Stato, indebolire il suo potere centrale, sostituirsi ad esso in porzioni significative di territorio, imporre leggi proprie arbitrarie, usare la forza. Quale sia la ragione di questi successi, in passato le fortune del terrorismo sono sempre state minori, il che rende pericolosa sia l’escalation che la diffusione dentro l’Europa.

Il terrorismo danneggia la crescita economica

Vi è infine una vittima del terrorismo che viene dimenticata. Si tratta del progresso economico e sociale. Ventiquattro dei primi 25 stati ordinati secondo il Global Terrorism Index (GTI) evidenziano un reddito per abitante inferiore alla media mondiale (12.000 US$). Il terrorismo ostacola la crescita economica, che è con tutta evidenza una delle basi delle moderne società liberali. L’assenza di risorse sufficienti condiziona l’indipendenza dei giudizi e rende vulnerabili le altre libertà individuali. Basti considerare quali conseguenze hanno portato i gruppi terroristici nell’evoluzione politica dei paesi MENA a seguito delle cosiddette “primavere arabe”.

Le leve economiche possono essere alleati preziosi per sconfiggere il terrorismo

Se l’economia è una delle vittime del terrorismo, l’economia può però diventare uno strumento per aumentare il livello e il tipo di contrasto al terrorismo.

Organizzazioni che fanno quasi ventimila morti all’anno non possono esistere senza sostegni economici che, probabilmente, fino ad oggi sono stati sottovalutati. Parallelamente al contrasto di polizia e di intelligence, si devono infittire le indagini sul finanziamento del terrorismo e dovrebbe cambiare la politica estera verso gli Stati che finanziano o semplicemente offrono ripari ai gruppi terroristici. La lista degli Stati canaglia è mai stata così esigua quanto lo è oggi (sono solo quattro, tra cui Cuba ormai in probabile uscita), il che contrasta con la diffusione attuale del terrorismo internazionale. Può essere che assumere delle posizioni di politica estera rigorose possa determinare la perdita di qualche convenienza economica, ma quando si tratta della salvaguardia delle fondamenta di casa, qualsiasi sacrificio vale la pena e, tra l’altro, questa potrebbe essere l’occasione degli europei per assumere iniziative dirette di politica estera, non semplicemente al seguito degli Stati Uniti, oltre che il modo per stringere una collaborazione tra i membri dell’Unione che, altrimenti, per esempio nelle diverse fasi della crisi economica, ha lasciato a desiderare.

 

immagine charlie

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