Ricerche e Progetti

Isis, che fare?

Il terrorismo di matrice islamica èintimamente contraddittorio. Al suo interno, esso poggia su di una contraddizione.  Questa forma di terrorismo vince quando combatte in modo asimmetrico, e perde in campo aperto. Ovvero, puòmettere in ginocchio la nazione americana con un attentato, ma non riesce a difendere il territorio afghano se non scendendo nelle caverne. Se l'obiettivo èquello di occupare territorio, l'ottenimento di questo obiettivo non puònon portare che alla propria distruzione. Vincendo, perde.

È partendo da questo paradosso che a parere di chi scrive si può iniziare a capire la vera natura di questo discorso di morte, in quanto discorso di morte. Per loro il terrorismo non è una tattica, ma è divenuto un fine in sè. Un ciclo di violenza che vuol far precipitare il pianeta in una apocalisse senza fine. È per questo che i terroristi islamici vanno fermati, ma come? Attaccandoli in campo aperto si fa solo il loro gioco. Quindi non rimane che rovesciare contro di loro la guerra asimmetrica da loro stessi praticata.  

L'obiettivo del terrorismo

Quale obiettivo si pone il terrorismo islamico? Non occorre guardare lontano. L'obiettivo che questo discorso di morte si è sempre posto è sotto i nostri occhi in questo momento. Un qualcosa di simile al Califfato è da sempre l'obiettivo strategico dichiarato. Ovvero, la riconquista di un territorio su cui possa vigere l’interpretazione più letterale della legge islamica come dettata dai testi coranici. Ma è davvero questo l'obiettivo strategico di cui il terrorismo è la tattica? Mettiamo che lo sia. L'unico motivo per cui i terroristi islamici sono riusciti a mettere in scacco il loro principale nemico, la potenza americana, è la tattica terroristica adottata. Solo con la guerra asimmetrica possono gli islamisti impedire che la preponderanza militare americana li annienti. In altre parole, gli islamisti vincono quando si organizzano in network, ma perdono quando occupano territorio. Possono nascondersi nelle caverne in attesa che il loro nemico si dimentichi di loro, ma se occupano suolo, perdono. Se il loro obiettivo è occupare territorio, essi sono destinati alla sconfitta nel momento stesso della vittoria. Non appena conquistano territorio, e si dispongono in campo aperto, sono illuminati dall’infinita potenza di calcolo della macchina bellica americana e quindi si apprestano al loro annientamento.

Se ciò è vero, si prospettano due domande. La prima, ovvia, è perchè in questo momento è dato loro di operare impunemente in campo aperto. La seconda - assai meno ovvia - è che senso ha, per una organizzazione, perseguire un obiettivo il cui raggiungimento porta al proprio annientamento. Partiamo da questo secondo aspetto, meno pressante del primo, ma forse necessario per dare a esso una risposta convincente.

Il regno del terrore

E se il Califfato non fosse il vero obiettivo dei terroristi? Dovremmo infatti chiederci se il terrorismo sia davvero la tattica di cui la conquista territoriale è l'obiettivo strategico. Se lo fosse, sarebbe una tattica fine a se stessa, perché il proprio successo porterebbe all'inizio della fine. Non pare dunque plausibile. Quindi un sospetto: e se fosse invece questo ciclo autodistruttivo il vero fine strategico di questa organizzazione? La guerra asimmetrica come tattica per conquistare territorio, e quindi portare il nemico ad uno scontro in campo aperto, in modo da potersi immolare in un baccanale di morte- Baccanale insensato per chi non condivide l'orizzonte di certezze che dà senso alla vita di queste persone, ma perfettamente coerente per chi si nutre di loro. In altre parole, l'idea stessa del Califfato altro non sarebbe che una complicatissima e crudele fantasia di morte.

Hannah Arendt aveva previsto che il ventesimo secolo si sarebbe chiuso senza risolvere il problema del totalitarismo. Questo problema è infatti il risvolto negativo della modernità. Dove c’è pluralismo e tolleranza c’è anche, per converso, la loro negazione. E gli strumenti usati dal totalitarismo contro la democrazia liberale sono gli stessi, anche nel ventunesimo secolo. Non è la modernità più razionale del mondo di tenebre che credevamo esserci lasciati alle spalle. Tutt’altro. I forni crematori e i gulag hanno ampiamente dimostrato come la razionalità strumentale possa esser facilmente applicata a fini di morte. Ciò che distingue le due modernità, quella delle democrazie liberali e quella del totalitarismo, è un discrimine sottile e sempre mutevole.

Il terrorismo islamico è il volto assunto dal totalitarismo nell’epoca della globalizzazione. È per questo che il terrore non è più un mezzo ma un fine. È il fine ultimo di ogni totalitarismo quello di mantenere tutta la popolazione sospesa sull’esile filo che separa vita e morte, nessuno mai sicuro di potersi sentire al riparo in alcun modo a casa propria. Tutto è movimento, è il fine ultimo è il movimento in sé. Gli islamisti sanno di non poter reggere l'assalto del nemico, ma il terrore che seminano nell'apprestarsi a morire è per loro motivo sufficiente di gioia. Perché il dolore e la miseria sono l'unica esperienza significativa della loro vita e il poter visitare queste stesse condizioni sul nemico è motivo di gioia e felicità.

Che fare con l’Isis?

Ma allora che cosa attendono le potenze occidentali a distruggere il Califfato? Se quanto ho detto ha un senso, non deve essere sfuggito ai pianificatori militari occidentali che attaccare il Califfato, come si è attaccato l'Afghanistan o l'Iraq, è solo varcare la soglia che porta a nuove sventure. Le efferatezze commesse diffuse in video altro non sono che inviti all'aggressione armata. Questi terroristi uccidono per essere uccisi. Si aspettano un attacco da un giorno all'altro. Essi desiderano il martirio che solo il nemico può dare loro.

Se questo attacco ancora non è avvenuto è forse per la riluttanza delle potenze occidentali a dare loro ciò che essi più desiderano, la morte. Essa rimetterebbe in moto il ciclo. Ed è forse per questo che invece di dispiegare le bandiere in campo aperto invadendo il Califfato, gli occidentali hanno finora deciso di inviare nella notte le truppe speciali. Per ridurre la minaccia che questi terroristi pongono al mondo civile, ma senza per questo concedere loro la vittoria che desiderano sul terreno simbolico da loro scelto come campo di battaglia.

È orrendo sapere quello che questi umani fanno ad altri umani in ragione delle loro fantasie di morte, ma mandare un esercito a macellarli sarebbe conceder loro ciò chi più desiderano. L'innesco di un bagno di sangue senza fine e senza scopo, preludio di un altro bagno di sangue senza fine e senza scopo che ci avvicini alla fine dei tempi.

Commenti

Comments are now closed for this entry

Prossimi eventi

25 Gen
Auditorium Assolombarda - Milano
13 Dic
IED - Istituto Europeo di Design - Torino

Diventa nostro amico su Facebook

Ricerche e Progetti

logo RGR medio

  • Recuperare la rotta é il titolo del XVIII Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, presentato il 7 ottobre alla Biblioteca Nazionale.

Biblioteca F. Guerrini

biblioteca guerrini

 Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo.