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Armi, gas e terrorismo: le alleanze a geometria variabile tra Russia, Turchia e Israele

Il quadro geopolitico tra Russia, Turchia, Israele, Iran e Siria è un groviglio intricatissimo, dove tutti hanno interessi coincidenti e contrapposti. E tutti appaiono pronti a tradirsi a vicenda.

Il riallineamento tra Russia e Turchia dei primi di luglio segue di pochi giorni un'altra svolta storica di Erdogan, la pace con Israele dopo i sette anni di rottura seguiti all'assalto israeliano alla nave turca che portava aiuti a Gaza, che ha fatto 9 vittime tra i militanti a bordo. Cavusoglu ha annunciato anche un'imminente riconciliazione con il Cairo di al-Sisi, con il quale Erdogan aveva rotto dopo la defenestrazione dell'ex presidente Morsi, vicino ai Fratelli Musulmani. Intanto si è rianimato il negoziato tra Turchia e Unione Europea. Un puzzle intricato dove tutti hanno interessi sia coincidenti che contrapposti: Turchia e Russia, per esempio, potrebbero cogliere l'occasione di una Ue indebolita dal Brexit, mentre Egitto e Russia possono fare alleanza contro gli islamisti (inclusi quelli "moderati" di Erdogan), anche perché, come nota Raghida Dergham, storica commentatrice dell'Al-Hayat, "per Mosca il Cairo è un alleato strategico, mentre Ankara è un rivale strategico", con interessi anche nell'Asia Centrale ex sovietica. Senza dimenticarsi che Erdogan appoggia sia l'Azerbaigian che contende il Nagorno-Karabakh all'Armenia alleata russa, sia i tartari di Crimea, principali oppositori di Putin nella penisola annessa all'Ucraina.

Come quasi sempre quando c'è di mezzo la Russia, sul tavolo è presente anche il dossier del gas. Ankara dipende dal metano russo molto più dei Paesi europei, con circa il 60% delle forniture proveniente da Gazprom. L'embargo successivo all'incidente del caccia russo non ha intaccato la cooperazione energetica, che sarebbe costata troppo sia ai Turchi che ai Russi, ma la dipendenza dal gas di Mosca limita fortemente il margine di manovra di Erdogan. E questa è la chiave che, secondo molti esperti, deve essere utilizzata per la lettura del riavvicinamento tra Turchia e Israele, altrettanto improvviso di quello con la Russia, e avvenuto quasi nelle stesse ore. Erdogan infatti a chiesto a Benyamin Netanyahu di poter diventare il maggiore cliente del megagiacimento Leviathan, scoperto nel Mediterraneo Orientale al largo di Israele e Cipro. Una richiesta che però va contro gli interessi di Putin. Che a sua volta ha trovato in Netanyahu un interlocutore importante durante la crisi siriana. Erdogan, secondo alcune fonti, avrebbe chiesto a Israele anche forniture di armi ad alta tecnologia per combattere la guerriglia curda, un altro scenario che va contro gli interessi di Mosca.

Non è escluso che la pace con Mosca sia stata una condizione sine qua non per fare la pace con Israele (e attingere al suo gas, quando il giacimento diventerà operativo), così come la pace con Israele è stata una conseguenza delle pressioni del Cremlino. E Netanyahu a sua volta ha bisogno di Erdogan per bloccare il sostegno che la Turchia offre a Gaza governata da Hamas (una costola dei Fratelli Musulmani, ai quali si ispira anche l'Akp di Erdogan). Ma ha anche bisogno della Russia, che detiene un'altra carta importante per gli Israeliani: il commercio di armi, tra qui il complesso antiaereo S-400, con l'Iran, un dossier che Israele ritiene prioritario per la propria sicurezza. Mosca per ora ha rinviato la fornitura dell'impianto antimissilistico a Teheran e sembra incline a farne oggetto di un negoziato al miglior offerente. Il prezzo di Israele potrebbe essere, per esempio, il rifiuto di fornire gas alla Turchia, che verrebbe così vincolata a Mosca. Ma intanto Ankara ha già fatto un'offerta allettante a Netanyahu, togliendo il veto alla cooperazione di Israele con la Nato.

Un groviglio intricatissimo, dove tutti hanno interessi coincidenti e contrapposti, e tutti appaiono pronti a tradirsi a vicenda, e a barattare alleati minori - dai Curdi ad Assad - come pedine di scambio. La Turchia infatti si oppone all'Iran, che sta emergendo come la nuova potenza regionale sciita in contrasto con la "mezzaluna sunnita" di cui Erdogan si sente uno dei leader. L'Iran è considerato una minaccia esistenziale da Israele. Nello stesso tempo è un alleato, perlomeno tattico, di Mosca, che ha dato all'accordo sul nucleare che ha cancellato le sanzioni un contributo riconosciuto perfino da Barack Obama. Teheran però è scettica sui Curdi (unico dossier sul quale tutti paiono convenire). la nuova alleanza tra Russi e Turchi può segnare una svolta strategica di un'Ankara troppo in difficoltà, come soltanto un sodalizio tattico contro la minaccia comune del terrorismo, stretto da due paesi che negli ultimi mesi sono rimasti sempre più isolati sul piano internazionale a causa delle politiche troppo espansive dei loro leader.

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