Ricerche e Progetti

Immigrazione e imprenditorialità: il ruolo del sistema giudiziario nell’integrazione degli immigrati

L’edizione di quest’anno del Premio Giorgio Rota è stata dedicata al complesso tema dell’immigrazione. Greta Falavigna, Roberto Ippoliti e Alessandro Manello mostrano come l’integrazione degli immigrati passi anche attraverso l'efficienza giudiziaria.

Uno degli argomenti maggiormente presenti nel dibattito politico nazionale ed europeo riguarda il tema dell’immigrazione, oggi al centro dell’attenzione a causa dei continui e consistenti sbarchi che avvengono lungo le coste italiane e dei flussi migratori che attraversano i Balcani. Tra gli argomenti affrontati dal policy maker italiani, e rilevanti per tutti gli attori sociali (stakeholders), vi è l’integrazione dei “nuovi cittadini europei” nella società e nel mercato, poiché con frequenza sempre maggiore si contano soggetti extra-comunitari che partecipano attivamente alla vita sociale ed economica del nostro Paese. Chi di noi oggi passeggiando per le vie di una città o di un paese non ha rilevato la presenza di attività economiche condotte da cittadini di nazionalità non italiana? Si pensi ai mercati cittadini e rionali nei quali si possono contare numerosi “banchi” oppure attività commerciali specializzate nella cucina etnica nelle quali lavorano cinesi, turchi, marocchini, indiani o comunque imprenditori extra-comunitari [1]. Ancora, si considerino i servizi alla persona: attività di assistenza agli anziani, ai disabili o agli ammalati, che sono prevalentemente svolte da donne provenienti da paesi dell’est Europa, quali ad esempio l’Ucraina o la Moldavia.

Le mappe successive (figura 1 e 2) presentano il fenomeno dell’imprenditorialità extra-comunitaria in Italia, prendendo in considerazione le imprese attive nel periodo dal 2009 al 2011. In dettaglio, la figura 1 mostra il Paese di provenienza degli imprenditori (i.e. self-employment), indicando con le gradazioni più scure una percentuale maggiore di imprese presenti sul nostro territorio rispetto al totale degli imprenditori immigrati attivi nel nostro paese. La figura 2 mostra invece l’età media degli imprenditori esaminati, sempre considerando il paese di provenienza. In questo caso, i colori più marcati si riferiscono a fasce d’età più elevate.

Fig.1 - Provenienza degli imprenditori (self-employment)

Figura 1

 Fig.2 - Età media degli imprenditori 

Figura 2

Ci si potrebbe soffermare ulteriormente a trovare numerosi esempi sulle attività economiche e/o sulle caratteristiche di questi imprenditori, ma ciò che appare qui rilevante è comprendere quanto queste attività siano svolte legalmente e quanto invece si sottraggano alle norme vigenti in Italia a favore dell’economia sommersa. Il dubbio (fondato) è che molta dell’imprenditorialità straniera sfugga alle rilevazioni ufficiali.

La questione è cruciale perchè l’eventuale attività imprenditoriale sul mercato informale lede le finanze dello Stato e si pone in competizione “sleale” con quelle già presenti che operano legalmente. Inoltre, è chiaro quanto sia importante che l’integrazione dei soggetti immigrati nel nostro sistema avvenga nel pieno rispetto delle regole vigenti. In definitiva, è possibile parlare di integrazione vera e propria solo se l’inserimento degli immigrati nella vita sociale ed economica avviene nel pieno rispetto delle leggi che regolano lo Stato che li sta accogliendo [2].

Quale dunque può essere il ruolo del sistema giudiziario nell’integrazione di questi “nuovi” cittadini? È ammissibile che un sistema efficiente possa condizionarne positivamente il processo di integrazione? L’efficienza giudiziaria può influire sulla propensione all’auto-imprenditorialità dei cittadini stranieri? Ad oggi, sia l’UE sia l’OCSE hanno più volte sottolineato la necessità d’intervenire per migliorare le performance del sistema giudiziario Italiano [3] [4]. L’incapacità di garantire il rispetto delle leggi e i diritti degli imprenditori scoraggia non solo gli investitori stranieri, ma anche l’inserimento di nuovi cittadini che vogliano avviare un’attività economica, seppur di modeste entità, partecipando dunque attivamente alla vita economica e sociale del paese. Intervenire sulle inefficienze del sistema giudiziario italiano diventa quindi cruciale non solo al fine di garantire l’equità sociale per i cittadini in generale, ma anche con l’obiettivo di incentivare l’integrazione dei nuovi cittadini immigrati nella società e nel mercato.

Ma quali sono le motivazioni che spingono un immigrato ad avviare un propria attività?

Numerosi studi [5] [6] [7] dimostrano che è possibile individuare alcuni fattori che possono incentivare gli immigrati ad entrare nel mercato perché animati da un reale spirito imprenditoriale (pull factors) oppure perché risulta l’unica alternativa possibile alla disoccupazione (push factors). Se tra i primi possiamo enumerare la presenza nel territorio di una rilevante percentuale di persone provenienti dallo stesso gruppo etnico (enclave effect) e/o le condizioni di reddito dei residenti di una determinata area geografica; tra le motivazioni che possono influire sulla decisione di “rifugiarsi sul mercato” ritroviamo il forte tasso di disoccupazione, le discriminazioni razziali, di genere o religiose che precludono l’accesso al mercato del lavoro dipendente ai nuovi cittadini immigrati. Altri studi [8] [9[ [10] evidenziano invece il ruolo dei fattori ambientali esterni, come la presenza di infrastrutture e di servizi, che possono condizionare positivamente l’opportunità di diventare imprenditori. È proprio tra questi che si colloca l’efficienza giudiziaria, creando le premesse economiche e finanziarie per l’inserimento dell’attività imprenditoriale nel mercato formale, vale a dire, nel pieno rispetto delle regole.

Utilizzando i dati depositati presso le Camere di Commercio relativi alle ditte individuali create da cittadini immigrati in Italia tra il 2009 e il 2011 e incrociandoli con le informazioni disponibili presso il Ministero della Giustizia e il Ministero dell’Economia e Finanza, i risultati preliminari di uno studio effettuato dall’Istituto di Ricerca sulla Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRCrES) in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Economico-Sociali e Matematico-Statistiche (ESOMAS) dell’Università di Torino hanno confermato la relazione positiva tra l’efficienza giudiziaria e l’integrazione di questi imprenditori sul mercato formale. In particolare, gli autori hanno rilevato una relazione positiva tra l’efficienza “tecnica” giudiziaria, intesa come l’abilità dei Distretti di Corte di Appello nel massimizzare il numero dei casi definiti date le risorse disponibili (in primis, il numero dei giudici), e il tasso di natalità di nuove imprese straniere rispetto a quelle già esistenti sul mercato. Il risultato ottenuto indica che più il sistema giudiziario è virtuoso, maggiore è il numero di soggetti che decide di intraprendere un’attività nel rispetto della legge.

Quanto ottenuto non è certamente esaustivo e non intende nemmeno proporre la giustizia come unico fattore determinante delle scelte imprenditoriali, poiché, come si è detto in precedenza, numerose sono le variabili che influenzano queste decisioni. Nello stesso tempo, in base ai risultati ottenuti dalle ricerche del CNR e ESOMAS, è possibile e ragionevole aspettarsi che il servizio reso dal “sistema giustizia” sia in grado di dare un consistente contributo all’integrazione dei cittadini immigrati sia nella società sia nel mercato formale, garantendo altresì la corretta competitività tra le imprese.

Questi risultati rappresentano quindi un ulteriore stimolo per i policy makers nel lungo cammino della riforma del sistema della legalità, intrapreso negli ultimi anni con la nuova geografia della giustizia e la digitalizzazione del processo giudiziario. Un cammino lungo e difficile ma che siamo obbligati ad intraprendere per rendere di nuovo competitivo il sistema Italia, anche con l’aiuto di questi nuovi cittadini.

*Greta Falavigna è ricercatrice presso l’Istituto di Ricerca per la Crescita Economica Sostenibile del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRCrES). Roberto Ippoliti è professore a contratto per il Dipartimento di Scienze Economico-Sociali e Matematico-Statistiche (ESOMAS) dell’Università di Torino. Alessandro Manello è Assegnista di ricerca e professore a contratto per il Dipartimento di Scienze Economico-Sociali e Matematico-Statistiche (ESOMAS) dell’Università di Torino. Il loro contributo per Agenda Liberale riprende alcune delle evidenze dell’articolo Judicial efficiency and ethnic entrepreneurship (Falavigna, Manello) inviato per la partecipazione al premio G. Rota.

Riferimenti

(1) CNEL report, (2011). Il profilo nazionale degli imprenditori immigrati in Italia. Consiglio Nazionale Economia e Lavoro (CNEL), Rome

(2) Quassoli, F. (1999). Migrants in the Italian underground economy. International Journal of Urban and regional research, 23(2): 212-231.

(3) OECD (2013). What makes civil justice effective? Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD), OECD Economics Department Policy Notes, no. 18.

(4) CEPEJ (2012). Evaluation of European Judicial Systems. CEPEJ Report, European Commission for the Efficiency of Justice (CEPEJ)

(5) Patrick, C; Stephens, H.; Weinstein, A. (2016). Where are all the self-employed women? Push and pull factors influencing female labor market decisions. Small Bus Econ (2016) 46:365–390.

(6) Minola, T.; Criaco, G.; Obschonka M. (2016). Age, culture, and self-employment motivation. Small Bus Econ (2016) 46:187–213.

(7) Shinnar R.S. and Young C.A. (2008). Hispanic Immigrant Entrepreneurs in the Las Vegas Metropolitan Area: Motivations for Entry into and Outcomes of Self-Employment. Journal of Small Business Management, 46(2): 242–262.

(8) Jones, T.; Ram, M.; Edwards, P.; Kiselinchev, A.; Muchenje L. (2014). Mixed embeddedness and new migrant enterprise in the UK. Entrepreneurship & Regional Development, 26:5-6, 500-520.

(9) Kloosterman, R. (2010). Matching Opportunities with Resources: A Framework for Analysing (Migrant) Entrepreneurship from a Mixed Embeddedness Perspective. Entrepreneurship and Regional Development, 22 (1): 25–45.

(10) Kloosterman, R. Rusinovic, K.; Yeboah, D. (2016). Superdiverse migrants—similar trajectories? Ghanaian entrepreneurship in the Netherlands seen from a Mixed Embeddedness perspective, Journal of Ethnic and Migration Studies, 42:6, 913-932.

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