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Bianchi, maschi e non laureati

“Ecco come sanare l’America. Il presidente Obama firma un executive order che obbligherà lo sconfitto delle presidenziali a lasciare la nazione”. Ovviamente è satira - quella di Andy Borowitz per il New Yorker. Ma la polarizzazione estrema delle presidenziali 2016 è già entrata nella storia.

Quale sarà il volto dell'America che restituiranno le urne chiuse? Il 9 novembre, Donald Trump potrebbe essere il primo candidato repubblicano dal 1936 a perdere la Orange County. Viceversa, potrebbe essere il primo repubblicano a conquistare almeno un voto elettorale nello stato del Maine dal 1988, e solo il secondo nella storia a conquistare l'Iowa. Hillary Clinton appare, a tre settimane dal voto, la favorita di queste memorabili presidenziali 2016, mentre i repubblicani dovrebbero agevolmente conservare il controllo della Camera dei rappresentanti e il Senato appare conteso, con i democratici in lieve vantaggio. In altre parole, il ritratto politico dell'America 2016 potrebbe sembrare sorprendentemente simile a quello di quattro anni fa. In realtà molte cose stanno cambiando in entrambi gli schieramenti, e soprattutto è interessante cercare di capire come l'impatto delle due candidature Trump e Clinton potrebbe far cambiare di segno luoghi altrimenti considerati del tutto sicuri per i rispettivi partiti.

Sì è esercitato in quest'arte predittiva Nate Silver nel suo sito FiveThirtyEight.com. Il punto da cui partire per il ragionamento è che nell'era Trump ci si aspetta un aumento dei consensi per il GOP da parte degli americani bianchi, maschi e con un'istruzione pari o inferiore al diploma superiore. Di converso, la difficile partita per il tycoon newyorkese è cercare di compensare con questi voti il forte svantaggio che dovrebbe avere presso i laureati, le minoranze e soprattutto le donne, che dovrebbero andare in modo più compatto che mai verso i democratici. Sulla base di queste elementari linee di faglia si può provare a ipotizzare dove i due partiti abbiano i maggiori margini di conquista di nuovi elettori rispetto a quattro anni fa. FiveThirtyEight si è chiesto cosa potrebbe accadere se almeno uno su cinque degli elettori bianchi privi di istruzione universitaria che hanno votato Obama nel 2012 passasse a Trump, e se almeno uno su cinque tra gli elettori ispanici, neri, asiatici che hanno votato Romney quattro anni fa, oppure tra i bianchi laureati, fa si spostasse nel campo della Clinton.

Se tale scenario si avverasse, Clinton sarebbe in grado di strappare ai repubblicani la North Carolina, con i suoi 15 voti elettorali; ma perderebbe Ohio, Iowa, e uno dei quattro voti elettorali del Maine. Vincerebbe lo stesso, con un margine ampio sebbene lievemente inferiore a quello di Obama del 2012. Ma è all'interno degli Stati che potremmo forse vedere concretizzarsi i più interessanti cambiamenti. In particolare, il voto democratico si confermerebbe nel trend almeno trentennale che lo vede crescere nelle zone urbane e suburbane rispetto a un GOP sempre più forte nelle aree rurali, con popolazione più matura anagraficamente, meno abbiente e uniformemente bianca. Questo modello implica che molte contee suburbane tradizionalmente repubblicane ma che però hanno un elettorato sempre più istruito ed etnicamente diverso potrebbero per la prima volta votare democratico. Ciò accadrebbe, ad esempio, con la iconica Orange County - sì, quell’isola affluente e generalmente conservatrice della Southern California dove Nixon e Reagan facevano, negli anni Settanta e Ottanta, il pieno di voti. Ma anche a Chester County, nei dintorni di Philadelphia, oppure a Fort Bend County, a ridosso dell'area urbana di Houston, in Texas. Viceversa, appare assai probabile che Trump possa avanzare in diverse contee dove l'elettorato è composto maggioritariamente da bianchi non laureati, quasi tutte concentrate negli Stati settentrionali del Michigan, del Wisconsin, del Minnesota, dell'Iowa, e in alcune aree rurali dello stato di New York e del Maine.

È tutto questo un gioco basato su pure supposizioni, o ha un senso? Bisogna ricordare che la vittoria di Obama nel 2012 venne abilmente costruita proprio sull'individuazione, da parte del suo staff guidato da David Axelrod, delle contee strategiche in alcuni Stati chiave. E anche in questo 2016 ci sono alcuni bottini che contano più di altri. Ad esempio, dice il sito di Nate Silver, nelle popolose contee di Miami, in Florida (dove l'immigrazione cubana e latinoamericana dovrebbe portare nel recinto di Hillary svariate decine di migliaia di voti in uno Stato cruciale), e di Wake County, la contea della città di Raleigh, nel cuore del triangolo universitario della North Carolina. Che da sola potrebbe contribuire a ridurre se non ad azzerare il vantaggio elettorale dei repubblicani del 2012 in quello Stato.

Schemi, ipotesi, modelli statistici. La campagna va avanti. Clinton si prepara al terzo dibattito scandendo: “sono l’ultima cosa tra voi e l’apocalisse”. Un Trump sempre più solo consolida la propria tribù a scapito della conquista di nuove fasce di elettori. Comunque vada, il voto del 2016 si prepara ad essere il più divisivo degli ultimi decenni di storia americana. E basta farsi un giro per la pagina Facebook di Bernie Sanders in queste ore per capire quanta sia la frustrazione in un certo elettorato, che vede il suo appoggio convinto a Hillary nel nome del tutto-tranne-Donald come un sostanziale tradimento. Il che rende verosimile persino quello che fino a poco tempo fa sembrava uno slogan o al massimo una suggestione: pur di non votare Hillary alcuni sostenitori di Bernie potrebbero finire nel calderone di Donald Trump.

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