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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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Sindacati e Tea Party

Tutto d’un tratto Scott Walker è diventato l’uomo più famoso d’America. Al potere da soli due mesi, il governatore del Wisconsin, repubblicano, ha proposto inizialmente (1) una politica di tagli che ha fatto infuriare i sindacati e anche un po’ il presidente Barack Obama, trascinando il giovane governatore in una spirale di accuse finita con uno scherzo telefonico, da parte di un blogger liberal (2), destinato a lasciare tracce.


Lo stato ha 137 milioni di dollari di deficit nell’anno fiscale che termina a fine giugno e un buco di bilancio, in proiezione, ancora più grande – 3,6 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Il giovane governatore ha ritenuto – non che avesse molte alternative – di affrontare la questione con decisione, andando a toccare la categoria meno propensa a concedere qualcosa, quella dei sindacati che in questo stato sono più di un’istituzione, tanto che il Wisconsin è considerato la culla delle Unions americane.

Walker ha annunciato che avrebbe imposto agli impiegati statali un aumento dei contributi per l’assistenza sanitaria e la pensione – di fatto si tratta di un taglio ai loro stipendi di quasi il 18 per cento – riducendo contestualmente il potere dei sindacati con un limite al ricorso alla contrattazione di categoria. Da quel momento, nove giorni fa, i palazzi del governo a Madison sono sotto assedio.

I democratici dello stato, per bloccare l’approvazione della legge, hanno addirittura lasciato il Wisconsin, rifugiandosi a Chicago. Dopo aver minacciato di non tornare per molto tempo (3), bloccando l’iniziativa legislativa, hanno dovuto iniziare a negoziare: non hanno i numeri in Parlamento (e pare che la polizia si sia recata nelle loro case per convincerli ad andare a fare il loro lavoro). Il voto è previsto in queste ore (4).

Scott Walker, vicino ai Tea Party, è diventato così per i liberal peggio dell’uomo nero. Non soltanto i sessantamila in piazza a Madison temono per il loro futuro, non soltanto il presidente Obama ha usato parole durissime nei confronti della proposta di Walker (5): i liberal in tutti gli Stati Uniti pensano a un piccolo effetto contagio (6) – termine molto in voga in giorni di rivoluzione araba – che pare già iniziato in Ohio.

A spandere il verbo libertario sarebbero i nuovi governatori repubblicani eletti alle elezioni di mid-term dello scorso novembre, sobillati, si fa per dire, dai Tea Party. Poiché la situazione nel Wisconsin non è già sufficientemente surreale – deputati che scappano, poliziotti che vanno a riprenderli, urla fuori dal Parlamento «Kill the Bill» –, ci si è messo anche uno scherzo telefonico, fatto da Ian Murphy del Buffalo Beast (7) che ha finto di essere David Koch, uno dei fratelli padroni delle Koch Industries, grandi finanziatori dei Tea Party. In venti minuti di telefonata, Walker è riuscito a dire molte cose che ora gli vengono rinfacciate. In particolare il conflitto d’interessi (8): la legge proposta dal governatore prevede una serie di privatizzazioni che potrebbero essere gestite proprio dai Koch, che pure hanno subito smentito. In più, nella telefonata, sembra che il governatore volesse tendere un tranello ai democratici, invitandoli a tornare con finte aperture, per poi imporre la maggioranza repubblicana. Walker è così finito sulla difensiva, anche se sta facendo una piccola rivoluzione in quest’America alle prese con i suoi deficit.

(1) http://www.reuters.com/article/2011/02/11/us-wisconsin-budget-unions-idUSTRE71A7FP20110211

(2) http://www.youtube.com/watch?v=WBnSv3a6Nh4

(3) http://news.yahoo.com/s/ap/20110218/ap_on_re_us/us_wisconsin_budget_unions_59

(4) http://www.huffingtonpost.com/2011/02/24/wisconsin-assembly-deal-vote_n_827530.html.

(5) http://www.foxnews.com/politics/2011/02/17/obama-sides-state-government-unions-cuts/

(6) http://www.nytimes.com/2011/02/19/us/politics/19states.html

(7) http://www.buffalobeast.com/?p=5045

(8) http://www.politico.com/news/stories/0211/50066.html#ixzz1EsomS8Ys

Si veda anche:

http://www.centroeinaudi.it/notizie/l-atlantico-si-allarga-/-ii.html






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