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Un disperato bisogno di crescere

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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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Austerità e crescita

Il Fondo Monetario Internazionale ha ancora una volta (1) sostenuto il piano di austerità del governo britannico. C’era molta apprensione a Londra nei giorni precedenti il verdetto, perché già l’austerità non è popolare, se in più lo sforzo non è riconosciuto a livello internazionale, restare in piedi è difficile.

Il Fondo invece ha detto che il piano funziona, pure se ha sottolineato che di crescita se ne vedrà ben poca, nel breve periodo, e per di più l’aumento dell’Iva ha generato un fenomeno inflattivo. Il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, è stato molto abile nell’appropriarsi dell’endorsement del Fondo, tanto che le sue doti politiche – di quello si trattava, di politica – sono state messe a fuoco dall’ultima column dell’Economist (2) dedicata al Regno Unito, con un avvertimento: attenzione, i cancellieri troppo politici se sbagliano pagano doppio. Ma al momento Osborne non appare preoccupato. O, meglio, non lo dà a vedere. Perché qualche elemento di preoccupazione esiste.

Non si tratta del coro di 52 economisti che ha detto al governo di cambiare direzione (3), ché così non si riesce a rilanciare l’economia, e di preparare subito un piano B. Jonathan Portes, direttore del National Institute of Economic and Social Research, che fino al febbraio scorso era il capo economista dell’ufficio del premier, ha detto rivolto a David Cameron: «La tua credibilità non cresce se continui a stare attaccato a una strategia che non funziona». John Muellbauer, professore a Oxford che l’anno scorso aveva dato il suo appoggio ai piani di tagli del governo, ora dice: «Le cose stanno andando malissimo». Qual è l’alternativa? Il gruppo di economisti vorrebbe un green new deal, «una politica industriale targhetizzata», più tasse, più potere ai lavoratori, cioè più o meno un ritorno alle politiche degli anni Settanta.

Anche in questo contesto, il problema è sempre lo stesso: la crescita. Come ha spiegato il Wall Street Journal (4), gli economisti fanno i novelli keynesiani, ma lo sbaglio di Cameron non è nei tagli, bensì nella mancanza di politiche di crescita definite. È vero che un rilancio c’è già stato, il Regno Unito non sta facendo la fine di Grecia o Portogallo, ma l’austerità e basta non servirà a crescere. E, così facendo, l’economia britannica non sarà solida per ancora un bel pezzo.

(1) http://www.imf.org/external/np/ms/2011/060611.htm

(2) http://www.economist.com/node/18806282?story_id=18806282&CFID=171955208&CFTOKEN=63617277

(solo a pagamento)

(3) http://www.guardian.co.uk/politics/2011/jun/04/george-osborne-plan-not-working

(4) http://online.wsj.com/article/SB10001424052702304432304576371123194578748.html?KEYWORDS=osborne




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