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Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Presentata il 2 luglio l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2014 a 1.061 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. 


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XV Rapporto "Giorgio Rota" su Torino

"Semi di fiducia" è il titolo del  Quindicesimo Rapporto "Giorgio Rota" su Torino.


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7 giugno 2014 - Presentazione XV Rapporto "Giorgio Rota " su Torino

"Semi di Fiducia"

 

 

 

 

Occupy Wall Street / Obama

Il Partito democratico americano, che pure è in minoranza alla Camera, raccoglie molti più soldi rispetto ai repubblicani (1). Nonostante le divisioni, le diverse anime e il periodo – ormai lungo – di “uncoolness” del presidente Barack Obama, i democratici continuano a essere delle macchine da guerra del fundraising: in settembre avrebbero raccolto circa 6,6 milioni di dollari, contro i 3,8 dei repubblicani.

Secondo gli esperti – come ha raccontato Politico (2) – ci sono varie spiegazioni: la prima è che i finanziatori non amano i tagliatori di spese (vedi repubblicani), soprattutto a K Street dove abitano i lobbisti più potenti del paese, piacciono gli spendaccioni. Qualche giorno fa si è saputo che anche Obama, pur essendo in uno dei momenti politici più deboli della sua storia presidenziale, raccoglie tanti soldi. Non è una novità, certo, già nel 2008 le sue fortune furono determinate dalla capacità di far donare anche dieci dollari anche a chi non ce li aveva. Ma quello era il 2008.

Ora, all’alba dell’anno elettoral-presidenziale 2012, i destini sono più incerti, anche se così non la pensano i grandi gruppi della finanza: Wall Street. Molti hanno riportato con sconcerto che Wall Street sta con Obama: il presidente ha ottenuto più fondi di tutti i candidati repubblicani messi assieme (3).

Ma come, il presidente non era il grande accusatore delle banche, non era il grande liberatore di Main Street, non è quello che oggi i ragazzi di Occupy Wall Street voterebbero per la maggior parte (l’altra parte non vota)? Sì, è lui. Eppure. Obama ha iniziato condannando i “fat cat” della finanza, ha imposto delle restrizioni – quando andò a New York, a due passi da Wall Street, a parlare di regolamentazione, le pagine pubblicitarie dei quotidiani newyorchesi furono invase di appelli a Obama: non essere troppo duro con noi – ma ha allo stesso tempo salvato tutto il sistema bancario grazie alle pressioni del fedele segretario al Tesoro Tim Geithner.

Miliardi di dollari finiti nelle casse delle banche, devastate da gestioni irresponsabili e tenute in piedi dalla politica (si spera che stiano in piedi, a Bank of America non ne sono così sicuri). Il tratto tipico della politica obamiana è dire una cosa e farne un’altra, come dimostra l’assuzione come chief of staff di uno pro business come William Daley. Più che in guerra con le banche, dicono molti, Obama è in guerra con se stesso sulle banche. Ma al momento il risultato è formidabile (è lo stesso meccanismo adottato con la guerra di Libia: Obama ha fatto finta di non farla, la guerra, e poi l'ha vinta): Wall Street e Occupy Wall Street stanno con lui.

  1. http://www.washingtonpost.com/politics/campaigns/house-dems-double-fundraising-over-gop-despite-being-in-minority/2011/10/20/gIQAPTn11L_story.html

  2. http://www.politico.com/news/stories/1011/66627.html

  3. http://www.washingtonpost.com/politics/obama-has-more-cash-from-financial-sector-than-gop-hopefuls-combined-data-show/2011/10/18/gIQAX4rAyL_story.html?hpid=z1?wpisrc=al_politics

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