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Un disperato bisogno di crescere

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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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L'attuabilità del programma di Hollande

In Europa sembrava definitivamente prevalsa la scelta della “contrazione espansiva”. I deficit pubblici sono ridotti fino ad annullarli (= bilancio in pareggio). Da una parte cade la domanda per effetto della contrazione fiscale, dall'altra – e questa è l'aspettativa – la domanda potrebbe crescere, perché torna la fiducia nella tenuta di lungo periodo del sistema.

L’effetto della summenzionata scelta non è innocente, come potrebbe sembrare. La decisione di annullare la generazione di debito mette un cappio alle opzioni politiche. In futuro – per una spinta demografica che non può essere arrestata – le spese per le pensioni e la sanità cresceranno. In assenza di deficit pubblico, o le succitate spese sono messe sotto controllo o si alzano le imposte. Poiché si ha un limite all'innalzamento delle imposte, che sono già alte, ecco che le spese saranno frenate.

La linea della “contrazione espansiva” è ora messa in discussione dal programma del candidato socialista alla presidenza della Francia François Hollande, che vorrebbe una politica fatta di maggiori spese e maggiori entrate, con un deficit pari al 3% del Pil e non a zero. Secondo quanto si legge sul suo sito, questa politica dovrebbe aumentare il tasso di crescita dell’economia. Il Pil più vivace riduce, infatti, l’onere relativo delle spese e delle entrate. Alla fine, si avrebbe uno stato più equo e più pesante in termini assoluti, ma meno pesante in termini relativi.

Il programma di Hollande è opposto a quello prevalso finora in Europa. Naturalmente i francesi sono liberi di vivere in uno stato pesante (spese alte e imposte alte), andando in pensione molto prima degli altri. Il punto della questione è che tutto questo può essere ottenuto se i francesi tagliano i legami (economici e finanziari) con il resto del mondo. Non potendo essere giudicati dagli altri che non hanno crediti nei loro confronti, i francesi possono perciò vivere lietamente in condizione di maggiore equità.

Dunque, perché il programma di Hollande possa funzionare, si devono produrre tre condizioni:

  • Il PIL cresce tonico fin da subito e assorbe la generazione di nuovo debito pubblico

  • La bilancia dei pagamenti correnti va in pareggio, per cui non accumulano debiti con l’estero che li potrebbe mal giudicare

  • I titoli del Tesoro francesi già detenuti dall’estero, che sono pari a ben il 57% del debito emesso (nel caso dell’Italia è il 37%), non sono venduti, ma pazientemente rinnovati alla scadenza con rendimenti molto modesti.

Se queste tre condizioni non sono soddisfatte, sarà difficile che Hollande possa portare avanti il suo programma. Ognuno dia le probabilità ai tre eventi. Forse, viene il sospetto, anche Hollande pensa che la probabilità composta dei tre eventi sia bassina, altrimenti, come si legge sul suo sito, non chiederebbe che i paesi dell’euro emettano un’obbligazione in comune.

L'articolo è uscito anche su L'Inkiesta:

http://www.linkiesta.it/hollande-eurobond

L'articolo è uscito anche su Italia Oggi:

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1760820&codiciTestate=1&sez=giornali&testo=&titolo=Memento%20per%20il%20Pd:%20i%20sogni%20di%20Hollande%20sono%20impossibili

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