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Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Presentata il 2 luglio l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2014 a 1.061 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. 


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"Semi di fiducia" è il titolo del  Quindicesimo Rapporto "Giorgio Rota" su Torino.


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Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

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La ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la CCIAA di Torino.

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Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo. L'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, a cura di Giuseppe Russo e svolta in...

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7 giugno 2014 - Presentazione XV Rapporto "Giorgio Rota " su Torino

"Semi di Fiducia"

 

 

 

 

Tre condizioni per la ripresa

Fino a febbraio del 2007, ossia prima che la forte flessione di marzo mandasse un segnale che le cose potevano anche andare male, segnale non recepito, tanto che i mercati sono saliti fino a ottobre, la media delle escursioni giornaliere, calcolata sugli ultimi cinquanta giorni della borsa degli Stati Uniti, erano del 0,3%.
Ossia, un guardava l’indice e in media vedeva un numero come questo. Da un mese in qua le escursioni sono del 3,8%, ossia dieci volte maggiori. Uno guarda l’indice ed una variazione positiva o negativa del 4% la “deve” trovare normale. Una variazione del 4% è pari al rendimento annuo delle obbligazioni, ossia un solo giorno di azioni equivale al rendimento annuale del titolo di stato a lungo termine (treasury bond). Il rendimento del titolo di stato trimestrale (treasury bill, volgarmente il BOT USA) è, invece, quasi pari zero. Ossia, uno, pur di vedere i propri denari al sicuro, accetta di non guadagnare. Tanto varrebbe mettere i soldi sotto il materasso, ma in questo caso ci sarebbe lo svantaggio dei ladri in agguato. Da una parte abbiamo un continuo mutare delle opinioni (la borsa), dall’altra (il BOT USA) il desiderio di non perdere nulla.

La crisi finisce quando i prezzi cominciano a variare poco e quando i soldi escono da sotto il materasso. Con maggiore precisione possiamo dire che, quando abbiamo qualche giorno di volumi enormi scambiati con prezzi delle azioni in salita forte prima e stabile poi, e con i rendimenti dei BOT che diventano molto simili al tasso di sconto della banca centrale, abbiamo un segnale forte che la crisi potrebbe finire. Questo è il comportamento normale di una crisi. Per tenere conto delle caratteristiche della crisi in corso, che forse si risolve con un’enorme emissione di titoli di stato, si deve avere una terza condizione, quella che registra i rendimenti delle obbligazioni lunghe in leggera salita, il segno che gli investitori pensano che il debito pubblico non è pericoloso.
 
Detto delle tre condizioni (Prezzi delle azioni e Quantità scambiate, Rendimenti dei BOT in ascesa, Rendimenti lunghi ragionevolmente stabili), si tratta di osservarle nel corso del tempo. Ad oggi, alle 20.00 ora italiana, nessuna si muove nella direzione della fine della crisi. Da notare che devono muoversi tutte e tre nella direzione giusta. Se si muove una sola, il segnale è falso.

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