Bando progetto europeo REScEU

È disponibile online il bando per 3 assegni di ricerca della durata di 24 mesi per la collaborazione ad attività di ricerca nell'area scientifico-disciplinare delle scienze politiche e sociali nell'ambito del progetto REScEU (Reconciling Economic and Social Europe: Values, Ideas and Politics), coordinato da Maurizio Ferrera e premiato dall'European Research Council. Scadenza 3 settembre 2014.
Bando
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Primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli

Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Desert as a Criterion of Justice. Against Unfair Equality

Michele Giavazzi è l'autore dell'ultimo paper LPF, appena uscito.    


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Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo

Presentata il 2 luglio l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2014 a 1.061 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. 


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XV Rapporto "Giorgio Rota" su Torino

"Semi di fiducia" è il titolo del  Quindicesimo Rapporto "Giorgio Rota" su Torino.


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Sostenete il nostro programma di borse di studio

Da cinquant’anni il Centro forma giovani studiosi che proseguono le loro carriere avendo imparato che, come insegnava Luigi Einaudi, occorre "conoscere per deliberare". L'Italia ha bisogno di giovani capaci di esercitare il pensiero critico e di guardare ai problemi con un approccio multidisciplinare. Il 5 per mille al Centro Einaudi è un'opportunità in più per loro.


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Le nostre testate

Agenda liberale

Internet of Things. Utopia o catastrofe?

15/07/2014

Internet of Things. Utopia o catastrofe?

di Anthony Louis Marasco

Lettera economica

Alibaba

23/07/2014

Alibaba

di Anna Carla Dosio

Imprese difensive e cicliche

20/07/2014

Imprese difensive e cicliche

di Stefano Puppini

Asset Allocation - luglio 2014

18/07/2014

Asset Allocation - luglio 2014

di Giorgio Arfaras

The Italian Job

Still in the Long Tunnel

17/05/2013

Still in the Long Tunnel

di Giorgio Arfaras

Gloomy Skies

27/03/2013

Gloomy Skies

di Giuseppina De Santis

Pubblicazioni

Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014

a cura di Giuseppe Russo

Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014

Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo. L'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, a cura di Giuseppe Russo e svolta in...

Quaderni del Premio «Giorgio Rota»

a cura di AA.VV.

Quaderni del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi è particolarmente lieto di pubblicare questo primo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati...

Biblioteca Fulvio Guerrini

Biblioteca Fulvio Guerrini

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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I nostri video

VIDEO  XV

 

7 giugno 2014 - Presentazione XV Rapporto "Giorgio Rota " su Torino

"Semi di Fiducia"

 

 

 

 

Commento settimanale IV

Il commento settimanale racconta la vicenda di Citigroup, la banca che è stata al centro delle ultime vicende. Al solito, si trovano  i link per gli approfondimenti.


“Non rassegnatevi, dateci una chance per eseguire le nostre attività”, ha detto il capo di Citi, Vikram Pandit, ai funzionari di governo che, allarmati, sono corsi di nuovo al capezzale di quella che era una delle più grandi e prestigiose banche d’America. Solerte, il governo ha risposto all’ennesima richiesta d’aiuto, convertendo in azioni ordinarie i 25 miliardi di dollari d’azioni privilegiate in suo possesso, arrivando così a controllare circa il 40 per cento del capitale (1). Pandit è subito andato a rassicurare gli azionisti, ma con quest’ultima mossa la banca mostra di non avere, se vuole restare indipendente, quasi più carte da giocare (2).

E’ l’ultimo capitolo di una serie d'intrecci tra Citi e Washington, intrecci così ingarbugliati che c’è chi afferma che dove c’è Citi c’è sempre qualche problema. Negli ultimi sei mesi, il rapporto è stato strettissimo: senza la mano tesa di Washington – prima della Washington bushiana e poi di quella obamiana – Citi oggi non esisterebbe più. Si è anche divisa in due, rinunciando così al sogno degli anni Novanta dei supermarket finanziari, sogno cullato dalle stesse menti che oggi si arrabbattono per uscire da questa crisi (Lawrence Summers e Robert Rubin, soprattutto). Era il sogno che, secondo loro, avrebbe traghettato il paese fuori dall’ansia degli anni Trenta – fuoriuscita avvenuta abolendo la distinzione per legge tra banche commerciali e banche d’affari – e che oggi è una delle cause di questa crisi.

Come ha spiegato James Surowiecki, commentatore del New Yorker, “è un miracolo (e non in senso positivo) che Citi non sia ancora stata nazionalizzata”. La banca è stata, secondo alcuni, tecnicamente insolvente per buona parte degli ultimi decenni: come il deputato John Dingell denunciò nel 1991. Eppure ha continuato a crescere e a diventare estremamente grande e complessa  tanto che, all’indomani della crisi, faceva parte di quel nutrito numero di istituti detti “too big to fail”.

Così il 14 ottobre scorso, il Tesoro stanzia 25 miliardi di dollari. Poco più di un mese dopo, il 23 novembre, arrivano altri 20 miliardi, ma il governo impone ai dirigenti di rivedere la propria strategia e di ridurre le dimensioni (da cui la spaccatura del gruppo). Il 16 gennaio di quest’anno, Citi annuncia perdite per 8,3 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2008. Pandit, in audizione al  Congresso l’11 febbraio, afferma che si farà pagare un dollaro l’anno fino a che l’istituto non tornerà a generare profitti. Infine, arrivano le voci su una possibile nazionalizzazione della banca, i mercati cedono al nervosismo, il governo per ora non nazionalizza, ma detiene circa il 40 per cento del capitale. La crisi non è però scoppiata in questi mesi, risale alla fine del 2007, e, se allora si  fosse compreso che si trattava di un problema sistemico e non della cattiva gestione di una singola banca, forse qualche misura di prevenzione sarebbe stata attuata con successo.

Dal settembre del 2007 a oggi Citi ha perso 28 miliardi di dollari e il prezzo delle sue azioni è passato da  50 dollari a meno di due. Oggi, assieme a Bank of America, detiene lo scettro di banca più aiutata dal governo: alla fine del processo c’è la nazionalizzazione? Il ministro del Tesoro, Tim Geithner, ha  sospeso il giudizio fino a quando non saranno completati gli “stress  test” ordinati dal governo su una ventina istituti americani con l’obiettivo di verificare la solidità delle banche (3). Sono incominciati da pochi giorni, non si sa quando daranno risultati e nel frattempo l’incertezza non aiuta a stabilizzare i mercati. Molti confidano nel trilione che Geithner sembra disposto a investire per salvare la finanza così come in quei 250 miliardi di dollari che Obama ha messo in finanziaria in caso di bisogno. Per gli addetti ai lavori, Citi è la “Morte nera” del film “Guerre Stellari”, un pianeta che distrugge l’universo finanziario.


(1) http://baselinescenario.com/2009/02/27/citigroup-arithmetic-explained/

(2) http://angrybear.blogspot.com/2009/02/treasury-and-citi.html

(3) http://eastcoasteconomics.wordpress.com/2009/02/25/the-stressfree-stress-test/ 
 

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