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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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Commento settimanale IV

Il commento settimanale racconta la vicenda di Citigroup, la banca che è stata al centro delle ultime vicende. Al solito, si trovano  i link per gli approfondimenti.


“Non rassegnatevi, dateci una chance per eseguire le nostre attività”, ha detto il capo di Citi, Vikram Pandit, ai funzionari di governo che, allarmati, sono corsi di nuovo al capezzale di quella che era una delle più grandi e prestigiose banche d’America. Solerte, il governo ha risposto all’ennesima richiesta d’aiuto, convertendo in azioni ordinarie i 25 miliardi di dollari d’azioni privilegiate in suo possesso, arrivando così a controllare circa il 40 per cento del capitale (1). Pandit è subito andato a rassicurare gli azionisti, ma con quest’ultima mossa la banca mostra di non avere, se vuole restare indipendente, quasi più carte da giocare (2).

E’ l’ultimo capitolo di una serie d'intrecci tra Citi e Washington, intrecci così ingarbugliati che c’è chi afferma che dove c’è Citi c’è sempre qualche problema. Negli ultimi sei mesi, il rapporto è stato strettissimo: senza la mano tesa di Washington – prima della Washington bushiana e poi di quella obamiana – Citi oggi non esisterebbe più. Si è anche divisa in due, rinunciando così al sogno degli anni Novanta dei supermarket finanziari, sogno cullato dalle stesse menti che oggi si arrabbattono per uscire da questa crisi (Lawrence Summers e Robert Rubin, soprattutto). Era il sogno che, secondo loro, avrebbe traghettato il paese fuori dall’ansia degli anni Trenta – fuoriuscita avvenuta abolendo la distinzione per legge tra banche commerciali e banche d’affari – e che oggi è una delle cause di questa crisi.

Come ha spiegato James Surowiecki, commentatore del New Yorker, “è un miracolo (e non in senso positivo) che Citi non sia ancora stata nazionalizzata”. La banca è stata, secondo alcuni, tecnicamente insolvente per buona parte degli ultimi decenni: come il deputato John Dingell denunciò nel 1991. Eppure ha continuato a crescere e a diventare estremamente grande e complessa  tanto che, all’indomani della crisi, faceva parte di quel nutrito numero di istituti detti “too big to fail”.

Così il 14 ottobre scorso, il Tesoro stanzia 25 miliardi di dollari. Poco più di un mese dopo, il 23 novembre, arrivano altri 20 miliardi, ma il governo impone ai dirigenti di rivedere la propria strategia e di ridurre le dimensioni (da cui la spaccatura del gruppo). Il 16 gennaio di quest’anno, Citi annuncia perdite per 8,3 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2008. Pandit, in audizione al  Congresso l’11 febbraio, afferma che si farà pagare un dollaro l’anno fino a che l’istituto non tornerà a generare profitti. Infine, arrivano le voci su una possibile nazionalizzazione della banca, i mercati cedono al nervosismo, il governo per ora non nazionalizza, ma detiene circa il 40 per cento del capitale. La crisi non è però scoppiata in questi mesi, risale alla fine del 2007, e, se allora si  fosse compreso che si trattava di un problema sistemico e non della cattiva gestione di una singola banca, forse qualche misura di prevenzione sarebbe stata attuata con successo.

Dal settembre del 2007 a oggi Citi ha perso 28 miliardi di dollari e il prezzo delle sue azioni è passato da  50 dollari a meno di due. Oggi, assieme a Bank of America, detiene lo scettro di banca più aiutata dal governo: alla fine del processo c’è la nazionalizzazione? Il ministro del Tesoro, Tim Geithner, ha  sospeso il giudizio fino a quando non saranno completati gli “stress  test” ordinati dal governo su una ventina istituti americani con l’obiettivo di verificare la solidità delle banche (3). Sono incominciati da pochi giorni, non si sa quando daranno risultati e nel frattempo l’incertezza non aiuta a stabilizzare i mercati. Molti confidano nel trilione che Geithner sembra disposto a investire per salvare la finanza così come in quei 250 miliardi di dollari che Obama ha messo in finanziaria in caso di bisogno. Per gli addetti ai lavori, Citi è la “Morte nera” del film “Guerre Stellari”, un pianeta che distrugge l’universo finanziario.


(1) http://baselinescenario.com/2009/02/27/citigroup-arithmetic-explained/

(2) http://angrybear.blogspot.com/2009/02/treasury-and-citi.html

(3) http://eastcoasteconomics.wordpress.com/2009/02/25/the-stressfree-stress-test/ 
 

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