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23 Maggio 2015

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Le donne in finanza

Le donne sono brave (ultimamente si dovrebbe direbbe “pessime”) come gli uomini in finanza? L’argomento è interessante, in generale, ed oggi, che è il 8 marzo, in particolare.


La discussione ha una base, ed è la ricerca fatta da tre studiosi sull’industria finanziaria statunitense (1). Saltiamo la discussione se esiste o non esiste discriminazione nelle carriere, ed arriviamo al punto che ci interessa: le previsioni. Le previsioni degli analisti che seguono le imprese quotate sono facili da misurare.
 
Si prendono le stime degli utili delle imprese quotate. Vi sono le stime sulla linea di partenza, e quelle che si rivedono nel tempo, di man in mano che si arriva al traguardo. La stima al traguardo è giusta oppure sbagliata secondo quanto disti dall’utile che, alla fine, l’impresa comunica. Il nucleo numerico è: ((Stima – Utile vero)/Utile vero), che misura percentualmente la precisione del risultato effettivo. La misurazione è fatta in continuo dalla partenza fino a quando il risultato vero dell’impresa quotata non diventa pubblico. Producendo gli analisti le stime per molti trimestri successivi fino a quello finale, si vedono le stime, e quindi il margine d’errore, “in movimento”.

Agli inizi gli analisti tendono a stimare un utile molto più alto di quello che poi emerge. In questi casi si afferma che gli analisti sono pregiudizialmente ottimisti. Saltiamo la discussione – interessante - sul perché le cose siano messe così, ossia perché gli analisti non siano, invece, pregiudizialmente pessimisti. Dopo il primo periodo d’ottimismo, gli utili planano di man in mano che ci si avvicina alla comunicazione ufficiale del risultato. Ergo, si parte con stime d’utili molto alti, che nel tempo sono rivisti al ribasso.

Facendo la stessa analisi, non avendo più in mente il complesso degli analisti, ma gli analisti divisi per sesso, si scopre che: 1) le donne sono meno ottimiste degli uomini e che 2) producono delle stime finali meno accurate. Altrimenti detto, gli uomini esagerano le stime iniziali, ma poi, giunti al traguardo, fanno delle previsioni più accurate. Altrimenti detto, le donne sono più caute agli inizi e meno accurate alla fine. Più precisamente ancora, le donne sono molto meno ottimiste degli uomini agli inizi ed il loro margine d’errore alla fine è di poco inferiore.

Perché gli uomini sono più ottimisti delle donne? Non lo sappiamo, ma possiamo segnalare, avvisando che non è per nulla “politicamente corretto”, uno studio sull’argomento (2). Secondo l’autore, perché i maschi debbono “naturalmente” esagerare: è il loro destino “biologico”. Producono sia individui geniali sia galeotti in misura maggiore delle femmine.
 
Torniamo alla finanza. Gli analisti maschi esagerano per compiacere i capi, che debbono, a loro volta, compiacere le imprese quotate, che sono le clienti delle altre funzioni della finanziaria che raccomanda i titoli? Insomma, gli uomini fanno l’”occhiolino” al conflitto d’interesse, mentre le donne sono più restie nel compiacere il sistema? Nelle “discussioni da bar”, quando una donna ha fatto carriera scappa un sorrisino, che fa capire che deve pur aver fatto l’occhiolino a qualche capo. I numeri che abbiamo discusso fanno vedere che è possibile che anche i maschi facciano il loro occhiolino, sempre ai capi, ma per compiacerli rispetto al conflitto d’interesse. Che sia più nobile, è da discutere.

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