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Al di là della politica. Filosofia e retorica in Leo Strauss.
Leo Strauss è oggi unanimemente considerato uno dei maggiori protagonisti della filosofia politica del ventesimo secolo. L'autore, Alberto Ghibellini, è attualmente ricercatore del Centro...
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a cura di Mario Deaglio, contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Giuseppina De Santis, Giorgio S. Frankel, Anna Lo Prete, Giuseppe...

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.
Ecco due dei luoghi comuni dell’industria finanziaria: «Gli investimenti sono per il lungo termine, e, se si ha molta pazienza, alla fine si guadagna, specialmente se le valutazioni di partenza sono basse»; e «A seguire le variazioni giornaliere si finisce per non prendere le decisioni giuste». Nientemeno che Obama ha detto le stesse cose, qualche giorno fa.
«What you’re now seeing is profit and earning ratios starting to get to the point where buying stocks is a potentially good deal,» ha detto, «if you’ve got a long-term perspective on it». Ha aggiunto di non guardare al «day-to-day gyrations of the stock market» e che il mercato azionario «is sort of like a tracking poll in politics». «It bobs up and down day to day», ha affermato. «If you spend all your time worrying about that, then you’re probably going to get the long-term strategy wrong». (1)
Peccato che per sapere se le valutazioni sono basse o alte si deve studiare molto, e, soprattutto, si deve combattere la propensione a selezionare solo le cose che, in maniera più o meno confessata, si desiderano. Peccato che persino la volatilità giornaliera sia un’informazione importante. Allora perché Obama fa affermazioni così poco professionali? Perché mai si esprime come un propagandista?
Intanto, è il presidente che ha avuto a che fare con la borsa peggiore dal proprio insediamento. Questa è solo una coincidenza, perché i mercati azionari vanno male per la fine del ciclo del consumo sostenuto, legato al debito crescente delle famiglie. Evidentemente, Obama teme di essere associato, nella psiche degli elettori più che nella discussione scientifica, alla caduta dei mercati. Da molte parti, poi, si asserisce che le valutazioni sono tornate ragionevoli, o, più precisamente, meno irragionevoli (2), ed ecco Obama che ne approfitta, sostenendo che non bisogna temere per il futuro.
Obama non deve temere solo che gli elettori lo possano associare al mercato azionario cedente. La Cina, che è il maggior creditore degli Stati Uniti insieme al Giappone, si è dichiarata, e ai massimi livelli, preoccupata (3). I crediti cinesi sono quasi tutti in titoli del Tesoro e in obbligazioni delle imprese che operano, sotto garanzia federale più o meno esplicita, nel settore immobiliare. Anche qui, la spinta lunga ad accumulare debito estero, per tenere il proprio cambio stabile e quindi industrializzarsi in fretta, non è scelta di Obama, ma dei paesi esportatori. Ciò nondimeno, la responsabilità della tenuta del debito degli Stati Uniti ora è sua.
Il mercato azionario per gli elettori e quello obbligazionario per i creditori esteri sono diventati due momenti importanti della presidenza. Per queste ragioni nel prossimo futuro potrebbe cambiare la comunicazione: invece di ricordare i «disastri» ereditati da George W. Bush, sarà in ogni occasione sottolineata la forza del sistema statunitense.
(1) http://www.ft.com/cms/s/0/462907b0-1002-11de-a8ae-0000779fd2ac.html
(2) http://www.centroeinaudi.it/commenti/che-cosa-dicono-le-«previsioni-perfette».html
(3) http://blogs.cfr.org/setser/2009/03/14/if-chinas-worries-about-its-us-portfolio-it-shouldnt-just-worry-about-its-treasury-holdings/
È uscita la Summer Call for Papers 2013 di LPF
The 2013 LPF Summer Call for Papers is available online
WP 1/13 "Taking Self-Realization Seriously. A Critique of the Rawlsian Argument for Equality of Opportunity"