Free Speech. Meriti, limiti, dilemmi / Seminario

Lunedì 30 marzo alle ore 15, al Centro Einaudi, in occasione della pubblicazione del numero 211 di Biblioteca della libertà, la curatrice Beatrice Magni ne discute con Corrado Del Bò, Marco Orofino, Mauro Piras.

Locandina


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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda edizione 2013 del Giorgio Rota Best Paper Award sul tema Creative Entrepreneurship and New Media: Alessandro Gandini, Fania Valeria Michelucci, Giovanna Santanera. Presentazione di Mario Deaglio.


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Scuola di Liberalismo 2015

Dal 17 febbraio al 14 aprile, al Centro Einaudi, in collaborazione con gli Amici della Fondazione Einaudi e l'Ora Libera(le). Lezioni di Giandomenico Barcellona, Rosamaria Bitetti, Marco Bollettino, Riccardo De Caria, Luca Ferrini, Valerio Gigliotti, Kishore Jayabalan, Davide Meinero, Pietro Paganini, Emilia Sarogni, Roberto Francesco Scalon, Paolo Silvestri, Francesco Tuccari, Valerio Zanone e Giacomo Zucco.

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Bdl / Call for papers 2015

The Bdl call for papers 2015 is open. Deadline for submission: December 31st, 2015.

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Giorgio Rota Best Paper Award

On April 6th the 3rd Call will close.


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Le nostre testate

Agenda Liberale

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11/03/2015

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Per il rinnovo della linea editoriale sono sospese temporamente le pubblicazioni di Agenda Liberale

Lettera economica

Un mondo nuovo? / II

26/03/2015

Un mondo nuovo? / II

Giorgio Arfaras

Appunti per investire / IV

20/03/2015

Appunti per investire / IV

Stefano Puppini

Asset Allocation marzo 2015

19/03/2015

Asset Allocation marzo 2015

Giorgio Arfaras

Pubblicazioni

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

di AA.VV.

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda...

Un disperato bisogno di crescere

a cura di Mario Deaglio

Un disperato bisogno di crescere

Contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Anna Lo Prete, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo. Presentazione di Franco Polotti. Realizzato...

Biblioteca Fulvio Guerrini

Biblioteca Fulvio Guerrini

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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I nostri video

L'appena accennato del G20

«Se la crisi è globale, la cura deve essere globale», sembra essere la premessa di buon senso da cui far iniziare il comunicato finale del G20. Aggiungendo, naturalmente, che «il protezionismo non è una soluzione», così come non lo sono le «svalutazioni competitive».

Fatta la premessa con le due aggiunte, e asserendo anche il Fondo Monetario Internazionale dovrà avere più mezzi, si affermerà che tutti debbono contribuire allo stimolo fiscale (più deficit pubblici) e monetario (tassi d’interesse bassi e acquisto da parte delle banche centrali delle obbligazioni del Tesoro e private) per uscire dalla crisi. Tutti sì, ma in che misura?
 
I paesi con la rete di protezione sociale meno diffusa, come gli Stati Uniti, debbono spingere la politica fiscale in deficit più di quelli con una rete diffusa, come la Germania. I paesi il cui sistema pensionistico ruota intorno ai mercati azionari e obbligazionari, come gli Stati Uniti, hanno il problema di vederli risalire molto più in fretta dei paesi che hanno un sistema pensionistico dove i mercati finanziari sono meno importanti, perché chi lavora mantiene chi è pensione, come la Germania. Insomma, se anche i problemi fossero gli stessi, avremmo delle differenze di grado. A parte questo, esiste pure il problema della regolamentazione dei mercati finanziari e dei paradisi fiscali. Alcuni paesi, come la Germania, vogliono una regolazione più stringente, altri meno, come gli Stati Uniti. Per alcuni paesi, come la Germania, i paradisi fiscali debbono scomparire, per altri il problema della scomparsa nel nulla di una parte del gettito fiscale è meno grave. Non esiste una vera differenza d’intenti, esistono di nuovo delle differenze di grado.
 
Sottolineare solo le differenze di grado può essere il modo per negoziare quel che davvero conta, e che è «appena accennato». Secondo la bozza del Comunicato del G20 ottenuta dal «Financial Times», per rispondere ai timori d’inflazione della Germania e di altri si affermerà che il G20 è impegnato  «to put in place exit strategies from the necessary expansionary policies, working together to avoid unintended impacts on others» Che cosa vorrà mai dire?
 
Gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) avranno non solo il problema di finanziare il proprio deficit pubblico, che dovrebbe essere nell’ordine del 10% del Pil, ma anche il problema di farsi finanziare il disavanzo della bilancia dei pagamenti correnti, che dovrebbe essere nell’ordine del 5% del Pil. Sono numeri cospicui. Nel primo caso, se il settore il privato non sottoscrive tutto il debito offerto, le banche centrali lo dovranno in parte comprare. Nel secondo caso, si capisce con fatica come si farà ad attrarre gli investitori esteri senza pagare interessi più alti.
 
Si ricordi che da qualche tempo la Cina (e anche la Russia) hanno smesso di comprare obbligazioni del Tesoro a lungo termine e obbligazioni delle imprese semistatali che finanziano i mutui immobiliari (Fannie Mae e Freddie Mac) per comprare i titoli del Tesoro a breve termine. Dove guadagnano poco o nulla, ma almeno non rischiano di perdere.

L’«accennato» è la strategia di uscita degli Stati Uniti e della Gran Bretagna dal debito pubblico che cumuleranno nei prossimi anni. Debito sottoscritto dai propri cittadini, dalla propria banca centrale nonché dal settore estero. Come faranno a uscire dall’accumulazione continua di debito pubblico? Se si rinuncia all’inflazione, si deve portare, come ha fatto l’Italia, in avanzo il bilancio dello stato prima del pagamento degli interessi, per anni e anni. Il bilancio pubblico in avanzo riduce la domanda interna e quindi le importazioni. Si forma un avanzo nei conti con l’estero che alla lunga ripaga il debito estero. Semplice da dire, difficile da attuare. Uno dovrebbe dare per scontato che il sistema politico sarà in grado di perseguire per molti anni una crescita economica modesta, allo scopo di pagare il debito. Se così non fosse, fra qualche anno avremmo un gran debito da cui sarà difficile uscire. Se così non fosse, i rendimenti delle obbligazioni comincerebbero a salire fin da ora, e non solo negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, ma, per attrazione, da tutte le parti.

Un G20 dove tutti sono d’accordo, salvo sfumature, si può anche avere, se tutti si convincono che alla grande spesa di oggi si contrapporrà una grande frugalità domani.

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