II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda edizione 2013 del Giorgio Rota Best Paper Award sul tema Creative Entrepreneurship and New Media: Alessandro Gandini, Fania Valeria Michelucci, Giovanna Santanera. Presentazione di Mario Deaglio.


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Open Negotiation: the Case of Same-Sex Marriage

Federica Liveriero è l'autrice dell'ultimo paper LPF della serie Political Philosophy, appena uscito.


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Scuola di Liberalismo 2015

Dal 17 febbraio, al Centro Einaudi, in collaborazione con gli Amici della Fondazione Einaudi e l'Ora Libera(le). Lezioni di Giandomenico Barcellona, Rosamaria Bitetti, Marco Bollettino, Riccardo De Caria, Luca Ferrini, Valerio Gigliotti, Kishore Jayabalan, Davide Meinero, Pietro Paganini, Emilia Sarogni, Roberto Francesco Scalon, Paolo Silvestri, Francesco Tuccari, Valerio Zanone e Giacomo Zucco.

Locandina


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Bdl / Call for papers 2015

The Bdl call for papers 2015 is open. Deadline for submission: December 31st, 2015.

Bando / Call


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Un disperato bisogno di crescere

XIX Rapporto sull'economia globale e l'Italia (2014) a cura di Mario Deaglio. Il volume, edito da Guerini e Associati e disponibile anche in ebook, nasce dalla collaborazione fra il Centro Einaudi e UBI Banca.


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Giorgio Rota Best Paper Award

The Centro Einaudi launches the 3rd annual Giorgio Rota Best Paper Award.


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Le nostre testate

Biblioteca della libertà

 

Agenda liberale

Obama e Bergoglio, una strana alleanza

26/01/2015

Obama e Bergoglio, una strana alleanza

di Francesco Chiamulera

Obama e il Discorso sullo stato dell’Unione

22/01/2015

Obama e il Discorso sullo stato dell’Unione

di Anthony Louis Marasco

Lettera economica

Asset Allocation - gennaio 2015

26/01/2015

Asset Allocation - gennaio 2015

di Giorgio Arfaras

La governance bancaria

23/01/2015

La governance bancaria

di Monica Straniero

Chi detiene il debito pubblico?

23/01/2015

Chi detiene il debito pubblico?

di Stefano Puppini

Pubblicazioni

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

di AA.VV.

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda...

Un disperato bisogno di crescere

a cura di Mario Deaglio

Un disperato bisogno di crescere

Contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Anna Lo Prete, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo. Presentazione di Franco Polotti. Realizzato...

Biblioteca Fulvio Guerrini

Biblioteca Fulvio Guerrini

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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prova 50

3 dicembre 2014  

“I 50 anni del Centro Einaudi"

Commento settimanale / X

Questa settimana facciamo il punto sulla Cina. Al solito, trovate i link per gli approfondimenti.


Il libro più chiacchierato al G20 di Londra si chiama Unhappy China e parla della frustrazione cinese nei confronti dell’Occidente. È stato scritto da cinque intellettuali che rientrano nel novero dei nazionalisti: il più conosciuto si chiama Song Qiang, un giornalista che, nella metà degli anni Novanta, contribuì al manifesto nazionalista «La Cina può dire di no». Secondo i racconti che ci arrivano dal Celeste Impero, Unhappy China va fortissimo anche in Cina: è al primo posto nella classifica della libreria online più nota del paese. Il suo slogan: «La Cina deve cominciare a capire che ha il potere di guidare il mondo e di sottrarsi all’influenza occidentale».
 
Il tema non è nuovo: sono stati scritti saggi su saggi circa la psicosi da nazione debole che coglie spesso Pechino. Il problema è che oggi, assurta a potenza economica globale, la Cina è un pilastro dell’equilibrio mondiale (1). Non è un caso che il G2 – l’incontro a Londra, alla vigilia del G20, tra Hu Jintao e Barack Obama – abbia avuto più attenzioni del summit al gran completo: nel patto, per ora inevitabilmente saldo, tra Pechino e Washington risiede l’opportunità stessa di un rilancio economico.
 
Ma la Cina è sempre più nervosa: quel deficit pari a 1,5 trilioni di dollari che, solo nel 2009, Obama creerà «spendendosi via» la crisi, grava anche su Pechino (2). Se intanto il dollaro si svaluta e cresce l’inflazione (3), il nervosismo cinese è destinato a diventare vera preoccupazione. È per questo che il governatore della Banca centrale di Pechino ha buttato lì l’idea di sostituire il dollaro come valuta universale di riserva (4) (5). È per questo che le autorità di Pechino lasciano sempre più trapelare le notizie circa un’insoddisfazione profonda nei confronti del debito americano. È per questo che la definizione «pompiere della crisi» è rigettata senza troppi complimenti. Anche perché nel frattempo pure la Cina ha la sua crisi da smaltire. Cerca di contenerla con uno stimolo pari quasi a 600 miliardi di dollari. Un tasso di crescita che s’assesta intorno all’otto per cento per i cinesi è un dato pessimo: significa disoccupazione in crescita costante, per il mancato assorbimento dei contadini che s’inurbano, che va di pari passo con l’instabilità sociale (6).
 
La domanda è: il nazionalismo cinese può davvero imporsi? Gli esperti sono quasi unanimemente convinti che nel breve periodo la Cina non abbia né la possibilità né la convenienza a sottrarsi al patto con l’occidente (4). Ma potrebbe essere un alleato più problematico e accrescere la propria aggressività. Lo ha già dimostrato. Le spese militari raddoppiano di anno in anno. L’ostruzionismo al Consiglio di sicurezza è diventato ormai normale amministrazione: non c’è crisi internazionale in cui la Cina non si metta di traverso. L’ultima volta è recente e riguarda il missile lanciato dalla Corea del Nord il 5 aprile: Pechino, con l’appoggio di Mosca, ha impedito che passasse una risoluzione onusiana che si limitava a esprimere «preoccupazione» per un missile che ha sorvolato il Giappone (nel 2006, nello stesso esperimento, il missile nordcoreano non aveva volato neanche per un minuto). Lo stesso copione è stato recitato nel caso del Sudan, dell’Iran (tranne qualche concessione), dello Zimbabwe.
 
All’Onu, la Cina non è già più succube dell’Occidente. Se quest’arroganza fosse trasposta sul piano economico, la stabilità geopolitica sarebbe davvero a rischio. Secondo alcuni commentatori, la leadership cinese è molto affascinata da questo nazionalismo, anche se preferisce non farlo vedere. Secondo un editoriale uscito su «China Daily», che veicola la linea ufficiale, ci sono due visioni in competizione su quel che è la felicità della Cina: «Sedere docilmente all’ultimo posto dei tavoli dei consessi internazionali alzando timidamente la mano a ogni mozione che c’è da votare», da un lato; «Vedere il delegato cinese che si alza battendo il tavolo con una scarpa», dall’altro. In mezzo c’è la via cinese, concludeva «China Daily». E anche la tenuta del nostro equilibrio.

(1) http://www.centroeinaudi.it/commenti/che-cosa-è-bretton-woods-ii.html

 

(2) http://www.centroeinaudi.it/notizie/la-solidità-dei-bilanci-pubblici.html

 

(3) http://www.centroeinaudi.it/ricerche/l’-inflazione-nei-paesi-sofisticati.html

 

(4) http://www.nytimes.com/2009/04/03/opinion/03krugman.html?_r=1&ref=opinion

 

(5) http://www.economist.com/finance/displaystory.cfm?story_id=13447239

 

(6) http://www.centroeinaudi.it/notizie/il-trend-cinese-e-le-sue-fluttuazioni.html


 

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