Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

Presentata il 10 settembre, la ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino.
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Primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli

Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo

Presentata il 2 luglio l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2014 a 1.061 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. 


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XV Rapporto "Giorgio Rota" su Torino

"Semi di fiducia" è il titolo del  Quindicesimo Rapporto "Giorgio Rota" su Torino.


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Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

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Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014

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Commento settimanale / XXII

Consumatori versus banche, uno a zero. O almeno così vuole una piccola, ma importante battaglia appena conclusa davanti alla Corte Suprema. Wall Street ha avuto la meglio sulle tutele dei contribuenti grazie a una politica parecchio tollerante (1) nei confronti degli eccessi dei banchieri (2), ma ha dovuto subire un dispiacere causato dalla Corte Suprema (3). Il giudice più  conservatore tra i nove che compongono il più alto organo di giurisprudenza americano, Antonin Scalia, si è unito ai quattro magistrati liberal per sancire che gli stati possono attuare leggi in materia di prestiti per controllare le banche, anche se così facendo entrano in ambiti che ricadono sotto il controllo federale.


Il sistema di controllo delle banche in America è molto complesso. Parte dalla legge sulle banche emanata da Franklin Delano Roosevelt durante la Grande Depressione e di recente modificata per consentire un’armonizzazione con i sistemi degli altri paesi – legge che resta comunque ben più articolata rispetto alla regolamentazione del resto del mondo. Per semplificare, si può dire che i poteri che generalmente competono alla banca centrale sono, negli Stati Uniti, «spezzettati» e affidati a diverse istituzioni, principalmente la Fed (Federal Reserve), la Fdic (Federal Deposit Insurance Corporation) e l’Occ (Office of the Comptroller of the Currency).
 
Nel 2005, l’allora procuratore generale di New York, Eliot Spitzer, che già ambiva a una carriera come governatore (che avrebbe intrapreso, salvo poi farsi incastrare in uno scandalo sessuale), aveva aperto una causa perché lo stato di New York potesse avere accesso ai dati delle banche per controllare i sistemi con cui concedevano i prestiti. Spitzer aveva utilizzato la carta della discriminazione razziale, sostenendo come i bianchi ottenessero prestiti dalle banche a tassi più convenienti di quelli riservati ai neri e agli ispanici. La disputa è infine giunta, dopo vari passaggi, alla Corte Suprema. Nel frattempo è scoppiata la crisi finanziaria, e con essa è diventato noto a tutti che le banche avevano adottato modalità di prestito quantomeno controverse.

La sentenza arrivata questa settimana – che ha visto un’alleanza inusuale all’interno della Corte, con i conservatori in minoranza a causa del passaggio di campo di Scalia – tiene conto proprio di questa nuova, inquietante scoperta. Non è un caso che la questione sia stata sollevata nello stato di New York che ospita Wall Street. Motivando la sua decisione, Scalia, che ha redatto il testo della maggioranza della Corte, ha spiegato che l’Occ ha poteri visitorial, di visita, sulle banche, mentre i procuratori generali devono avere poteri prosecutorial, d’inchiesta, per verificare se le banche violano le leggi di uno stato.
 
I giudici  «dissenzienti», guidati da Clarence Thomas che ha redatto il loro testo, hanno, al contrario, spiegato che l’intervento di uno stato in questa materia potrebbe inficiare il controllo a livello federale delle banche, producendo così controlli diversi nei diversi stati, il che potrebbe comportare che in certi stati risulterebbe più «facile» ottenere prestiti rispetto ad altri, così falsando la parità di trattamento dei clienti.
 
Naturalmente, la reazione di Wall Street non si è fatta attendere. Il «Wall Street Journal» ha accusato Spitzer (4) di aver lasciato una polpetta avvelenata, che ora va a danno delle istituzioni finanziarie già oberate da ben altre problematiche. Le associazioni dei consumatori hanno, invece, festeggiato (5): con il controllo dello stato, le banche possono essere meglio monitorate e la fiducia restaurata. Semmai, la sentenza è arrivata troppo tardi: se i controlli fossero iniziati prima, alcuni eccessi delle banche avrebbero potuto essere evitati.
 
Il tempo dirà se i timori dei giudici dissenzienti sono fondati, e quindi non si potranno più offrire prodotti uniformi in tutti gli Stati Uniti, o se invece il potere d’inchiesta farà da deterrente a comportamenti irresponsabili. Quel che a oggi è chiaro è che l’intervento massiccio del governo nel sistema finanziario ha falsato i rapporti di potere e dei poteri, aprendo la porta anche a eventuali ingerenze del potere giudiziario. E pure la SuperFed di Bernanke dovrà vedersela con questo nuovo, delicato equilibrio tra controllori e controllati.



 

(1) http://blogs.tnr.com/tnr/blogs/the_plank/archive/2009/06/29/tnrtv-geithner-s-latest-multi-billion-dollar-gift-to-big-banks.aspx

 
(2) Fatta eccezione per Bernie Madoff, l’unico che paga di fronte alla muscolosa giustizia americana, anche perché la sua megatruffa non ha goduto degli schermi protettivi riservati ad altre istituzioni finanziarie: http://www.nytimes.com/2009/06/30/business/30madoff.html?

(3) http://dealbook.blogs.nytimes.com/2009/06/30/justices-rule-that-states-can-press-bank-cases/
 

(4) http://online.wsj.com/article/SB124631935435570967.htm

 

(5) http://www.miamiherald.com/news/politics/AP/story/1119868.html

  

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