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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

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Del bandire il pessimismo

Un lettore ha mandato questa e-mail: «Negli ultimi tempi si sente sostenere che le previsioni economiche – sia perché inattendibili sia perché troppo pessimistiche – andrebbero relegate nelle pagine interne dei giornali, in modo da ridurne l’influenza. Che cosa ne pensate?». Ecco la nostra risposta.


Ulisse si fece legare all’albero della nave, perché così non poteva muoversi, casomai fosse stato attratto dal canto delle sirene. Non voleva agire, ossia eventualmente correre dalle sirene, perché voleva tornare a Itaca. I marinai, invece, non erano legati, ma non potevano ascoltare il canto delle sirene, perché avevano i tappi di cera nelle orecchie. Il signore ascolta, e decide di non agire, mentre al servo è vietato ascoltare, pur potendo eventualmente agire. I servi (ossia i consumatori) con i tappi alle orecchie (ossia le previsioni derise e messe nelle pagine interne dei giornali) possono remare meglio (ossia continuare a consumare senza farsi spaventare) se non ascoltano il canto delle sirene (che annunciano tempi grami). Il signore (ossia chi detiene il potere politico) sa bene che le previsioni hanno senso (per quanto possano essere sbagliate), ma sa anche che può far poco (è, infatti, legato all’«albero dei vincoli di bilancio»), e dunque aspetta, sperando (come nella canzone) che «la barca va(da)».

Ci sono due generi d’umani: i «managerialisti» – possiamo immaginarli come «i politici», e i «tecnocrati» – possiamo immaginarli come «gli economisti delle banche centrali», o di istituzioni come il Fondo Monetario, eccetera. I primi non credono di poter cambiare le cose, e pensano che basti gestire le immagini «per andare avanti». I secondi s’illudono di cambiare le cose e quindi vogliono conoscere la realtà. Ai primi non piacciono «i numeri» ma i sondaggi, mentre i secondi aborrono i sondaggi e adorano «i numeri». Sciocchezze? S’immagini il politico che fa la sua bella previsione economica alla televisione, a reti unificate. Se annuncia delle cose semplici e chiare – per esempio: «Quest’anno l’economia inverte rotta in autunno e poi la crescita sarà X» – rischia di essere smentito dopo poco tempo. Le cose possono, infatti, andare in altro modo e dunque rischia di perdere il potere (magico) che gli è accreditato, quello di avere delle conoscenze che agli altri umani sono negate (conoscere il futuro).

 

Per essere preso sul serio anche da smentito, il politico dovrebbe pronunciare un bel discorso da economista. Intanto, dovrebbe premettere che il futuro è «intrinsecamente incerto», e dunque che, alla fine, la sua previsione ha un margine elevato d’incertezza. Inoltre, dovrebbe ricordare che la previsione non solo è, di suo, incerta, ma si presta pure a un margine d’errore ulteriore, detto «errore standard». Tolto qualche spettatore – qualche economista e qualche filosofo che ovviamente rimarrebbero deliziati –, gli altri resterebbero allibiti. «Ma come, costui non sa nulla?». Meglio allora affermare che «gli esperti non sanno nulla» e quindi «ci lascino fare. Siamo noi quelli che hanno la responsabilità!». Perché mai è evocato il ruolo e non la conoscenza? Nel mondo delle immagini si asserisce il ruolo, che è certo, non la conoscenza, che è incerta.

 


Nota: la risposta al lettore è ispirata, per la prima parte, alla Dialettica dell’illuminismo di M. Horkheimer e T.W. Adorno, e, per la seconda, trae spunto dal sito inglese di polemica economica e politica «Stumbling and Mumbling».

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