Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

Presentata il 10 settembre, la ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino.
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Primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli

Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Desert as a Criterion of Justice. Against Unfair Equality

Michele Giavazzi è l'autore dell'ultimo paper LPF, appena uscito.    


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Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo

Presentata il 2 luglio l'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, un progetto del Centro Einaudi e di Intesa Sanpaolo, basato su interviste effettuate da Doxa fra gennaio e febbraio 2014 a 1.061 capifamiglia, correntisti bancari e/o postali. 


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XV Rapporto "Giorgio Rota" su Torino

"Semi di fiducia" è il titolo del  Quindicesimo Rapporto "Giorgio Rota" su Torino.


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Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

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La ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la CCIAA di Torino.

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Famiglie e imprenditori, ripresa in arrivo. L'Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2014, a cura di Giuseppe Russo e svolta in...

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7 giugno 2014 - Presentazione XV Rapporto "Giorgio Rota " su Torino

"Semi di Fiducia"

 

 

 

 

Commento settimanale / XXIII

Finita la sbornia post-crisi, i governi e gli esperti sono alle prese con la corsa ai dati «rivisti al rialzo» (1) e i procuratori con qualche azione legale. Dopo la condanna di Madoff, ora gli occhi sono rivolti all’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, sull’accordo Merrill Lynch-Bank of America e alla causa che una corte di Brooklyn ha intentato contro due manager di Bear  Stearns. Ma il problema resta quello di individuare un modo stando al quale certe attività allegrotte fatte da certi banchieri allegrotti possano essere in qualche modo sanzionati.

Timothy Garton Ash ha introdotto un nuovo termine: bankslaughter, che letteralmente significa banchicidio (il manslaughter è l’omicidio). In un articolo apparso a maggio sul «Guardian» (2), il commentatore inglese ha scritto: «Un mio amico che ha passato tutto la vita a studiare le economie più povere del mondo dice che alcuni banchieri dovrebbero subire conseguenze legali a livello personale per la loro egoistica follia. Dovrebbe esserci un reato di ‘bankslaughter’ da paragonare a quello di ‘manslaughter’, nel senso che non è necessario provare il dolo. Un’idea bellissima, ma poco praticabile – commenta Garton Ash – e forse anche poco desiderabile, dal momento che comporterebbe la violazione di un principio legale fondamentale: la retroattività».
 
Tuttavia, è tanta la frustrazione derivante dal fatto che non si sia ancora arrivati a sanzionare in qualche modo certi comportamenti, così alcuni esperti caldeggiano l’introduzione del bankslaughter. Soprattutto in Inghilterra, dove il sistema bancario è parte ben più ampia del complesso economico e dove la crisi ha fatto molto più male che in altre aree, compresa l’America. Paul Collier, sempre sul «Guardian» (3), ha scritto che, nel momento in cui una banca va a gambe all’aria, un’inchiesta può determinare, anche con anni di ritardo, se le decisioni prese prima del crollo erano o no sconsiderate. «Se un banchiere ragionevole, di fronte alle informazioni all’epoca a sua disposizione, non avrebbe preso tali rischi, la persona che invece li ha presi deve essere trascinata fuori dal campo da golf e spedita in galera», scrive Collier. Le conseguenze sarebbero positive soprattutto per i bonus e in generale per i sistemi di retribuzione: se ci fosse il rischio dell’accusa di bankslaughter, i manager diventerebbero più saggi e troverebbero un equilibrio tra rischio e ritorno dell’investimento, «e i troppi cauti finirebbero comunque per non prendersi i bonus», conclude Collier.
 
Felix Salmon, blogger della Reuters, ha ripreso il dibattito (4) sostenendo che la strada è quella giusta: se ti prendi una quantità di rischi e gestisci i soldi di tantissima gente, devi essere penalmente responsabile. «Del resto, si può andare in prigione per l’insider trading – commenta Salmon –, che è un reato, rispetto al ‘bankslaughter’, che non fa vittime». La proposta di Salmon ha scatenato il caos. Joe Weisenthal (5) considera una stupidaggine mandare in galera i banchieri irresponsabili e rilancia: anche gli esperti che hanno preso sottogamba la questione dei derivati dovrebbero essere penalmente perseguibili. Salmon si difende sostenendo che un banchiere è diverso da chi commenta quel che fa un banchiere. Ma poi viene attaccato da John Carney (6), il quale spiega: un crimine del genere imporrebbe un eccesso di cautela che finirebbe per addormentare il sistema invece che rilanciarlo. Certo, l’idea del bankslaughter è intrigante, ma il buon senso di chi ci governa, dai politici ai banchieri agli economisti, lo sarebbe molto di più.

(6) http://www.businessinsider.com/the-worst-idea-of-the-week-bankslaughter-2009-7

 

 

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