Lavoro e perdono dietro le sbarre. La cooperativa Giotto nel carcere Due Palazzi di Padova

Working Paper 2WEL di Andrea Perrone, Tommaso Bardelli, Pauline Bernard, Rachele Greco. Prefazione di Giovanni Maria Flick. Postfazione di Adolfo Ceretti.


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Bilancio sociale 2014

È disponibile online il Bilancio sociale del Centro Einaudi relativo all'anno 2014.


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3rd «Giorgio Rota» Best Paper Award / The Selected Works

The winners of the «Giorgio Rota» Best Paper Award 2014 have been appointed.


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Garanzia giovani, politiche attive del lavoro e progetto Agenzia nazionale per l’occupazione

Organizzata dal Centro Einaudi e Percorsi di secondo welfare in collaborazione con l'Università della Valle d'Aosta. Saluti Giuseppe Russo. Coordina Maurizio Ferrera. Intervengono Daniele Fano, Romano Bernini, Gianfranco Bordone, Patrik Vesan. Conclusioni Elsa Fornero.
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Comunicato Stampa


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La sfida metropolitana

Presentato sabato 23 maggio il XVI Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, disponibile online.

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Bdl / Call for papers 2015

The Bdl call for papers 2015 is open. Deadline for submission: December 31st, 2015.

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11/03/2015

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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

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Un disperato bisogno di crescere

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Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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    Call for papers                                                                        Abstract Submission: Deadline 30 June 2015 / Manuscript Submission: Deadline 30 November 2015.                                                                                                                                                              Call

Commento settimanale / XXIII

Finita la sbornia post-crisi, i governi e gli esperti sono alle prese con la corsa ai dati «rivisti al rialzo» (1) e i procuratori con qualche azione legale. Dopo la condanna di Madoff, ora gli occhi sono rivolti all’inchiesta del procuratore generale di New York, Andrew Cuomo, sull’accordo Merrill Lynch-Bank of America e alla causa che una corte di Brooklyn ha intentato contro due manager di Bear  Stearns. Ma il problema resta quello di individuare un modo stando al quale certe attività allegrotte fatte da certi banchieri allegrotti possano essere in qualche modo sanzionati.

Timothy Garton Ash ha introdotto un nuovo termine: bankslaughter, che letteralmente significa banchicidio (il manslaughter è l’omicidio). In un articolo apparso a maggio sul «Guardian» (2), il commentatore inglese ha scritto: «Un mio amico che ha passato tutto la vita a studiare le economie più povere del mondo dice che alcuni banchieri dovrebbero subire conseguenze legali a livello personale per la loro egoistica follia. Dovrebbe esserci un reato di ‘bankslaughter’ da paragonare a quello di ‘manslaughter’, nel senso che non è necessario provare il dolo. Un’idea bellissima, ma poco praticabile – commenta Garton Ash – e forse anche poco desiderabile, dal momento che comporterebbe la violazione di un principio legale fondamentale: la retroattività».
 
Tuttavia, è tanta la frustrazione derivante dal fatto che non si sia ancora arrivati a sanzionare in qualche modo certi comportamenti, così alcuni esperti caldeggiano l’introduzione del bankslaughter. Soprattutto in Inghilterra, dove il sistema bancario è parte ben più ampia del complesso economico e dove la crisi ha fatto molto più male che in altre aree, compresa l’America. Paul Collier, sempre sul «Guardian» (3), ha scritto che, nel momento in cui una banca va a gambe all’aria, un’inchiesta può determinare, anche con anni di ritardo, se le decisioni prese prima del crollo erano o no sconsiderate. «Se un banchiere ragionevole, di fronte alle informazioni all’epoca a sua disposizione, non avrebbe preso tali rischi, la persona che invece li ha presi deve essere trascinata fuori dal campo da golf e spedita in galera», scrive Collier. Le conseguenze sarebbero positive soprattutto per i bonus e in generale per i sistemi di retribuzione: se ci fosse il rischio dell’accusa di bankslaughter, i manager diventerebbero più saggi e troverebbero un equilibrio tra rischio e ritorno dell’investimento, «e i troppi cauti finirebbero comunque per non prendersi i bonus», conclude Collier.
 
Felix Salmon, blogger della Reuters, ha ripreso il dibattito (4) sostenendo che la strada è quella giusta: se ti prendi una quantità di rischi e gestisci i soldi di tantissima gente, devi essere penalmente responsabile. «Del resto, si può andare in prigione per l’insider trading – commenta Salmon –, che è un reato, rispetto al ‘bankslaughter’, che non fa vittime». La proposta di Salmon ha scatenato il caos. Joe Weisenthal (5) considera una stupidaggine mandare in galera i banchieri irresponsabili e rilancia: anche gli esperti che hanno preso sottogamba la questione dei derivati dovrebbero essere penalmente perseguibili. Salmon si difende sostenendo che un banchiere è diverso da chi commenta quel che fa un banchiere. Ma poi viene attaccato da John Carney (6), il quale spiega: un crimine del genere imporrebbe un eccesso di cautela che finirebbe per addormentare il sistema invece che rilanciarlo. Certo, l’idea del bankslaughter è intrigante, ma il buon senso di chi ci governa, dai politici ai banchieri agli economisti, lo sarebbe molto di più.

(6) http://www.businessinsider.com/the-worst-idea-of-the-week-bankslaughter-2009-7

 

 

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