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La sfida metropolitana

Presentato sabato 23 maggio il XVI Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, disponibile online.

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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda...

Un disperato bisogno di crescere

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Un disperato bisogno di crescere

Contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Anna Lo Prete, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo. Presentazione di Franco Polotti. Realizzato...

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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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In tre grafici, il mondo

Nei momenti di entusiasmo, quando le cose sembrano potersi mettere «per il verso giusto», conviene ricordare quanto sia difficile uscire dalla crisi odierna. L’entusiasmo si basa sull’idea che la ripresa sia «dietro l’angolo» e che i prezzi delle azioni siano fin da oggi attraenti. Alla fine, si può sintetizzare tutto con tre grafici.

Il dato di partenza è che le famiglie statunitensi sono meno ricche. Si sommano la ricchezza immobiliare e quella mobiliare, quindi il prezzo corrente delle case, delle azioni e delle obbligazioni. Si sottrae alla ricchezza il debito acceso per comprare casa e per comprare beni di consumo: si ha la ricchezza netta. Si mette in rapporto la ricchezza netta con il reddito delle famiglie. Alla caduta del prezzo degli immobili e delle azioni – intorno al 50% –, si sottrae il debito, che è costante. Si divide il risultato per il reddito delle famiglie, che è leggermente flesso. Dal grafico si vede bene che la caduta della ricchezza non ha eguali nella storia del dopoguerra:

ricchezza netta su reddito

Non è difficile immaginare che per i prossimi anni è attesa una forte compressione dei consumi (minori consumi = maggiore risparmio). Il bilanciamento del maggiore risparmio delle famiglie si ha, per impedire che l’economia si avviti, con un minore risparmio dello stato, ossia con un più ampio deficit pubblico, finanziato con l’emissione di obbligazioni. Cresce dunque il debito pubblico: proponiamo le proiezioni del debito pubblico sul Pil negli Stati Uniti al netto degli acquisti della banca centrale. Dal grafico si vede bene che la crescita del debito non ha eguali nella storia del dopoguerra:

debito pubblico al netto di quello comprato dalla banca centrale sul pil

Così, le famiglie diventano «formiche» e lo stato «cicala». Uno potrebbe pensare che queste due cose siano meno importanti dei risultati delle imprese quotate. Anche – per il piacere della discussione – ammettendo questo, resta il problema delle valutazioni di partenza. Non è vero che i risultati futuri non dipendono dalle quotazioni iniziali. Se gli utili delle imprese vanno come nelle previsioni – e senza tener conto delle poste straordinarie – si ha, nel 2009, un rapporto prezzo su utile (price to earning ratio = P/E) pari a 15. Negli ultimi cento anni, abbiamo avuto questa relazione fra il P/E di partenza e il risultato dopo dieci anni (al netto dell’inflazione). Come si vede dal grafico, minore è il P/E iniziale e maggiore è il guadagno futuro. Se le azioni sono in partenza care, alla fine non salgono; e viceversa:

dieci anni dopo a partire dal rapporto di graham

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