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Il Centro Einaudi festeggia il 50° anniversario della fondazione e vorrebbe farlo con tutti coloro che hanno condiviso tempo, ideali e hanno seguito e appoggiato il nostro lavoro.

Seguiranno i dettagli dell'evento.


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www.quadrantefuturo.it

Il nuovo sito web è online. Quadrante Futuro, iniziativa congiunta di Ersel e Centro Einaudi, intende fornire ai navigatori di Internet una rotta panoramica costantemente aggiornata, che passa per quattro grandi “isole” (o punti cardinali del Quadrante): Terra, Paesi, Settori e Congiuntura e un Focus Italia che è una novità, insieme alle schede in lingua inglese.


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Economic Freedom of the World 2014

Pubblicato il 7 ottobre l’Economic Freedom of the World Report 2014. Realizzato dal Fraser Institute, in collaborazione con centri di ricerca indipendenti di circa novanta paesi (il Centro Einaudi è il partner italiano), il rapporto sulla libertà economica colloca al 79° posto l’Italia che quindi avanza di quattro posizioni rispetto allo scorso anno.

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Comunicato Stampa
Press Release


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XXVII Conferenza Fulvio Guerrini

Relatrice della Conferenza Guerrini 2014 è stata Sylvie Goulard, Deputato al Parlamento Europeo. Ha introdotto Anna Caffarena.

Invito


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Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

Presentata il 10 settembre, la ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la Camera di Commercio di Torino.
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Slides Occhiena  -  Slides Orlando -  Slides Russo   


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Primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli

Ci vuole una terra per vedere il mare è il titolo del primo Rapporto "Giorgio Rota" su Napoli, presentato all'Unione Industriali di Napoli.


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Le nostre testate

Agenda liberale

The six-year itch

22/10/2014

The six-year itch

di Francesco Chiamulera

I limiti di una geopolitica del caos

08/10/2014

I limiti di una geopolitica del caos

di Anthony Louis Marasco

Lettera economica

Apriamo il dibattito sull'austerità

21/10/2014

Apriamo il dibattito sull'austerità

di Giorgio Arfaras

Come cambiano le banche italiane

17/10/2014

Come cambiano le banche italiane

di Monica Straniero

L'accelerazione delle cadute

16/10/2014

L'accelerazione delle cadute

di Giorgio Arfaras

Pubblicazioni

Economic Freedom of the World (2014)

Economic Freedom of the World (2014)

  Il 7 ottobre 2014 è stato presentato dal Fraser Institut (referente dell’Economic Freedom Network per l’Italia è il Centro Einaudi) il rapporto 2014 sulla libertà...

Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

La ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la CCIAA di Torino.

Biblioteca Fulvio Guerrini

Biblioteca Fulvio Guerrini

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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7 ottobre 2014 - Perchè i mercati finanziari continuano a salire?

 

 

 

 

La gran crescita cinese / Seconda parte

Si sostiene da molte parti che gli Stati Uniti stiano declinando, che l’Europa sia ormai diventata un attore secondario e che la Cina sia la potenza emergente. L’efficacia della politica economica cinese suscita ammirazione. Della Cina si osserva la quantità della crescita – intesa come variazione del prodotto interno lordo – e molto meno la qualità della crescita. Nella prima parte (1) abbiamo visto come la Cina abbia investito sempre più capitale fisico in rapporto alla crescita economica che ha ottenuto. Ecco un primo segnale di inefficienza. Ora guardiamo al lato finanziario e alle prospettiva di crescita.

L’enorme massa di investimenti fisici è stata – secondo i cinesi – finanziata per il 60% dalle risorse generate dalle imprese e quindi finanziata per il 40% dal credito. Esiste dunque una esposizione creditizia per una notevole massa di investimenti a produttività decrescente (vedi la prima parte di questo commento). Il debito pubblico ufficiale, quello della sola amministrazione centrale, è modesto. Se però si includono il debito delle amministrazioni locali e le garanzie statali sui cattivi crediti bancari cumulati nel passato, si arriva al 60% di debito pubblico/Pil – una quota in linea con quella dei paesi avanzati. Insomma, abbiamo un settore creditizio esposto e un debito pubblico non minuscolo. Quello che colpisce non è quanto appena detto, ma la crescita del credito in rapporto alla crescita dell’economia reale.
 
Se – per esempio – si espande il credito del 15% e si ottiene una crescita dell’economia reale del 10%, si ha un rapporto di 1,5:1. Se però si espande il credito del 40% per ottenere una crescita del 10%, si ha un rapporto di 4:1. La «produttività marginale» del credito è diminuita: per ottenere la stessa crescita economica si è espanso il credito molto di più. Il rapporto di 1,5:1 è quello cinese «storico». Il rapporto di 4:1 è quello degli Stati Uniti prima della crisi. Oggigiorno in Cina siamo a 7:1. Tutta questa espansione del credito dove va a finire? Se finanziasse la costruzione di impianti e infrastrutture e facesse aumentare l’occupazione, registreremmo una grande crescita dell’economia reale. Se, invece, abbiamo una crescita reale modesta in rapporto alla crescita del credito, allora si arguisce che il gran credito defluisce negli acquisti di immobili esistenti e nell’acquisto di azioni. La crescita del prezzo degli immobili e delle azioni – non essendo una variazione della produzione di beni e servizi – non è, infatti, registrata nel Pil. Con un’espressione «populista», possiamo dire che il credito finanzia la «speculazione».
 
Si potrebbe obiettare che tutto questo conta poco perché la Cina ha ancora un gran bisogno di impianti industriali e infrastrutture. La ricerca di Pivot (citata nella prima parte di questo commento) mostra come la capacità produttiva nel settore dell’acciaio, del cemento e dell’alluminio sia perfino «eccessiva». E mostra anche come le infrastrutture – per esempio i treni – siano insufficienti. Infine, la Cina è molto più urbanizzata di quanto non sembri. La differenza è nella contabilità: i cinesi non considerano città un agglomerato che abbia meno di 1.500 abitanti per chilometro quadrato. Con questo criterio molte città occidentali non sarebbero tali. Con un criterio «occidentale» i cinesi risultano ben più urbanizzati. Songxia, che con i suoi 110 mila abitanti produce 500 milioni di ombrelli l’anno, è giudicata dai cinesi un «villaggio». In conclusione, la Cina non appare così arretrata e bisognosa di impianti industriali e infrastrutture come sembra. Magari ha più bisogno di «efficienza»: l’energia consumata per unità di Pil in Cina è pari a sette volte quella italiana.
 
Nella prima parte di questo commento, dicevamo che vi sono caratteristiche «socialiste» nella crescita cinese: un grande aumento degli investimenti con un occhio distratto quanto all’efficienza dei medesimi. Il sistema creditizio «pompa» in misura crescente mezzi finanziari nel settore economico, ma solo una parte di questi mezzi finisce nella produzione. Da qui le «bolle» edilizie e azionarie che fanno tanto, nei commenti di colore, «capitalismo», ma che sono invece il frutto di un sistema ancora «socialista» – dove l’autorità centrale detta la direzione delle cose del mondo.
 
La Cina dovrebbe quindi cambiare modello di sviluppo: da un’economia trainata dalle esportazioni e dagli investimenti verso un’economia trainata dai consumi privati.
 
I consumi crescono stabilmente se e solo se le famiglie non hanno timore. Se non devono pensare a mantenere la generazione precedente mentre accumulano la propria pensione. Le famiglie risparmiano per far studiare i figli e casomai si rompessero una gamba, giacché il sistema sanitario cinese è costosissimo e lo è anche quello scolastico – si capisce: in proporzione al reddito. I cinesi risparmiano dunque in vista degli eventi futuri, laddove questi eventi sono molto costosi. Se, invece, questi eventi diventassero meno costosi – le assicurazioni e lo «stato sociale» riducono l’onere degli eventi negativi, perché si divide con gli altri la probabilità che si manifestino gli eventi negativi medesimi –, i cinesi risparmierebbero di meno e consumerebbero di più. Tecnicamente parlando, verrebbe meno il risparmio detto «precauzionale». A ben pensarci, i poveri in Europa hanno incominciato a consumare di più quando sono nate le società «di mutuo soccorso»: condividendo in molti – ecco la legge «dei grandi numeri» – gli eventi negativi futuri, la probabilità di essere individualmente rovinati si riduce.
 
Le caratteristiche «socialiste» della Cina sono state (forse) utili fino a oggi, ma per il domani servirebbero caratteristiche «social-democratiche»: meno impianti per la produzione di cemento e più assicurazioni private e «stato sociale». Se così non sarà, la grande capacità produttiva cinese finirà per premere sul mondo, intanto che i prezzi delle case e delle azioni cinesi si gonfiano e si sgonfiano.



(1) http://www.centroeinaudi.it/commenti/la-gran-crescita-cinese-/-prima-parte.html
 

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