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La sfida metropolitana

Presentato sabato 23 maggio il XVI Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, disponibile online.

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La Grecia – parlando a cena / II

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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

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Un disperato bisogno di crescere

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Un disperato bisogno di crescere

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23 Maggio 2015

Presentazione XVI Rapporto Giorgio Rota su Torino

"La sfida metropolitana"

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L'eterno ritorno dell'identico / III

Agli inizi degli anni Trenta si pensò che una politica di austerità potesse riportare la fiducia dei mercati (1). Nella letteratura economica quest’idea è detta «il punto di vista del Tesoro», perché è quanto il Tesoro di Sua Maestà pensava all’epoca. Oggi sembra che le cose non differiscano molto. Lo si vede bene dal G20 (2), che ad aprile sosteneva che non si dovessero toccare le politiche economiche espansive fino a ripresa avvenuta, e oggi sostiene che i bilanci pubblici vanno messi fin da ora sotto controllo.

Si può argomentare a favore di una o dell’altra tesi. La scelta fra le due dipende molto spesso dall’educazione ricevuta, se «keynesiana» oppure «post-keynesiana». Non essendo possibili in economia gli esperimenti di laboratorio – si prova la prima cura e si vede, poi la seconda e si vede –, alla fine si sceglie «al buio».

In questo momento l’onda montante è quella dell’austerità. Ridotta all’essenziale, essa asserisce che: 1) bisogna evitare che i tassi d’interesse (= i rendimenti) sul debito pubblico crescente salgano; 2) essi potrebbero salire, perché un debito crescente potrebbe non essere assorbito dai mercati con dei rendimenti bassi; 3) se salissero i rendimenti sul debito pubblico, salirebbero i tassi di interesse per i privati, con nocumento per il finanziamento dei consumi e degli investimenti; 4) salirebbe il costo del debito pubblico, ciò che renderebbe molto più costose le manovre di correzione.

Implicito nel ragionamento è che l’economia si possa riprendere per conto proprio, ossia senza un sostegno forte della spesa pubblica in deficit. Come andrà a finire ora non lo sappiamo, ma sapremo alla fine.


(1) http://www.ft.com/cms/s/0/6c3604b8-798c-11df-85be-00144feabdc0.html

(2) http://www.centroeinaudi.it/notizie/prima-giapponesi-e-poi-rigoristi.html

Le puntate precedenti:

http://www.centroeinaudi.it/commenti/l-eterno-ritorno-dell-identico.html

http://www.centroeinaudi.it/notizie/leterno-ritorno-dellidentico-/-ii.html


Nota aggiunta il 19 giugno:

L'economista Paul Krugman è contrario all'austerità tornata in voga. Prende allora i casi in cui i paesi che hanno perseguito l'austerità fiscale sono tornati a crescere. E sostiene di aver trovato quanto segue: "So every one of these stories says that you can have fiscal contraction without depressing the economy IF the depressing effects are offset by huge moves into trade surplus and/or sharp declines in interest rates. Since the world as a whole can’t move into surplus, and since major economies already have very low interest rates, none of this is relevant to our current situation".

http://krugman.blogs.nytimes.com/2010/06/18/fiscal-fantasies-2/






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