Save the Date / XVI Rapporto «Giorgio Rota» su Torino

Verrà presentato sabato 23 maggio alle ore 10 a Piazza dei Mestieri, via Jacopo Durandi 13 a Torino.


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Free Speech. Meriti, limiti, dilemmi / Seminario

Lunedì 30 marzo alle ore 15, al Centro Einaudi, in occasione della pubblicazione del numero 211 di Biblioteca della libertà, la curatrice Beatrice Magni ne discute con Corrado Del Bò, Marco Orofino, Mauro Piras.

Locandina


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II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda edizione 2013 del Giorgio Rota Best Paper Award sul tema Creative Entrepreneurship and New Media: Alessandro Gandini, Fania Valeria Michelucci, Giovanna Santanera. Presentazione di Mario Deaglio.


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Scuola di Liberalismo 2015

Dal 17 febbraio al 14 aprile, al Centro Einaudi, in collaborazione con gli Amici della Fondazione Einaudi e l'Ora Libera(le). Lezioni di Giandomenico Barcellona, Rosamaria Bitetti, Marco Bollettino, Riccardo De Caria, Luca Ferrini, Valerio Gigliotti, Kishore Jayabalan, Davide Meinero, Pietro Paganini, Emilia Sarogni, Roberto Francesco Scalon, Paolo Silvestri, Francesco Tuccari, Valerio Zanone e Giacomo Zucco.

Locandina Video ciclo incontri


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Bdl / Call for papers 2015

The Bdl call for papers 2015 is open. Deadline for submission: December 31st, 2015.

Bando / Call


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Giorgio Rota Best Paper Award

On April 6th the 3rd Call will close.


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Le nostre testate

Agenda Liberale

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11/03/2015

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Per il rinnovo della linea editoriale sono sospese temporamente le pubblicazioni di Agenda Liberale

Lettera economica

Un mondo nuovo? / II

26/03/2015

Un mondo nuovo? / II

Giorgio Arfaras

Appunti per investire / IV

20/03/2015

Appunti per investire / IV

Stefano Puppini

Asset Allocation marzo 2015

19/03/2015

Asset Allocation marzo 2015

Giorgio Arfaras

Pubblicazioni

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

di AA.VV.

II Quaderno del Premio «Giorgio Rota»

Il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi pubblica il Secondo Quaderno del Premio «Giorgio Rota» nel quale sono presentati i paper dei vincitori della seconda...

Un disperato bisogno di crescere

a cura di Mario Deaglio

Un disperato bisogno di crescere

Contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Anna Lo Prete, Paolo Migliavacca, Anna Paola Quaglia, Giuseppe Russo. Presentazione di Franco Polotti. Realizzato...

Biblioteca Fulvio Guerrini

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Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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Algoritmi

Circa venticinque anni fa il mercato azionario italiano (ma non solo) era un misto di comportamenti artigianali e di poche informazioni. I bilanci delle imprese quotate erano sommari. Le imprese non discutevano le proprie strategie. Gli analisti finanziari non esistevano. Ciò nonostante, albergavano nella mente degli agenti di cambio, una figura professionale che risaliva alle riforme napoleoniche, delle osservazioni che un giorno avrebbero dato vita ai cosiddetti algoritmi.

Con pesante accento lombardo, essi sostenevano – di solito sottovoce, quasi fosse un sapere esoterico – che i prezzi quel giorno erano saliti troppo, e dunque che il giorno dopo sarebbero saliti meno o scesi. Insomma, informalmente, gli agenti di cambio avevano in testa un modello fatto di «derivate d’ordine superiore» (= il giorno dopo i prezzi, pur salendo, sarebbero saliti meno) e di «deviazioni standard» (= a un’ascesa eccessiva, che è un comportamento anomalo, segue molto spesso una flessione, che riporta i prezzi in un canale di deviazioni dalla media normali). Bene, oggi ci sono algoritmi che arbitrano i prezzi, ossia vendono o comprano alla presenza di deviazioni anomale. E comprano e vendono – soprattutto negli Stati Uniti – delle quantità spropositate di titoli in nano secondi.

Oltre agli arbitraggi senza modelli matematici espliciti, si avevano anche dei giudizi sul futuro. Di solito, almeno in Italia, essi erano legati ai «cicli politici». Si osservava il governo, il sindacato, e così via. Oggi gli analisti giudicano lo stesso i cicli politici, ma lo fanno in maniera più formale, osservando l’inflazione, il debito pubblico, e via dicendo. Il giudizio sul ciclo politico alla fine si estrinseca nei prezzi delle obbligazioni. I quali prezzi delle obbligazioni definiscono i rendimenti delle stesse (il prezzo varia e la cedola è fissa) e anche il fattore di sconto delle azioni (il prezzo di un’azione è il flusso d’utili scontato per il rendimento del debito pubblico). Bene, oggi ci sono algoritmi che vendono o comprano le obbligazioni sulla base degli andamenti dei debiti pubblici, dell’inflazione, eccetera. E comprano e vendono – soprattutto negli Stati Uniti – delle quantità spropositate di titoli in nano secondi.

Si suppone che il 70% delle transazioni statunitensi siano originate dagli algoritmi (1), sia da quelli che definiscono gli arbitraggi sia da quelli che definiscono la composizione dei portafogli fra azioni e obbligazioni (come il modello neurale di Economia@Centroeinaudi).

I lodatori del tempo che fu sostengono che gli algoritmi sono pericolosi, perché possono sfuggire di mano, così aumentando il rischio, semmai si mettessero tutti, come si dice in gergo, «nella stessa direzione» (in acquisto o in vendita). I lodatori dell’oggi sostengono che gli algoritmi sono delle macchine di pensiero utili, e che la loro pericolosità è esagerata: se tutti si mettessero a comprare, o a vendere, i prezzi salirebbero così tanto, o scenderebbero così tanto, da spingere gli algoritmi – insospettiti dalle anomalie – a vendere o a comprare, proprio come gli agenti di cambio con pesante accento lombardo.


(1) http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2010/07/monsters-in-the-market/8122/





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