Politica e responsabilità. Machiavellian Insights

Pubblicato il n. 209 di «Biblioteca della libertà», a cura e introduzione di Beatrice Magni. Saggi di Giovanni Giorgini, Joseph V. Femia, Stephen de Wijze, Martine Leibovici. 


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XIX Rapporto sull'economia globale e l'Italia

Il Rapporto, curato da Mario Deaglio, sarà presentato il 18 novembre presso l'Assolombarda di Milano.

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www.quadrantefuturo.it

Il nuovo sito web è online. Quadrante Futuro, iniziativa congiunta di Ersel e Centro Einaudi, intende fornire ai navigatori di Internet una rotta panoramica costantemente aggiornata, che passa per quattro grandi “isole” (o punti cardinali del Quadrante): Terra, Paesi, Settori e Congiuntura e un Focus Italia che è una novità, insieme alle schede in lingua inglese.


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Il Centro Einaudi festeggia il 50° anniversario della fondazione e vorrebbe farlo con tutti coloro che hanno condiviso tempo, ideali e hanno seguito e appoggiato il nostro lavoro.

Seguiranno i dettagli dell'evento.


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"Alberto Musy" Call for Projects 2014

The Centro Einaudi will make available a research grant in memory of Alberto Musy, a distinguished comparative law researcher and professor, fellow of the Centro Einaudi  and member of its Comitato Direttivo (Management Committee). Deadline November 15, 2014.

Call  


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XXVII Conferenza Fulvio Guerrini

Relatrice della Conferenza Guerrini 2014 è stata Sylvie Goulard, Deputato al Parlamento Europeo. Ha introdotto Anna Caffarena.  
Invito
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Le nostre testate

Biblioteca della libertà

 

Agenda liberale

The six-year itch

22/10/2014

The six-year itch

di Francesco Chiamulera

Lettera economica

Gli stress test delle banche II

31/10/2014

Gli stress test delle banche II

di Giorgio Arfaras

Gli stress test delle banche I

31/10/2014

Gli stress test delle banche I

di Monica straniero

Asset Allocation - ottobre 2014

24/10/2014

Asset Allocation - ottobre 2014

di Giorgio Arfaras

Pubblicazioni

Economic Freedom of the World (2014)

Economic Freedom of the World (2014)

  Il 7 ottobre 2014 è stato presentato dal Fraser Institut (referente dell’Economic Freedom Network per l’Italia è il Centro Einaudi) il rapporto 2014 sulla libertà...

Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

Il bilancio delle risorse per il Piemonte: recuperare il federalismo fiscale per tornare a crescere

La ricerca di Giuseppe Russo, Lucia Quaglino, Massimo Occhiena, Marco Orlando svolta dal Centro Einaudi in collaborazione con la CCIAA di Torino.

Biblioteca Fulvio Guerrini

Biblioteca Fulvio Guerrini

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.

 

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17 ottobre 2014 - XXVII Conferenza Fulvio Guerrini 

“Europa: guardare lontano”

 

 

 

 

 

La crisi in corso in Europa / II

Alcuni paesi europei hanno un debito pubblico elevato sul quale pagano un interesse maggiore del proprio tasso di crescita. Per evitare che il loro debito esploda, debbono perciò avere un avanzo dei conti dello stato prima del pagamento degli interessi, oppure debbono ridurre il debito di partenza. (In linea teorica uno può pensare anche a una crescita «miracolosa», ma scartiamo quest’opzione.) Essi hanno un debito pubblico elevato, perché è elevato in quanto tale (la Grecia), oppure perché è diventato elevato con l’aggiunta del debito delle banche in difficoltà (l’Irlanda). Il Portogallo assomiglia alla Grecia e la Spagna all’Irlanda.


Vediamo quali sono le vie d’uscita senza determinare la probabilità delle stesse. Partiamo semplicemente dalla definizione della distribuzione dei costi delle vie d’uscita (1).


L’abbandono dell’euro per riabbracciare una moneta debole scarica i costi su chi possiede le attività finanziarie locali. Ossia i ricchi e il sistema finanziario estero. I primi possono però portar fuori una parte dei propri capitali prima dell’evento, vendendo le proprie attività ai compatrioti sprovveduti e alla Banca Centrale Europea. Il sistema finanziario, invece, non può farlo per le masse che sono in gioco (2). Chi vende deve trovare qualcuno che compri, e quindi qualcuno si trova in portafoglio con le attività finanziarie nella nuova moneta debole: in gran parte la Banca Centrale Europea, in parte altre imprese finanziarie. In aggiunta, dopo l’eventuale uscita dall’euro, si avrebbe pure la possibilità di generare inflazione con una rinata banca centrale nazionale. Dopo i concittadini meno informati e il sistema finanziario internazionale, ecco che ci rimettono i pensionati e i lavoratori meno qualificati e non sindacalizzati dei paesi mal messi. Questa è una soluzione da «repubblica delle banane», dove le oligarchie locali scaricano sull’estero e sui compatrioti meno informati e meno protetti i costi dell’aggiustamento.


Le soluzioni non da «repubblica delle banane» sono, restando nell’euro: A) schiacciare i costi del lavoro attraverso una recessione protratta. Ci rimetterebbero le persone con i lavori meno qualificati e i meno sindacalizzati. Chi, essendo povero, abbia un mutuo ipotecario da pagare si troverebbe in difficoltà. B) In alternativa, alzare delle barriere doganali per difendere l’occupazione domestica. Questa opzione funziona se l’economia è diversificata ed efficiente. Altrimenti, si alzano i prezzi delle merci importate con nocumento per il tenore di vita dei poveri. C) Alzare le imposte sul valore aggiunto. I poveri che consumano più dei ricchi sono penalizzati. Alzare le aliquote di imposta alle persone giuridiche. Qui sono penalizzate le piccole imprese, che hanno dei flussi di cassa ridotti. Alzare le imposte alle persone fisiche. Qui sono penalizzati i ricchi. D) Tagliare la spesa pubblica sanitaria e per l’istruzione. Qui sono penalizzati i poveri. Infine, come ultima ratio, restando nell’euro: E) ristrutturare il debito. Esso, se detenuto in misura cospicua dall’estero, urta il sistema finanziario internazionale.


Nel gioco delle possibilità, come si vede, a rimetterci di più sono il sistema finanziario internazionale e i poveri. Una combinazione che suona buffa. Se non si trova una via d’uscita, nel primo caso abbiamo una crisi finanziaria, nel secondo una crisi sociale.


Ha dunque senso «comprare tempo». La Banca Centrale Europea, infatti, compra il debito dei paesi in difficoltà per evitare che si alzi troppo il costo dello stesso. Anche al sistema finanziario conviene che si salvi il debito di questi paesi. Dunque dovrebbe chiedere dei rendimenti inferiori a quelli che sta chiedendo.


Eppure i mercati chiedono dei rendimenti non sostenibili. In altre parole, non sorge un comportamento collettivo, perché alcuni pensano di ottenere di più agendo in proprio (il cosiddetto «errore di composizione»: se tutti cercano di uscire disordinatamente da un cinema in fiamme, ci sono più vittime di quelle che ci sarebbero se tutti uscissero ordinatamente).


Il sistema finanziario non sta facendo i propri interessi, si direbbe. L’altra spiegazione è che il sistema finanziario sa che il suo miglior interesse sarebbe il salvataggio dei paesi mal messi. Ma agisce tenendo presente un altro fattore in gioco. La Banca Centrale Europea – questo potrebbe essere il ragionamento – alla lunga non sarà in grado di controllare i comportamenti dei mercati.


Perché non dovrebbe essere in grado di farlo, se la sua potenza di fuoco è virtualmente illimitata? Per le pressioni politiche degli elettorati nazionali. L’Europa è un condominio dove tutti litigano con tutti (3). Per dirla in gergo, i mercati sanno che il first best (il primo migliore) è il salvataggio, ma sospettano che possa non funzionare, e dunque scelgono il second best (il secondo migliore). Si sta imboccando un sentiero già percorso? Dopo la Grande Guerra furono chieste alla Germania delle riparazioni che non era in grado di sostenere (4).



(1) http://mpettis.com/2010/11/the-rough-politics-of-european-adjustment/


(2) http://www.nytimes.com/interactive/2010/05/02/weekinreview/02marsh.html?scp=3&sq=graph%20europe&st=Search


(3) http://www.corriere.it/editoriali/10_novembre_28/panebianco_75bbd4e4-fac5-11df-abbf-00144f02aabc.shtml


(4) http://www.irisheconomy.ie/index.php/2010/12/01/barry-eichengreen-on-the-irish-bailout/#more-8831



L'articolo è stato pubblicato il 6 dicembre 2010 su:

http://temi.repubblica.it/limes/a-chi-fa-comodo-salvare-i-paesi-in-crisi-di-solvibilita/17519







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