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Al di là della politica. Filosofia e retorica in Leo Strauss.
Leo Strauss è oggi unanimemente considerato uno dei maggiori protagonisti della filosofia politica del ventesimo secolo. L'autore, Alberto Ghibellini, è attualmente ricercatore del Centro...
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a cura di Mario Deaglio, contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Giuseppina De Santis, Giorgio S. Frankel, Anna Lo Prete, Giuseppe...

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.
La Cina ha accumulato, come contropartita dei propri avanzi commerciali, delle enormi riserve valutarie. Esse sono investite soprattutto in dollari. Infatti, la Cina ha accumulato una gran quantità di debito pubblico statunitense. Ora la Cina si guarda intorno. E si guarda intorno per due ragioni: la diversificazione del proprio portafoglio – non può investire solo nel debito pubblico statunitense – e le occasioni che si presentano. Immaginiamo l’Europa in crisi per effetto del debito dei paesi detti periferici (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna, ossia i PIGS, nell’acronimo cafone della finanza e della stampa popolare anglosassone). A causa della crisi, il debito pubblico di questi paesi ha un rendimento elevato e l’euro non è proprio «pimpante». I cinesi intervengono, comprando il loro debito pubblico.
1) Se gli acquisti cinesi sono fatti durante la crisi, quando gli investitori latitano, il potere negoziale esercitabile è notevole. È possibile, come nel caso greco, chiedere in contropartita l’uso del porto del Pireo e chiedere che le navi siano comperate in Cina.
I paesi in crisi di liquidità si risanano, mentre ricevono gli aiuti finanziari. Alla fine sono solventi. I paesi possono però non risanarsi e quindi alla fine possono non rimborsare in tutto o in parte il debito. Quasi sempre il debito degli stati in crisi è stato rimborsato in larga misura. Dunque alla fine il vero rischio è quello di un rimborso parziale.
I cinesi possono fare «bingo», a condizione che questi paesi si risanino: ottengono delle licenze e dei contratti, delle obbligazioni con rendimenti elevati, tengono il loro cambio competitivo e diversificano le riserve. Che cosa accadrebbe, invece, se la scommessa fosse sbagliata, vale a dire se i paesi europei malmessi non si risanassero? I cinesi avrebbero delle obbligazioni su cui in parte perdono, e un cambio dell’euro che per un periodo più o meno lungo si indebolisce in rapporto al dollaro e quindi alla moneta cinese. Restano però le licenze e i contratti.
Se uno pensa che quelle licenze e quei contratti non sarebbero mai stati ottenuti in condizioni normali, ossia con un’Europa non in crisi, allora ci si avvicina a comprendere il senso della scommessa cinese. Quei contratti producono nei decenni dei redditi, che potrebbero ridurre la perdita sul debito dei paesi europei malmessi, anche nel caso in cui questi rimborsassero solo in parte il proprio debito.
In conclusione, nel caso peggiore i cinesi possono perdere poco, in quello migliore fare «bingo». La scommessa cinese è perciò razionale.
C’è dell’altro. Il ragionamento è stato condotto sotto la condizione di coeteris paribus. Vale a dire, che tutto quanto il resto che accade al mondo non si muova. Rimuoviamo la condizione. Il debito statunitense non è ben messo come si crede. I cinesi hanno più volte ribadito che ne sono ben coscienti. L’investimento in un’Europa in difficoltà non è allora una diversificazione dell’investimento nei magnifici Stati Uniti. È un investimento in un’area in cui le difficoltà sono ormai emerse, che va messo in rapporto a un investimento in un’area le cui difficoltà prima o poi emergeranno.
È uscita la Summer Call for Papers 2013 di LPF
The 2013 LPF Summer Call for Papers is available online
WP 1/13 "Taking Self-Realization Seriously. A Critique of the Rawlsian Argument for Equality of Opportunity"