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Al di là della politica. Filosofia e retorica in Leo Strauss.
Leo Strauss è oggi unanimemente considerato uno dei maggiori protagonisti della filosofia politica del ventesimo secolo. L'autore, Alberto Ghibellini, è attualmente ricercatore del Centro...
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a cura di Mario Deaglio, contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Anna Caffarena, Giuseppina De Santis, Giorgio S. Frankel, Anna Lo Prete, Giuseppe...

Dotata di oltre 9.000 volumi, offre una documentazione unica in Italia sul pensiero liberale contemporaneo, con ampio spazio anche per pubblicazioni, banche dati e periodici italiani e stranieri.
L’analisi empirica sembra dimostrare che esiste una correlazione positiva e statisticamente significativa tra la bellezza e il successo elettorale di un candidato: in media, l’aumento unitario della deviazione standard della variabile «bellezza» fa crescere di 1,5-2 punti la percentuale di voti ottenuti. Il risultato non è da poco se si pensa che, nelle quattro elezioni federali svoltesi tra il 1996 e il 2004, una competizione elettorale su dieci è stata vinta con uno scarto inferiore all’1,4%. Questo significa che almeno in un caso su dieci il risultato elettorale sarebbe stato diverso se il candidato proposto fosse stato più avvenente.
King e Leigh distinguono poi tra candidati maschi e femmine e tra volti «nuovi» e «vecchi». L’«effetto marginale della bellezza» è maggiore per i candidati maschi e per quelli che si affacciano sulla scena politica per la prima volta. Sembra quindi essere di sesso maschile e «nuovo» il candidato del quale l’aspetto esteriore risulta importante. Il motivo della differenza di genere è dovuto probabilmente al persistere dello stereotipo secondo cui una donna bella difficilmente potrà essere anche intelligente. Il prevalere dell’effetto marginale della bellezza per i volti nuovi della politica trova la sua giustificazione nel fatto che la bellezza diventa un sostituto di altre informazioni sostanziali sul candidato.
Gli autori dell’articolo si domandano inoltre se l’aumentata probabilità di essere eletti grazie alla bellezza sia dovuta a ragioni di produttività o di discriminazione. In altre parole, si chiedono se gli elettori votino tenendo in considerazione anche la bellezza perché ritengono che possa accrescere la produttività dei politici, i quali svolgono un lavoro in cui le interazioni personali hanno un ruolo significativo, o se si tratti di un mero fattore discriminatorio. Nel primo caso, gli elettori pensano che l’aspetto fisico possa aiutare i politici nei loro incontri pubblici, nella capacità di persuadere volta a far prevalere il loro punto di vista e nell’abilità di «bucare lo schermo» facendo passare le loro idee. Per dirla in termini economici, avere un politico di bell’aspetto sarebbe più efficiente. L’evidenza empirica suggerisce però che i rendimenti della bellezza in politica siano di natura discriminatoria piuttosto che dettata da aspettative di maggiore produttività: sarebbe la bellezza dei candidati per sé stessa, insomma, a influenzare la scelta degli elettori. Se in uno scontro elettorale Tersite, il più brutto dei Greci nell’Iliade, avesse come avversaria Mara Carfagna, considerata dal quotidiano inglese «Daily Mail» una delle rappresentanti politiche più avvenenti del mondo, il primo avrebbe, coeteris paribus, minori possibilità di vincere le elezioni rispetto alla seconda.
«La bellezza da sola persuade gli occhi degli uomini senza aver bisogno d’avvocati», scrisse William Shakespeare. Pare che questo sia vero anche in politica.
È uscita la Summer Call for Papers 2013 di LPF
The 2013 LPF Summer Call for Papers is available online
WP 1/13 "Taking Self-Realization Seriously. A Critique of the Rawlsian Argument for Equality of Opportunity"