Biblioteca della Libertà

Anno XLIII, n. 192, luglio-settembre 2008

Verso la fine della supremazia occidentale? / Come cambia la geografia del potere mondiale. Petrolio, monete, nuovi regionalismi

Is western supremacy coming to an end? / How the geography of world power is changing

Verso la fine della supremazia occidentale? / Come cambia la geografia del potere mondiale. Petrolio, monete, nuovi regionalismi

Il greggio a ben più di 100 dollari, nel 2008, non sarebbe forse uno shock petrolifero molto diverso da quelli degli anni Settanta e inizio Ottanta, ma esso si intreccia con altri processi che stanno portando il mondo verso una svolta davvero epocale e irreversibile, con la fine dell’ordine internazionale del secondo dopoguerra, il rapido declino della potenza degli Stati Uniti e del dollaro, l’arenarsi del processo di unificazione europea, l’ascesa della Cina e dell’India (che farà dell’Asia il nuovo baricentro del mondo) e la possibile, futura nascita di grandi «allineamenti» internazionali, se non veri e propri «blocchi», che comprenderanno parte dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa.

flageng

Crude oil at well over 100 dollars a barrel in 2008 – the shock would not necessarily be greater than those of the 1970s and early 1980s. The difference is that it is bound up in other processes that are leading the world towards a truly epoch-making, irreversible turnaround, with the end of the postwar world order, the rapid decline of the power of the United States and the dollar, the stagnation of the process of European unification, the rise of China and India (which are turning Asia into the new barycentre of the world) and the possible future birth of major international ‘alignments’, if not veritable ‘blocs’, including parts of Asia, the Middle East and Africa.

Abstract

Dalla luna di miele al matrimonio: presente e futuro delle relazioni fra Cina e Ue

From honeymoon to marriage: The state and future of China-Europe relations

Dalla luna di miele al matrimonio: presente e futuro delle relazioni fra Cina e Ue

Il partenariato strategico sino-europeo è un elemento importante e molto positivo nel panorama della politica mondiale. Ciò nondimeno, fatti salvi tutti gli aspetti apprezzabili, è evidente che il rapporto ha cominciato a uscire dalla fase della «luna di miele». È altresì chiaro che il mutato – più sobrio – clima delle relazioni fra i due, a partire dal 2007, è venuto a determinarsi per iniziativa europea. Ora occorre che nella relazione si sviluppino quei meccanismi che rendono un matrimonio durevole: moderare le aspettative reciproche, rinunciare a una retorica superficialmente ottimistica, imparare a convivere con le differenze, minimizzandole e comunque gestendole. Dobbiamo attenderci frizioni occasionali, ma i forti legami e gli interessi condivisi avvicineranno Cina ed Europa sempre più in futuro.

flageng
The Sino-European strategic partnership is important in world affairs and is, on the whole, very positive. Nonetheless, despite all the positives, it is evident that the relationship has begun to emerge from its ‘honeymoon’ phase. It is also evident that the changed, more sober climate in relations since 2007 comes primarily from the European side. Going forward, the two sides will need to lower their expectations somewhat; clarify their rosy rhetoric; learn how to live with, narrow or manage their differences; and develop the mechanisms to build a truly sustainable long-term marriage. Occasional frictions are to be expected, but the strong bonds and mutual interests will drive China and Europe closer and closer together over time.
Abstract

L'ultimo baluardo. Le economie emergenti possono sfidare il complesso militare-industriale occidentale?

The last bastion. Can emerging economies challenge the western military-industrial complex?

L'ultimo baluardo. Le economie emergenti possono sfidare il complesso militare-industriale occidentale?

Il sistema internazionale di produzione e scambio di armamenti sembra essere l’«ultimo baluardo» della storica egemonia dei paesi occidentali. In un mondo che sposta il suo baricentro economico verso Oriente, parametri e misurazioni tradizionali lasciano intendere che sia ancora lontano nel tempo il momento in cui Russia, India e Cina potranno divenire una seria minaccia per il complesso militare-industriale atlantico. Tuttavia, valutazioni di altra natura gettano alcuni dubbi sull’affidabilità e l’accuratezza di queste stime. Inoltre, la progressiva scomparsa dei conflitti convenzionali tra eserciti lascia poche certezze su quanto la supremazia tecnologica occidentale corrisponda a un’effettiva superiorità militare sul campo di battaglia.

flageng
The international arms production and exchange system would appear to be the last ‘bastion’ of the West’s historical hegemony. In a world that is shifting its economic barycentre eastwards, traditional parameters and measurements suggest that the time is still far off in which Russia, India and China will become a serious threat to the Atlantic military-industrial complex. Assessments of a different nature, however, cast doubts on the reliability and accuracy of such estimates. Moreover, the progressive disappearance of conventional conflicts between armies leaves few certainties as to how much western technological supremacy corresponds to effective military superiority on the battlefield.
Abstract

Conferenze Fulvio Guerrini / Liberalismo e religione. Diritto naturale, conoscenza e concorrenza culturale

Fulvio Guerrini Lectures / Liberalism and religion, Natural rights, knowledge and cultural competition

Conferenze Fulvio Guerrini / Liberalismo e religione. Diritto naturale, conoscenza e concorrenza culturale

Il linguaggio comune che associa il liberalismo alla generosità è chiaramente fuorviante. Lo stesso accade, a un livello di discorso superficiale, al conservatorismo, quando si parla di stima prudente, conservatrice. Ridurre tutto ad atteggiamenti, ad esempio contrapporre la generosità alla prudenza, segnala in realtà un autentico problema del conservatorismo. Il conservatorismo è fondamentalmente opportunistico. In assenza di un principio in base al quale valutare le realtà che debbono affrontare, i conservatori fanno appello a regole di prudenza come quella secondo cui il cambiamento deve essere graduale. Si può essere a favore della conservazione di un ordine liberale: in altre parole, mentre il conservatorismo subisce la dipendenza da valori che non gli sono propri, il liberalismo riposa su una sua proposizione indipendente. Ogni uomo, per natura, è padrone di se stesso, mantiene il dominio su di sé e sui frutti del proprio lavoro. Questo diritto naturale di auto-appartenenza – un diritto individuale al singolare – è il punto di partenza dal quale ogni cosa segue. È allora che l’unico diritto naturale diventa la moralità della reciprocità. Fin quando interagiamo volontariamente, possiamo accettare lo stile di vita gli uni degli altri. Per quanto riguarda la religione, sono tre le caratteristiche mentali che appartengono alla rivoluzione culturale giudaico-cristiana. L’una è che la natura è smitizzata. L’altra caratteristica rivoluzionaria è stata l’idea della storia, vista non più come eterna ripetizione ciclica bensì come processo teleologico incompiuto. Infine, va considerata la demistificazione del potere politico. Nel competere con altre istituzioni, la Chiesa non soltanto ridimensionava le pretese di conoscenza degli altri, ma a lungo andare si rese conto che la propria concezione della conoscenza era piuttosto scettica. Dobbiamo utilizzare la ragione, dobbiamo assumere la responsabilità dei nostri giudizi, dobbiamo cercare di migliorarli apprendendo dall’esperienza. Il liberalismo e la cristianità non sono conformi, sebbene in un senso importante siano in consonanza. I liberali, come gli ebrei e i cristiani, laici o meno, possono, partendo da un ottimismo religioso o dallo scetticismo intellettuale, giungere a quella medesima proposizione metafisica che è l’unica da cui discende la libertà.

flageng
The common language that associates liberalism with generosity is clearly misleading. The same happens on that superficial level of speech to conservatism, when we talk about a conservative estimate. Such a reduction to attitudes, like generosity versus caution, actually points to a real problem in conservatism. Conservatism is essentially opportunistic. Lacking a principle from which to judge the realities they are confronted with, conservatives in western societies resort to rules of prudence like ‘change should be slow’. One could be in favour of conserving a liberal order or, in other words, while conservatism becomes dependent on values not its own, liberalism rests on an inherent independent proposition. Everyman, by his nature as a man, owns himself, holding sway over himself and the fruit of his labour. This natural right of self-ownership, an individual right in the singular, is the point of departure from which everything else follows. The one natural right thus becomes the morality of reciprocity. As long as we interact voluntarily, we can accept each other’s way of life. As far as religion is concerned, there are three mental characteristics that amount to a Judaeo-Christian cultural revolution. One is that nature is demythologised. The other is the concept of history not as a cyclical eternal repetition but as, so to speak, teleological unfinished business. And finally there is the demystification of political power. Competing with other institutions, the church not only deflated the knowledge pretensions of others, but also realized that its own conception of knowledge was a somewhat sceptical one. We have to use reason, taking responsibility for our judgements and improving them by learning from experience. Liberalism and Christianity are not in conformity, though in an important sense they are consonant. Starting from religious optimism or from intellectual scepticism, liberals, as well as Jews and Christians, secular or otherwise, can arrive at the same metaphysical proposition, the only from which liberty follows.
Abstract

Le ricerche del Centro Einaudi / Italia a rischio frammentazione

Centro Einaudi Reports / Italy at risk of fragmentation

Le ricerche del Centro Einaudi / Italia a rischio frammentazione

Debolezza internazionale – con una specifica debolezza dell’economia italiana in termini quantitativi e una serie di anomalie strutturali, rispetto agli altri paesi avanzati, in termini qualitativi, ad esempio nel settore istruzione-ricerca scientifica – e debolezza interna – con indizi importanti di disgregazione sociale (emersi per esempio per effetto dell’emergenza rifiuti della Campania) e con l’ampliarsi dei divari territoriali e tra fasce di reddito – caratterizzano l’Italia di questi primi anni del nuovo secolo. Il paese sarà favorito dal rinnovamento annunciato della sua politica economica? In realtà, nei paesi avanzati i maggiori benefici ottenibili dalle politiche governative sono quelli in tempi lunghi – paradossalmente, quelli che interessano meno alla politica – mentre in tempi brevi siamo di fronte a difficoltà molto maggiori.

flageng
The Italy of the early years of the new century is characterised by weakness both internationally – with a specific weakness of its economy in quantitative terms, and a series of structural anomalies with respect to other advanced countries in qualitative terms, in education and scientific research, for instance – and domestically – with strong evidence of social disruption (as a result of the refuse emergency in Campania, for example) and the widening of gaps between geographical areas and income brackets. Will the country benefit from the promised renewal of its economic policy? The fact is that, in advanced countries, the greatest benefits of government policies are reaped in the long term paradoxically, the time-scale of least interest to politicians whereas in the short term we are faced with much larger difficulties.
Abstract

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