Biblioteca della Libertà

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Categoria/Category: Anno XXXIX, n. 173, 174, 175 gennaio-giugno 2004
Editore/Publisher: Centro Einaudi

Abstract

Argomento di questo saggio è il confronto fra modi diversi di trattare le preferenze individuali. Tale confronto viene realizzato nel contesto della teoria politica liberale, il suo fine essendo quello di stabilire se sia possibile definire un criterio per giudicare l’importanza delle preferenze individuali: un criterio che ci abiliterebbe a circoscrivere quelle preferenze meritevoli di speciale considerazione pubblica. In altre parole, l’idea è di distinguere fra preferenze che rappresentano esclusivamente «desideri» e altre che costituiscono anche «bisogni». L’autrice esamina tre soluzioni possibili: un modello del benessere, un modello minimalista, un modello moderatamente anarchico, analizzandone limiti e contraddizioni. La sua soluzione preliminare al dilemma sarebbe l’identificazione di un criterio per trattare le preferenze che tenga conto di ciò che realmente significa sperimentare i vantaggi/svantaggi della soddisfazione/frustrazione di certi desideri. Tale criterio dovrebbe fondarsi sulla nozione di standard di vita, derivati da riferimenti costitutivi quanto agli aspetti materiali e contestuali della libertà e al controllo sul comportamento e sull’azione che la disponibilità di beni garantisce alle persone.

The topic of this paper is the comparison between different ways of dealing with individual preferences. The comparison is made in the context of liberal political theory, its aim being to establish whether it is possible to pinpoint a criterion for judging the importance of individual preferences: a criterion, that is, that would enable us to circumscribe those preferences worthy of special public consideration. In other words, the idea is to distinguish between preferences that represent solely ‘desires’ and other that also constitute ‘needs’. The author examines three possible solutions: a welfare model, a minimalist model and a moderate anarchic model, analysing their limitations and contradictions. Her preliminary solution to the dilemma is the identification of a criterion for dealing with preferences, taking into account what it actually means to experience the advantages/disadvantages of the satisfaction/frustration of certain desires. This criterion should be based on a notion of standards of living deriving from constitutive references to material and contextual aspects of liberty and to the control over behaviour and action which goods guarantee people.

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