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Abstract

7 settembre 2006 – Pubblicata dall’Economic Freedom Network, di cui il Centro Einaudi è partner per l'Italia, la decima edizione del Rapporto sulla libertà economica nel mondo

Disponibile in versione integrale sul sito web del Fraser Institute, il Rapporto 2006 rappresenta il proseguimento dell'impegno del Fraser Institute di Vancouver e dell'Economic Freedom Network, composto da diversi istituti di ricerca in 53 paesi del mondo (per l’Italia il Centro Einaudi), per lo sviluppo di uno strumento di misurazione oggettiva della libertà economica.
La novità contenuta nel Rapporto 2006 è la comparazione tra l’impatto della libertà economica e degli aiuti stranieri sulla crescita economica nei paesi poveri. Dall’analisi risulta che la libertà economica ha un impatto positivo sulla crescita e lo sviluppo delle nazioni più povere, mentre molto meno efficaci sono invece gli aiuti internazionali.
Queste conclusioni sono in contraddizione con l’assunto alla base delle politiche mirate alla massimizzazione degli aiuti internazionali ossia con la nozione di “trappola di povertà”. Secondo quest’ultima teoria, infatti, per i paesi più poveri esiste il forte rischio di non riuscire a crescere perché “intrappolati” nel circolo vizioso della stessa povertà e solo un “big push”, una potente spinta di donazioni dall’estero permetterebbe di rompere tale spirale. Gli autori del rapporto sostengono, invece, che se si prende in considerazione il livello di libertà economica delle nazioni povere, ci si rende immediatamente conto che le nazioni economicamente più libere crescono a un ritmo più sostenuto indipendentemente dal livello delle “iniezioni” di aiuti dall’estero.
L’edizione 2006, frutto dello sforzo congiunto dei 53 istituti di ricerca del network, presenta la serie di indicatori sintetici più completi e statisticamente accurati sulla libertà economica oggi disponibili per 130 paesi del mondo. Tali indicatori sono basati su 38 parametri e sotto-parametri utilizzati per misurare la libertà economica in cinque aree principali: (I) il "peso" dello Stato, (II) la struttura legale e la tutela della proprietà privata, (III) l’accesso al credito, (IV) l'apertura agli scambi con l'estero e (V) la regolamentazione del lavoro, dei mercati finanziari e delle attività operative.
Sulla base dei dati completi più recenti (anno 2004), al vertice della classifica delle economie più libere del mondo si trovano Hong Kong, Singapore, la Nuova Zelanda, la Svizzera e gli Stati Uniti. Seguono sulla soglia di voto ‘8’ (su una scala da 1 a 10) il Regno Unito, l’Irlanda e il Canada. L’Italia è al 45° posto (vedi sotto), mentre le altre grandi economie si classificano come segue: Germania al 17° (voto 7,6), Giappone al 19° (voto 7,5), Francia al 24° (voto 7,3), India al 53° (voto 6,7), Messico al 60° (voto 6,6), Cina al 95° (voto 5,7), Brasile all’88° (voto 5,9) e Russia al 102° posto (voto 5,6).
Nella parte bassa della classifica si trovano prevalentemente i paesi africani, sudamericani ed ex-socialisti. Fanno eccezione il Cile (20°) e il Botswana (35°). In coda alla classifica si posizionano il Venezuela, il Congo, il Myanmar e, al 130° e ultimo posto, lo Zimbabwe. Altri paesi, come Cuba e la Corea del Nord, non compaiono in classifica perché per essi non sono disponibili dati completi.
Tornando all’Italia, con un indice sintetico di 6,9 su 10, il nostro paese si trova al 45° posto della classifica dei 130 paesi analizzati. L’Italia ha visto tra il 2000 e il 2003 un peggioramento in termini assoluti del voto e una posizione in classifica che nel 2004 ritorna ai livelli della metà degli anni ’80, pur essendo migliorato il voto. Questo perché si è verificata nel mondo una generale tendenza all’aumento della libertà economica.
Scendendo nel dettaglio delle cinque principali componenti dell’indice, si può notare come il peggioramento della posizione dell’Italia nel periodo 2000-2004 sia essenzialmente legato a voti particolarmente bassi sulla struttura legale (in particolare nel giudizio sull’indipendenza e imparzialità del sistema giudiziario) e sull’apertura agli scambi con l’estero (in particolare relativamente alle restrizioni, di fatto, all’afflusso di capitali dall’estero). Migliorati – ma in maniera non sufficiente a bilanciare i peggioramenti – invece i voti relativi al “peso” dello Stato e alla regolamentazione del mercato del credito e del lavoro.
La versione integrale del rapporto Economic Freedom of the World sarà disponibile sul sito web www.freetheworld.com. Nella sezione "Ricerche/Indici di libertà economica" del sito web del Centro Einaudi è disponibile una serie di paper di approfondimento sul tema della libertà economica. In particolare, per un approfondimento e una rilettura in chiave critico-comparativa della metodologia di analisi utilizzata dal Fraser Institute nella realizzazione del Economic Freedom of the World si rimanda alla pubblicazione Misurare la libertà economica nel mondo, in Europa, in Italia – a cura di Giovanni Ronca e Gabriele Guggiola, con la prefazione di Mario Deaglio – che riunisce in volume gli indici della libertà economica del mondo, dell'Ue e delle regioni italiane.

La versione integrale del rapporto Economic Freedom of the World è disponibile sul sito web http://www.freetheworld.ca/release_2006.html

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