Ricerche e Progetti

6 Dicembre 2014 - Giorgio Arfaras e Giuseppe Russo

Per migliorare il QE e completare il Piano Juncker – Una proposta del Centro Einaudi

Inquadriamo prima il problema del rilancio dell'economia dell'Euro-zona. Volens nolens si arriva al nodo della politica fiscale espansiva, che non può essere quella della spesa generica, ma quella della spesa dedicata in infrastrutture. E' l'idea del piano Juncker, che però potrebbe essere insufficiente. Il rilancio della spesa per investimenti potrebbe allora seguire una strada diversa e complementare con il finanziamento diretto dei progetti di investimento minori da parte della Banca Centrale. L'inquadramento del problema del rilancio è di Giorgio Arfaras, mentre la proposta di un piano complementare è di Giuseppe Russo.

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5 Dicembre 2014 - Stefano Puppini

Deleveraging

Il termine deleveraging indica il fenomeno che ha caratterizzato i sistemi bancari della zona euro a partire dalla metà del 2012. E’ consistito nella decisa riduzione della dimensione degli attivi cresciuti eccessivamente nella fase espansiva precedente. Il vincolo della regola del too-big-to-fail (troppo grande per fallire) ha reso necessario questo percorso, che ha comportato un calo superiore al 10% delle attività pari a circa € 4.000 miliardi, per ridurre il too-big al fine di evitare il to-fail.

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5 Dicembre 2014 - Giorgio Arfaras

Il gigantesco buy back

Il BTP tre anni fa aveva un rendimento del 7%, oggi ne ha uno inferiore al 2%. Esiste una spiegazione per una variazione di questo tenore del rendimento del titolo di stato decennale? Ne proponiamo una.

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2 Dicembre 2014 - Giorgio Arfaras e Giuseppe Russo

Euro dubbi: il piano di Juncker

Apriamo un secondo dibattito sull'Euro-zona. Il primo era stato sull'austerità (1), questo è sul piano di Juncker (2). E' prima esposto il piano a grandi linee. La conclusione è abbastanza scettica. Il primo intervento al dibattito mostra meglio i punti deboli del succitato piano.

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28 Novembre 2014 - Stefano Puppini

Euro dubbi: l'occupazione

L’ultimo dato sulla disoccupazione in Germania, 6,6%, segnala più di ogni altro indicatore lo stato di salute dell’economia tedesca. Addirittura sembra che la Germania cominci ad avere delle difficoltà nel trovare competenze in diverse aree. Ma andiamo con ordine. Un interessante presentazione di Bruegel (*) offre una panoramica sulla correlazione tra tasso di disoccupazione e flussi migratori netti dei paesi europei. Non solo l’evidenza ma anche il buon senso sembrano suggerire una relazione inversa tra i due indicatori: la direzione dei flussi migratori si muove dai paesi con alta disoccupazione verso i paesi con alta occupazione.

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28 Novembre 2014 - Monica Straniero

Euro dubbi: l'output gap

Un gruppo di economisti della Banca centrale europea (BCE) ha appena pubblicato un paper dal titolo “The identification of fiscal and macroeconomic imbalances” (1). Lo scopo è individuare gli squilibri fiscali e macroeconomici nell’attività di governance del bilancio dei singoli Stati dell’eurozona. Mentre la governance è valutata come tutto sommato positiva, il documento si sofferma sul concetto di “disavanzo strutturale”, detto anche “bilancio di pieno impiego”, che è oramai divenuto lo strumento centrale per valutare l’efficacia delle leggi di stabilità dei vari paesi.

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28 Novembre 2014 - Giorgio Arfaras

Euro dubbi: finestre su quattro Paesi

Questa è la seconda parte di una conferenza tenuta in Svizzera il mese scorso. Si rivolge agli investitori istituzionali, più precisamente ai fondi pensione. La prima parte la trovate qui: http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/3995-il-punto-sui-mercati-finanziari.html

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21 Novembre 2014 - Stefano Puppini

Gli orfani del QE

Dopo la nuova fase espansiva della politica monetaria giapponese e la fine del QE da parte della Fed la zona euro si ritrova ad essere l’unica area valutaria a non riuscire ad utilizzare uno strumento che, viceversa, sembra aver ampiamente convinto le altre principali banche centrali. Se il fenomeno del QE fosse stato una sorta di episodio sperimentale attuato da banche centrali di paesi ed aree valutarie minori la scarsa convinzione della sua utilità sarebbe rimasta questione di natura accademica. Bisogna aggiungere che già dalla fine del 2012 la BCE aveva invertito la rotta portando il peso degli attivi detenuti in bilancio dal 30% all’attuale 20% del Prodotto Interno Lordo.

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21 Novembre 2014 - Monica Straniero

Troppo grandi per essere salvate

Il fallimento degli istituti globali di grandi dimensioni sono stati all’origine di shock che dopo essersi propagati all’interno del sistema finanziario, hanno finito per avere impatti dirompenti sull’economia reale. Ciò è potuto accadere sia per un’errata valutazione dei rischi, la ben nota questione della subprime mortgage financial crisis, sia per la convinzione che se le cose fossero andate a finire male, la loro condizione di istituzioni finanziarie di rilevanza sistemica globale (global systemically important financial institutions o G-SIFI), quelle in sostanza che sono troppo grandi per fallire, too big to fail, avrebbe spinto i governi ad intervenire per sostenerle, come in alcuni casi è accaduto.

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20 Novembre 2014 - Giorgio Arfaras

Asset Allocation - novembre 2014

Si ha una nuova combinazione di politiche monetarie e fiscali rispetto al passato intanto che i mercati sono cari.

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