Ricerche e Progetti

11 Febbraio 2016 - Stefano Puppini

Il 2008 versus oggi

Oltre al fatto che nel 2008 non c’erano 6.000 miliardi di titoli governativi con rendimenti negativi possiamo trovare almeno un altro elemento che può sgombrare il campo dall’ipotesi che ormai si sta diffondendo sulla possibilità che l’attuale situazione sia assimilabile o addirittura una replica della crisi finanziaria del 2008. Ciò che induce a pensare a questa eventualità è l’analogia con la caduta delle azioni delle banche, europee in particolare ma non solo.

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11 Febbraio 2016 - Giorgio Arfaras

L'altalena bancaria

Quando la politica monetaria schiaccia la curva dei rendimenti (la disposizione temporale dei titoli di stato dai tre mesi ai trent'anni), le banche guadagnano poco. E' vero che raccolgono il denaro a un costo modesto, ma è altrettanto vero che lo impiegano con un ricavo modesto.

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6 Febbraio 2016 - Giorgio Arfaras

L'ultimo complotto, in attesa di altri

Mario Draghi, dopo una lunga disamina delle ragioni – demografia, prezzo del petrolio, eccetera – che frenano le banche centrali nello spingere in alto il livello dei prezzi, dichiara: “There are forces in the global economy today that are conspiring to hold inflation down” (1). Ossia, molti fattori “sono in azione” per tener bassa l'inflazione. Ed ecco che alcuni traducono “conspiring” non come l'agire di forze indipendenti, ma con “complottano” (2), sul quale si chiedono lumi. E ci risiamo con i complotti, dopo quello recente contro le banche italiane (3), e quello meno recente contro il debito pubblico italiano (4).

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6 Febbraio 2016 - Stefano Puppini

L'esplosione dei rendimenti negativi

L’anomalia dei rendimenti dei titoli obbligazionari governativi sta assumendo dimensioni storicamente impressionanti. L’ammontare complessivo dei titoli con rendimenti negativi è ulteriormente cresciuto ed ha raggiunto i 5.500 miliardi di dollari, quasi il 10% del debito pubblico mondiale. Questo fenomeno si è cominciato a manifestare verso la metà del 2014 e da allora non ha praticamente smesso di crescere, raggiungendo i valori attuali dopo la recente riduzione dei tassi da parte della Banca del Giappone. Rappresenta il più chiaro segnale della scarsa appetibilità che i mercati finanziari assegnano a tutte le altre classi di investimento che siano azioni, obbligazioni non governative, materie prime e ogni altra forma che non siano i titoli di Stato.

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28 Gennaio 2016 - Stefano Puppini

Perché tanta volatilità?

La correlazione tra prezzo del petrolio e Borse è sempre più evidente ed è oggetto di numerosi riflessioni alla ricerca delle motivazioni di un fenomeno che è senz’altro nuovo. Come già scritto la crescita del prezzo del petrolio nel passato segnalava crescita economica e rischi inflazionistici, favorendo le azioni a scapito delle obbligazioni. Viceversa, la discesa era associata ad attese recessive con conseguente discesa delle Borse e rialzo delle obbligazioni.

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  • Recuperare la rotta é il titolo del XVIII Rapporto «Giorgio Rota» su Torino, presentato il 7 ottobre alla Biblioteca Nazionale.

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