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La tentazione dell'ottimismo

Se si prendono negli Stati Uniti le previsioni degli analisti finanziari – quelli che pubblicano le previsioni - su un arco temporale di quasi quaranta anni, si scopre che in media le previsioni sull'anno in arrivo partono – quindi in gennaio - da una crescita degli utili del 15% circa per finire - quindi a dicembre – con una crescita degli utili del 5%.

Dal che la domanda: perché mai le previsioni degli analisti non partono con un capovolgimento delle aspettative? Ossia, perchè la stima non parte dal 5% - o da un numero simile - per mostrare che si è avuto ragione, invece di farsi smentire in maniera sistematica? Perchè mai dopo quaranta anni di esperienza contraria si continua con una partenza ottimista che è poi regolarmente smentita? Premesso che, se fosse un comportamento irrazionale, questo modo di fare le previsioni sarebbe stato già messo fuori mercato. Gli analisti ottimisti sarebbero stati, infatti, cacciati e sostituiti dagli analisti sobri.

Una possibile spiegazione della "razionalità dell'errore sistematico" è che le imprese si raccontano agli analisti in maniera rigida: il fatturato sale, i costi meno, e dunque l'utile sale sempre. Gli analisti non conoscono le imprese meglio delle imprese stesse e dunque ne accettano le proiezioni. Un'altra possibile spiegazione è che sono meglio accolti i messaggi ottimisti. Se uno mostrasse dei risultati pessimisti, ecco che gli investitori potrebbero rivolgersi ad altri analisti. Gli investitori poi possono imbarazzarsi a trasmettere messaggi non ottimisti ai clienti attuali e potenziali.

Ecco allora che gli analisti scrivono che tutto va bene, i venditori chiamano i gestori e raccontano la lieta novella, i gestori incontrano i promotori che la trasmettono ai clienti. Nel corso del tempo i risultati ottimisti di gennaio sono smentiti, ma intanto nessuno li ricorda.

Questo comportamento non è monopolio dell'industria finanziaria. Anche i governi partono con dei budget ottimisti (1). Possiamo concludere asserendo che le previsioni sono difficili, e perciò c'è sempre un margine d'errore in eccesso e in difetto. E' allora meglio partire con una previsione in eccesso, oppure con una in difetto? L'industria finanziaria – non troppo diversamente dai governi - ha un proprio "elettorato" – la clientela - con quest'ultima che preferisce in partenza ascoltare i messaggi ottimisti.

(1) http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/speeches/2013/speech653.pdf

 

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