Ricerche e Progetti

Valute di riserva

Da qualche tempo il rublo è “franato”. Fino a poco tempo fa si discuteva del rublo come di una nuova moneta internazionale. Riportiamo – senza alcun cambiamento - quanto avevamo scritto in luglio sull'argomento.

L'area del rublo – inizialmente, ossia dopo la caduta dell'Unione Sovietica, rigettata innanzitutto dalla Russia, fino a che, alla fine degli anni Novanta, tutti i Paesi ex sovietici si sono dotati o spinti a dotarsi di una moneta propria - potrebbe nei prossimi tempi risorgere con il progetto dell'Unione Euroasiatica, che vede partecipare, oltre alla Russia, che ne sarebbe il perno, anche la Bielorussia e il Kazakistan - per dire dei maggiori. L'area del rublo sarebbe composta da Paesi a vocazione autoritaria, come la Russia, e diversamente dall'Ucraina. Che cosa è la “vocazione autoritaria” e che effetti genera sul piano finanziario?

Mentre la Cina sta costruendo un’ampia base industriale e ha ricevuto un flusso notevole di investimenti dall’estero, distribuito su molti settori, la Russia è cresciuta nel settore energetico. Il suo problema è perciò trasformare la ricchezza mineraria, prima che si esaurisca, in industria e servizi avanzati. Ma il putinismo, per come è strutturato - una “verticale di potere” che privilegia la concentrazione delle grandi imprese sotto l’ombrello statale -, non riesce (né vuole) favorire la crescita di una società civile avanzata, fatta di imprese medie e piccole, e di ceti che svolgono attività professionali, promuovendo così uno sviluppo indipendente dall’energia.

Un sistema che ruota intorno alle materie prime può funzionare se la popolazione è scarsa e i lavori manuali vengono svolti da immigrati senza diritti. Ma la Russia non è un Emirato. La Russia non può optare per il modello dell’emirato e neppure per quello cinese. Nel primo caso, la popolazione è troppo numerosa, e, comunque la grande ambizione lo impedisce. Nel secondo, manca un apparato industriale distribuito in molti settori, che cresca col contributo degli investimenti esteri. Il sistema politico russo dovrebbe perciò inventarsi un terzo modello, che combini la ricchezza energetica con lo sviluppo diffuso.

La ricchezza energetica frena lo sviluppo democratico, a meno che i paesi non siano democratici da prima della scoperta del petrolio, come gli Usa e la Norvegia. Essa genera redditi cospicui, che sono incamerati dagli stati che sostituiscono in buona parte le imposte. I cittadini pagano le imposte, i sudditi raccolgono le regalie. Il pagamento delle imposte porta alla rappresentanza. Le regalie, invece, inibiscono la rappresentanza e quindi la democrazia.

Per tutte queste ragioni il rublo può aspirare ad essere una mezzo di scambio e una unità di conto, ma non una riserva di valore. I Paesi autoritari hanno, infatti, le proprie riserve nei Paesi ad altra “concentrazione di diritto”. Ossia, mentre i sudditi non hanno la certezza del diritto, i governanti la apprezzano. Non si è mai visto il surplus commerciale del Kuwait finire in Arabia Saudita, come, nel caso dei Paesi africani, non si è mai vista la ricchezza di Mugabe finire non in Svizzera, bensì nel Mali.

Putin, non volendo seguire la strada dell'integrazione economica con l'Europa - laddove la “gloria” imperiale sarebbe sostituita dal prosaico “benessere diffuso” dello stato sociale - cerca di diversificare i redditi da esportazione. Perciò vuole avere non solo le esportazioni di materie prime verso l'Europa, ma anche verso la Cina. Da qui i grandi contratti appena firmati. I contratti, inizialmente stipulati in dollari, un giorno saranno onorati in rubli o in yuan. Insomma, si fa capire che il dollaro potrebbe essere “detronizzato”.

Ma non è così semplice. Abbiamo il dollaro, l'euro, il yuan, e il rublo come monete di riserva effettive o candidate. Vediamo come tirar fuori una classifica di idoneità (una sorta di rating di prima battuta, ossia, come vedremo, privo di sfumature). Una moneta di riserva è tale se il suo valore è preservato anche in presenza di eventi gravi. Perciò:

  • Il Paese che detiene la moneta di riserva deve avere una forza militare in grado di scoraggiare ogni tentativo di conquista o di influenza rovinosa (condizione 1);

  • deve essere in grado di minacciare chi non sta alle regole del gioco attraverso il sequestro di beni dei riottosi; deve, in altre parole, offrire la certezza del diritto alla comunità internazionale (condizione 2).

  • Il Paese con la moneta di riserva deve possedere una tecnologia capace di mantenere un vantaggio sui nemici (condizione 3);

  • In caso di guerra protratta, il Paese con la moneta di riserva deve avere delle risorse sufficienti per sopravvivere; l'autosufficienza alimentare gioca quindi un ruolo importante (condizione 4);

  • Infine, il Paese con la moneta di riserva deve avere dei mercati finanziari grandi ed efficienti in grado di assorbire gli eventi negativi di un certo peso (condizione 5).

 

Stati Uniti

Europa

Cina

Russia

Forza militare

si

si

si

si

Garanzia diritto

si

si

no

no

Potenza tecnologica

si

si

in parte

no

Autosufficienza cibo

si

si

no

no

Efficienza mercati

si

si

no

no

http://www.centroeinaudi.it/altre-pubblicazioni/80-il-grandammiraglio-zheng-he-e-leconomia-globale.html

Delle cinque condizioni la Cina e la Russia ne soddisfano solo una, la Cina quasi due, l'Europa e gli Stati Uniti tutte. (L'Europa non è in grado di intervenire militarmente nel mondo, ma non può essere invasa, insomma è una specie di Super Svizzera; per tornare alle sfumature di rating che non abbiamo messo, gli Stati Uniti avrebbero un si++, e l'Europa un semplice sì).

Per avere un'idea della dimensione dei mercati – la condizione 5 - necessaria perché una moneta sia una riserva di valore in un mondo globale, osserviamo l'attivo e il passivo degli Stati Uniti, della Cina, e della Russia. La posizione netta – pari alla differenza fra l'attivo e il passivo, il debito estero netto - degli Stati Uniti è negativa e per quasi 4.500 miliardi di dollari, quella della Cina è positiva per oltre 1.500 miliardi di dollari, quella della Russia è positiva per quasi 138 miliardi di dollari. Si afferma che gli Stati Uniti sono indebitati con l'estero, mente gli altri due Paesi sono creditori dell'estero. Secondo molti, questo è un segno di fragilità. Chi è indebitato deve, infatti, rendere conto a chi ha concesso il credito. Chi vuol mostrare la forza di Cina e Russia (della serie “i cinesi e i russi ci compreranno”, mentre “gli Stati Uniti sono in declino, figurarsi l'Europa”) si concentra su questi numeri, chi vuol mostrare il contrario ne esibisce altri.

http://press.princeton.edu/titles/10182.html

Il numero finale della posizione netta ha, infatti, delle componenti molto diverse. Gli Stati Uniti hanno investito molto all'estero – investimenti diretti per quasi 5 mila miliardi di dollari e altrettanti in in investimenti indiretti, come le azioni - per quasi 10 mila miliardi di dollari, mentre la Cina ha investito negli stessi campi 650 miliardi di dollari, e la Russia quasi 400. Gli Stati Uniti, possedendo la moneta di riserva, non hanno riserve valutarie, la Cina ne ha per quasi 3.500 miliardi di dollari e la Russia per circa 500. Gli investimenti esteri degli Stati Uniti sono quindi “propulsivi” - investimenti fissi e azioni – mentre quelli di Cina e Russia sono “passivi” - sostanzialmente riserve investite in buoni del Tesoro altrui. Gli investimenti fissi del Resto del Mondo negli Stati Uniti sono pari a quasi quattro mila miliardi di dollari, quelli in Cina a oltre due mila miliardi e in Russia a circa 450 miliardi di dollari. Gli investimenti in azioni del Resto nel Mondo negli Stati Uniti e pari a circa quattro mila miliardi di dollari, in Cina a circa 250, e in Russia a meno di 200.

Gli Stati Uniti perciò investono nel resto del mondo in maniera diretta – impianti - o in maniera indiretta – azioni - dieci volte più della Cina e della Russia messe insieme. La Cina riceve gli investimenti fissi in misura considerevole, mentre la Russia li riceve in assai misura modesta. Entrambe, infine, ricevono dal Resto del Mondo degli investimenti azionari piuttosto modesti. Intanto che avviene questo, la gran parte delle riserve dei Paesi che hanno accumulato avanzi commerciali – come la Cina, la Russia e i Paesi produttori di petrolio - sono trasformati in riserve in dollari (e in minor misura in euro).

Gli allarmi che suonano – i cinesi e russi sono una potenza emergente e gli Stati Uniti e l'Europa, se non soccomberanno, certamente vedranno il loro potere presto ridotto – sembrano anticipare un po' troppo gli eventi. L'economia cinese soprattutto, e quella russa in misura minore, sono di dimensioni ragguardevoli. Inoltre, i Paesi emergenti – il Brasile, la Russia, l'India, la Cina e il Sud Africa -, se sommati, hanno un PIL simile a quello statunitense, anche se in termini pro capite la differenza resta enorme. Infine, l'economia statunitense e quella europea hanno una dimensione simile ed un reddito pro-capire non molto diverso.

Concludendo, l'economia reale dei Paesi emergenti è diventata ragguardevole, ma l'economia funziona come intreccio fra quella reale e finanziaria. L'economia finanziaria – concentrata negli Stati Uniti e in Europa - mobilita gli investimenti e, nello stesso tempo, agisce come riserva di valore del Resto del Mondo. Non casualmente durante la crisi ucraina sono usciti dalla Russia molte decine di miliardi di dollari per cercare rifugio da altre parti, mentre il contrario non è avvenuto. Ossia, se c'è del rischio politico, i russi portano “i soldi all'estero”, mentre a nessun statunitense o europeo verrebbe in mente, in caso di crisi politica, di portare i soldi in Russia. Va notato che i russi – intesi come privati - possono portare i soldi all'estero, mentre i cinesi – intesi sempre come privati – non possono farlo. I cinesi, infatti, investono come istituzioni e come imprese all'estero, ma non come diversificazione di portafoglio dei privati.

Per avere un'economia sviluppata, alla fine, si deve avere la “certezza del diritto”. Senza la certezza che i contratti saranno onorati nessuno investirebbe nel lungo termine – ossia, nessuno rinuncerebbe al consumo di oggi per avere una ricchezza maggiore domani. L'alternativa alla certezza del diritto nel campo degli investimenti è l'economia pianificata, che sottrae d'imperio il reddito che altrimenti sarebbe speso per consumi per fare gli investimenti.

La perdita dell'Ucraina non è un fatto economico rilevante per la Russia. L'economia ucraina, infatti, non potrebbe decollare senza i finanziamenti e la tecnologia occidentali, e dunque potrebbe aiutare poco la crescita russa. La spiegazione dell'interesse russo a bloccare l'ingresso dell'Ucraina nell'area occidentale ha perciò una motivazione di Potenza. I grandi contratti di fornitura energetica con la Cina diversificano il reddito russo, che viene a dipendere meno dall'Occidente. Anche questa scelta ha una spiegazione più di Potenza che economica. Insomma, la Russia si sta chiudendo verso Occidente. Nel rinnovato desiderio di Potenza si pensa che si debba avere una moneta propria, ma il rublo potrebbe diventare solo un mezzo di scambio e una unità di conto. Fatte le differenze, lo stesso vale per il yuan. E', infatti, difficile pensare che un Paese a partito unico e senza contrappesi giudiziari possa erogare “certezza del diritto” agli investitori pubblici e privati in cerca di un luogo – di una riserva di valore – dove investire.

L'articolo è stato pubblicato anche su: http://www.linkiesta.it/russia-putin-e-un-freno-alla-societa-civile-avanzata

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