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Adelante, Pedro, cum juicio

Sta nascendo la coalizione delle Cinque Stelle con la Lega. I loro programmi divergono sul “reddito di cittadinanza” e sulla “flat tax”, mentre convergono sull'abolizione della “Legge Fornero”. Che cosa accadrebbe in caso di attuazione dei programmi – di seguito §1? E cosa accadrebbe in caso di modulazione della messa in pratica dei programmi – di seguito §2-3-4-5-6?

1 – I programmi presi alla lettera sono incompatibili con gli equilibri finanziari

Nel caso di attuazione integrale, i calcoli sono relativamente semplici: si sommano le proposte prendendole alla lettera. Su base annua - il “reddito di cittadinanza” costerebbe una trentina di miliardi, la “flat tax” una sessantina di minori entrate, l'abolizione “della Fornero” una ventina. Le stime divergono a seconda che si calcoli la maggior spesa (reddito di cittadinanza e Fornero) e le minori entrate (flat tax) su base annua, come abbiamo appena fatto, oppure su più periodi, come qualcuno ha fatto. Ciò che può creare confusione.

Sommando la variazione solo annuale delle spese e delle minori entrate, a parità di ogni altra condizione, abbiamo un centinaio di miliardi di maggior deficit: 100=20+60+20. 100 miliardi di maggior deficit sono il 5% circa del PIL. A questo nuovo deficit si aggiunge quello in essere, che è pari al 2% circa. L'Italia avrebbe così un deficit intorno al 7% circa, un numero troppo lontano dagli accordi di Maastricht. Questi 100 miliardi andrebbero a gravare sui conti prima del pagamento degli interessi, ossia sul “saldo primario”, che da positivo, qual è oggi, diverrebbe negativo. Ossia, il bilancio delle stato è in attivo prima di pagare gli interessi sul debito, perciò il deficit si forma per il pagamento di questi ultimi. Nel caso di piena attuazione dei programmi avremmo un bilancio delle stato che va in deficit, producendo quindi debito, prima ancora di pagare gli interessi sul debito in essere. Il saldo primario italiano – a differenza di quello francese e spagnolo - è in surplus – con l'eccezione del 2009 – dagli inizi degli anni Novanta.

I vincitori delle elezioni potrebbero obiettare che il taglio delle imposte spingerebbe i consumi per effetto del maggior reddito disponibile, con ciò aumentando il PIL, Il maggior PIL a sua volta produrrebbe un gettito fiscale maggiore di quello “statico”, i.e. quello che si immagina a PIL invariato dopo l'attuazione della flat tax. Una crescita dei consumi si avrebbe anche per effetto del reddito di cittadinanza – i meno abbienti avrebbero del reddito da spendere. Perciò avremmo: maggiori consumi → maggiore spesa in beni e servizi → maggiori investimenti quando la capacità produttiva in essere si saturi → con gli investimenti trainati anche da aliquote Ires inferiori.

Non si hanno (ancora') delle simulazioni italiane sugli effetti della flat tax. Laddove sono state fatte - come negli Stati Uniti da enti bipartisan per simulare il taglio delle imposte di Donald Trump - il risultato è stato un incremento del deficit pubblico. Il moltiplicatore del taglio delle imposte – secondo questi conti - è inferiore a 1.

2 – Come rendere i programmi compatibili con gli equilibri finanziari

Proviamo l'esercizio di tenere fermi i programmi dei vincitori delle elezioni che divergono (reddito di cittadinanza e flat tax) e che convergono (abolizione della Fornero), ma di articolarli in modo che siano sì attuati, ma con una modulazione degli effetti. Lo scopo dell'esercizio è quello di vedere se si può evitare una crisi del bilancio dello stato e del debito pubblico come avverrebbe semplicemente sommando i programmi alla lettera, come abbiamo fatto nel capoverso precedente. file:///C:/Users/giorg/AppData/Local/Temp/bat/Messaggio.html

3 - Osserviamo il conflitto di interesse prima di procedere

Mettiamo a fuoco il “conflitto di interesse” della nuova coalizione di governo. Come si vede dalle tabelle, la distribuzione dei benefici segue quasi alla lettera (ma la correlazione non è mai causale) la distribuzione dei risultati delle elezioni. http://www.lavoce.info/archives/52022/flat-tax-e-reddito-di-cittadinanza-conti-in-tasca-a-chi-li-vuole/.

Abbiamo un Nord che vuole pagare meno tasse (quindi desidera che vi siano meno entrate fiscali dello stato) e un Sud che vuole più spesa pubblica (quindi desidera un maggior livello delle spesa pubblica). Se si attua contemporaneamente il programma “del Nord” e quello “del Sud” si ha una maggior deficit pubblico, a meno di assumere – argomento trattato prima - che il rilancio dei consumi per effetto della flat tax e del reddito di cittadinanza generi un reddito tale pure ad aliquote inferiore tale da coprire il deficit iniziale.

 

frankestein beneficiari

frankestein beneficiari 1

frankestein beneficiari 2

 

4 – Adelante Pedro cum juicio: il reddito di cittadinanza

Si ha un reddito di circa 800 euro per ogni cittadino senza lavoro. La ricezione è legata ad alcuni obblighi: la ricerca di un lavoro, la qualificazione professionale, i servizi di pubblica utilità. Lo si immagina anche come integrazione per chi ha un reddito così basso da non arrivare ai 780 euro al mese – la soglia di sopravvivenza. È cumulativo tra membri della stessa famiglia che possono percepire un massimo di 1600 euro al mese.

Si può immaginare che il reddito di cittadinanza sia introdotto con gradualità, anche perché la proposta richiama delle complessità burocratiche come la riforma dei centri per l’impiego, della formazione professionale, eccetera. Il reddito di cittadinanza potrebbe essere inizialmente trasformato in una misura per combattere la povertà. Ossia una sorta di reddito di inclusione, rafforzato senza esagerare nella portata finanziaria. Per il reddito di cittadinanza proposta dal Movimento Cinque Stelle, per quello di dignità proposto da Forza Italia, e per quello di inclusione del Partito Democratico si veda: http://www.lavoce.info/archives/50516/reddito-cittadinanza-m5s-perche-costa-29-miliardi-non-149/

5 – Adelante Pedro cum juicio: la flat tax

La soglia stabilita per l'imposta sul reddito è molto bassa (15%) e qualora fossero eliminate gran parte delle esenzioni fiscali si avrebbe una rivoluzione fiscale. La proposta della Lega, inoltre, prevede un abbassamento al 15% anche dell’aliquota sulla società di capitali e dell'imposta sulle pensioni. Si può immaginare – per rendere meno devastante l'effetto della riforma - che all'inizio la flat tax sia applicata solo per il maggior reddito rispetto all'anno precedente, così come solo per le imprese. E poi man mano come ritocco graduale delle aliquote per il “ceto medio”. Ossia alla fine, si avrebbero meno imposte per gli imprenditori e per il ceto medio, che sono all'origine del voto per la flat tax.

6 – Adelate Pedro cum juicio: abolire la Fornero

L’abolizione totale della Fornero e di tutte le riforme precedenti è impossibile. Il modo più semplice per comprendere il punto dell'impossibilità di una cancellazione delle riforme e di ritorno al tempo che fu è questo. Nel 1968, quindi cinquanta anni fa, quando fu approvata la riforma Brodolini, che introduceva le pensioni si anzianità e il metodo di calcolo retributivo delle prestazioni previdenziali, la struttura demografica era a forma di piramide. C’erano pochi anziani e molti giovani. Nel 1970 ogni donna aveva tre figli. L’aspettativa di vita era di 65 anni. Gli italiani andavano in pensione a 55 anni. Quindi le prestazioni previdenziali dovevano essere corrisposte per dieci anni. Ciò significava che ciascun lavoratore versava almeno 30 anni di contributi, mentre percepiva per soli 10 anni una prestazione previdenziale finanziata dai contributi delle nuove e numerose generazioni. Breviter, i contributi di tre figli potevano tranquillamente finanziare 10 anni di pensione del padre. Per questo, a partire da quella riforma, il sistema previdenziale italiano assunse quelle generose caratteristiche strutturali che poi lo metteranno in crisi quando cambierà la demografia. Il sistema retributivo, le pensioni di anzianità e le pensioni di reversibilità dovevano essere comunque riviste. Nel caso delle pensioni di reversibilità queste avevano allora senso. I padri lavoravano e le madri si prendevano cura dei tre figli. Si immaginò che fosse giusto e necessario creare un sistema che, in caso di decesso del padre, desse alla madre circa lo stesso reddito del padre. http://open.luiss.it/2017/12/19/perche-tutti-sparlano-della-riforma-fornero-ma-nessuno-labolisce/7; http://www.lavoce.info/archives/51154/51154/

Nella scorsa legislatura c'era chi si poneva l'obiettivo di consentire di andare il pensione con 62 anni di età e 35 di contributi. Ciò sarebbe avvenuto introducendo delle penalizzazioni per chi si fosse messo a riposo prima dei 66 anni, cioè prima della soglia prevista. Nello specifico, il taglio dell'assegno sarebbe ammontato al 2%, per ogni anno che separava il pensionato dal compimento dei 66 anni. Questa riforma fu rigettata perché costosa. Esordì allora la proposta di rendere più flessibile l'età del pensionamento, ma solo per chi avesse accettato di ricevere un assegno calcolato interamente col metodo contributivo, cioè sulla base dei contributi versati effettivamente nel corso di tutta la carriera. La prima proposta sarebbe costata meno di dieci miliardi, la seconda meno di cinque. Numeri che sono la metà e un quarto della proposta di abolizione integrale della Fornero.

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