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Il mercato statunitense

I mercati azionari sono flessi e quelli obbligazionari saliti nella prima parte della crisi estiva, poi è avvenuto il contrario. Al di là di queste vicende vediamo che cosa possiamo dire del mercato azionario per antonomasia, quello degli Stati Uniti. Può esso riprendere a salire come ha fatto negli ultimi anni, una volta che la politica monetaria abbia disinnescato i problemi legati ai mutui immobiliari ?

 


1. Il mercato statunitense è tornato al livello del 2000. Anche gli acquisti di azioni da parte dell’estero sono tornati al livello del 2000. Come si vede dai grafici l’estero compra le azioni statunitensi dopo che queste sono salire molto, la linea rossa sale dopo che quella blu è salita, dal 1998 al 2000. E si mette a venderle, dopo la caduta, anche quando queste hanno ripreso a salire, la linea rossa è piatta, mentre quella blu sale, dal 2003 al 2004. Il comportamento degli investitori esteri sembra proprio indicare che bisogna fare il contrario di quello che essi, in media, fanno, ossia comprare molto prima delle cadute, perdere poi le riprese agli albori e rientrare infine a ripresa matura.
 

 

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Nel gergo finanziario questo è un indicatore che va letto al contrario. Mostrando gli investitori internazionali, in media, una capacità previsionale piuttosto mediocre, allora quando essi comprano bisogna, con un po’ di ritardo, vendere, quando vendono, con un po’ di ritardo, comprare.


2. Prima avevamo detto che gli investitori esteri comprano il mercato statunitense a ripresa ormai matura. Che cosa vuol dire “matura” ? I mercati iniziano a salire quando i prezzi sono bassi rispetto al valore, per esempio il prezzo delle azioni è basso rispetto alla dinamica degli utili. Man mano che i prezzi salgono, entrano nei mercati gli investitori che comprano pensando che, se i prezzi salgono con vigore, allora vi saranno altri che entreranno dopo. Essi comprano prima di una nuova ondata di acquisti. Con i prezzi che salgono la distanza dai fondamentali si riduce e le azioni diventano care. Lo stesso vale per altre attività finanziarie.
 

Costruiamo un indice che tenga conto della dinamica dei soli prezzi. Se il prezzo puntuale è sopra il prezzo medio, allora i mercati sono vispi, se, al contrario, sono sotto, allora i mercati si stanno afflosciando. Prendiamo il valore puntuale e lo mettiamo in rapporto alla media mobile, così da avere una misura più accurata della tensione. La media mobile perde infatti i valori lontani nel tempo e si carica di quelli vicini. Un indice che tenga insieme azioni, materie prime, obbligazioni societarie, mutui ipotecari è una misura accettabile della propensione al rischio. Eccolo. In alto abbiamo questo indice, sotto quello della borsa statunitense. In passato (1998) la caduta del primo indice ha anticipato di tre anni il picco delle azioni. Oggi, di nuovo, si sta piegando.
 

 

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