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Il budget britannico

George Osborne, cancelliere dello Scacchiere britannico, ha presentato  (1) l’ultimo budget di questa legislatura, forse l’ultimo della sua carriera, se al voto del 7 maggio i Tory non vinceranno. E’ stato, come ci si aspettava, un discorso politico oltre che economico, perché quel che si promette oggi non si sa se poi si potrà – o dovrà – manteneredomani, chissà cosa cambia, nel frattempo.

 

 

Questa è una "comeback country”, e il paese sta ripartendo, grazie a una politica di austerità che è stata contrastata da tutti, dentro e fuori il Regno Unito, e che, invece, guarda un po’, funziona. Al punto che l’austerità può essere anche un po’ allentata, i risultati sono stati eccelsi, e poi quella promessa di vincere le elezioni annunciando un’austerità permanente ora che il voto è qui pare un po’ azzardata. Un po’ di dolcezza ci vuole anche per questo politico considerato crudele ed efficace, troppo ricco per capire cosa vuole davvero l’inglese medio, troppo superbo per ammettere che qualcosa – come il deficit – non è andato come sperato: i suoi piani sono slittati di un anno. Però il taglio alle spese sarà allentato con un anno d’anticipo perché ce lo si può permettere, la crescita è al 2,4 per cento, solida, e ci sono margini di manovra più ampi.

Ecco allora che le proposte (2) prevedono ulteriori tagli delle tasse per la classe media, la più sofferente, la più esigente, per chi compra la sua prima casa (la bolla immobiliare non si sgonfia), per i risparmiatori e i pensionati, quel “gray vote” che conta sempre parecchio, figurarsi in una elezione che è tra le più incerte di sempre.

Il contesto ha aiutato: entrate buone a gennaio, l’inflazione in calo (allo 0,2 per cento entro il 2015) e il prezzo del petrolio ai minimi hanno ampliato le possibilità della austerità compassionevole al punto che molti si stanno chiedendo: sarà bravo, questo cancelliere, sarà pessimo, o forse sarà solo fortunato? La storia lo dirà, ma lui intanto rivendica risultati che nel resto del mondo hanno soltanto in parte gli americani, dice che non s’è mai lavorato tanto nel Regno Unito, certo non si lavorava così quando i Tory sono andati al governo, nel 2010, e in mezzo c’è stata la grande recessione (la disoccupazione è prevista al 5,3 per cento entro il 2015).

Quando i laburisti impostano la loro campagna elettorale su una qualità della vita misera, consumata dai tagli del governo, ora si dovranno misurare con quel che dice Osborne e cioè che standard di vita così, il Regno Unito, non li ha mai visti – e anche la retorica dei Tory partito dei ricchi è stata smontata, perché il cancelliere dice che le uniche tasse che sono state alzate (al 27 per cento) sono quelle appunto per le fasce di reddito alto.

Un colpo per i già acciaccati uomini di Ed Miliband, che gareggiano nei sondaggi testa a testa ma hanno una copertura mediatica raccapricciante – e questo, nella percezione degli inglesi, conterà. Come conterà il fatto che i dati sono splendidi (luccicanti visti dal continente), ma ancora non si gioisce, perché alcune cose non sono state risolte, cose importanti: i salari non crescono, il prezzo delle case invece esplode. Significa che con quel che guadagni non puoi comprarti quel che vorresti, una casa appunto, e per un governo che sull’acquisto delle case ha fatto molta della sua politica questo non è un dettaglio da niente.

(1) http://www.theguardian.com/politics/2015/mar/18/budget-2015-britain-walking-tall-again-claims-george-osborne

(2) http://www.telegraph.co.uk/finance/budget/11479261/summary-and-highlights.html

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