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La forza della fragilità

La vicenda greca ha alimentato la discussione sulla fragilità: la fragilità della costruzione europea, la fragilità degli equilibri politici di molti paesi, la fragilità dell'economia subissata dal debito pubblico. Bene, ma che cos'è, alla fine, la “fragilità”?

 

 

 

Per discutere il punto seguo il XVIII capitolo del libro di Nassim Taleb, Antifragile, “On the Difference Between a Large Stone and Thousand Pebbles”. E l'articolo, sempre di Nassim Taleb, su la “quiete prima della tempesta”: https://www.foreignaffairs.com/articles/africa/calm-storm

Un re, che voleva punire il figlio tirandogli una pietra, non voleva fargli del male, mentre lo doveva punire. Perciò la pietra doveva lanciarla. Su consiglio di un rabbino molto saggio, la pietra venne spezzata in tanti frammenti. La pietra, suddivisa in tanti frammenti, fu lanciata contro il figlio, che fu punito, ma non si fece male. Il concetto è che il lancio di una pietra intera produce sulla vittima un danno maggiore di quello che si genera dall'accumularsi di tanti frammenti della stessa pietra che colpiscono la vittima medesima. Insomma, la pietra intera produce un danno superiore a quello dei frammenti che la compongono.

Per esempio, ogni giorno vi sono migliaia di terremoti di entità molto modesta (i “sassolini”) di cui nessuno si accorge, perché non producono danni, e che sono perciò assorbiti nell'indifferenza, mentre in un anno vi sono pochi terremoti di grande intensità (le “pietre”) di cui tutti si accorgono, perché sono catastrofici. L'effetto cumulato di tanti piccoli shock è perciò minore dell'effetto di un singolo shock a grande impatto. “Fragile” è perciò quello che risente molto di più di un singolo evento importante a bassa frequenza, di quanto risenta di molti eventi poco importanti che avvengono casualmente e in successione.

L'effetto di uno shock come potrebbe essere quello della caduta del petrolio è non lineare: se il prezzo cade da 100 a 50 dollari al barile il suo impatto non è il doppio (50 è la metà di 100 …), ma molto di più. Per molti Paesi (l'Arabia, la Russia, eccetera) viene meno il finanziamento con poche imposte dello “stato sociale”. Il finanziamento con poche imposte allevia il fardello fiscale e quindi alimenta un sistema di “sudditi”, invece che di “cittadini”.

Con un linguaggio più tecnico, possiamo affermare che l'impatto negativo di un singolo evento importante produce degli effetti maggiori di quelli che si avrebbero se l'evento maggiore fosse spezzato e gli eventi di minor dimensione fossero cumulati un poco alla volta. In questo caso, avremmo un andamento “non lineare”. E gli andamenti non lineari, se negativi, sono “concavi”, se positivi, sono “convessi”, come mostra la figura.

Segue che un paese è tanto più fragile quanto più è centralizzato e poco diversificato. Se arriva la pietra il paese rigido e centralizzato non riesce a reagire senza traumi. Per esempio, l'Arabia Saudita dipende dal petrolio ed è una monocrazia. Non ha perciò né un'economia diversificata, né un sistema politico capace di assorbire gli eventuali sassi. Secondo questo ragionamento l'Italia non è fragile, perchè ha un'economia diversificata ed un sistema politico in movimento continuo. Secondo questo ragionamento, infine, la Russia è molto “saudita” sul versante economico, ma non abbastanza “italiana” su quello politico.

Torniamo all'inizio. La crisi greca avrebbe potuto essere gestita con l'arrivo di tanti sassolini. Ciò che – per un insieme di complicate ragioni - non è avvenuto. Adesso, non avendo la Grecia tirato i tanti sassolini nel passato, è arrivato dalla Trojka la pietra delle riforme da varare subito per ricevere i crediti necessari alla sopravvivenza. Dalle complicate vicende si evince anche che la Trojka, invece di tirare - come sarebbe stato saggio - sassolini ha, alla fine, lanciato una pietra.

Insomma, non essendoci stata la scelta dei sassolini, adesso si dovranno gestire i sassi.

 

taleb

 



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