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Remain? No, Brexit

Il referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell'Unione Europea era stato vinto - sulla base delle proiezioni di poco dopo la mezzanotte - da chi vuole restare. Invece - con le proiezione delle due di notte - è emerso il contrario. I risultati effettivi danno la vittoria a Brexit. Una gran quantità di elettori ha quindi preferito un Regno Unito che molla gli ormeggi per tornare al governo dei mari.

Le previsioni in caso di Brexit erano quasi tutte nella direzione di una crisi dell'economia britannica (1). La ragione di una previsione così diffusamente in campo negativo è semplice: uscire da un'integrazione economica è vicenda assai costosa. I fautori della Brexit non potevano così mostrare una previsione vera e propria nel campo positivo che non fosse un generico appellarsi ad una crescita che ci sarà un giorno come combinato disposto di una maggiore liberalizzazione in un mondo globale. Per dirla con Popper, chi era per il Remain faceva dei “forecast”, chi era per il Brexit delle “prediction”. Come che sia l'Homo oeconomicus ha perso il referendum, mentre l'homo britannicus lo ha vinto. Le ripercussioni sull'economia britannica della Brexit saranno (notare il verbo al futuro) pesanti. Le ripercussioni sulle azioni, le obbligazioni, e le valute, sono (notare il verbo al presente) altrettanto pesanti. Dov'è la differenza?Le borse aggiustano i prezzi in fretta, mentre i prezzi (e le quantità) dell'economia reale reagiscono lentamente. E' quindi probabile che i prezzi delle attività finanziarie cadano subito e molto, cercando un pavimento che sconti lo scenario peggiore (questo è il famigerato “overshooting”). O meglio, le attività finananziarie, laddove intervengono le banche centrali, come le obbligazioni emesse dai Tesori dovrebbero cadere poco. La volatilità – ossia la ricerca di prezzi che scontino lo scenario peggiore - si scarica così sulle azioni. Come che sia il timore maggiore non è sul piano economico, ma politico. Con Brexit si alimenta, infatti, il desiderio altrui di uscire o rinegoziare, e, in generale, l'euroscetticismo di marca “populista”. Brexit, d'altro canto, potrebbe essere la miccia che riaccende la volontà di migliorare l'Unione Europea.

Ad ogni passaggio rilevante della messa alla prova dell'Europa – due anni fa le elezioni europee, oggi Brexit – è utile ricordare l'anima politica dell'Europa post bellica. I riferimenti sono due: Jan-Werner Muller, Contesting Democracy, Political Ideas in Twentieth Century Europe, Yale, e Mark Mazower, Le ombre dell'Europa, Garzanti. Nel primo è spiegata la scelta fatta nel secondo dopoguerra, ossia quella di avere un sistema noioso perché privo di duci (2), nel secondo è spiegato come non esista una spinta nella storia che porti alla vittoria del Bene, perché nel secolo scorso avrebbe potuto vincere il Male, alias i Totalitarismi.

(1) https://next.ft.com/content/0260242c-370b-11e6-9a05-82a9b15a8ee7

(2) http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/3667-europedia.html

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