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Il dilemma ucraino

L'Ucraina ha un PIL di 90 miliardi di dollari, una popolazione di 45 milioni di abitanti, ed una speranza di vita alla nascita di 71 anni (1). La regione italiana più ricca – la Lombardia – ha un PIL di 350 miliardi di euro, una popolazione di 10 milioni di abitanti, ed una speranza di vita alla nascita superiore agli ottanta anni (2). Il divario, se misurato come PIL pro capite in moneta corrente, è perciò abnorme, essendo pari a otto volte.

Come fare per recuperare il divario - seppure in parte e seppure in molti decenni? Banalmente, con lo sviluppo economico, come è accaduto con gli altri Paesi dell'Est Europa. Sviluppo che ha più probabilità di concretizzarsi con l'ingresso dell'Ucraina nell'Unione Europea – ciò che porta al finanziamento dall'estero degli investimenti, e ciò che avviene solo in un quadro giuridico stabile – piuttosto che con l'Ucraina sotto l'influenza russa. La Russia non ha, infatti, i mezzi finanziari e neppure la tecnologia per spingere lo sviluppo (3).

All'Ucraina la libera scelta della via europea è impedita dalla Russia. Perché? Una spiegazione del comportamento russo è mutuata dalla geo-politica, ossia dallo studio dei fattori geografici che condizionano i comportamenti politici (4). La popolazione russa (per l'ottanta per cento) è concentrata in Europa. A ovest (nella parte europea) non vi sono barriere naturali (è una pianura), ad est (nella parte asiatica) nemmeno (inoltre è un'area sotto popolata), a sud vi sono delle barriere, ma il Caucaso è un crogiolo etnico. La sicurezza militare russa è perciò ottenibile circondandosi di “Paesi cuscinetto”. L'immensità del suo territorio (grande come tutto il Sud America) e la mancanza di infrastrutture “dense” (esse sono disperse nell'immensità del territorio e quindi rare) inibiscono la costruzione di un esercito di dimensioni contenute e mobile, oltre che professionale. Si ha, infatti, all'opposto, un esercito numeroso e disperso, la cui efficacia dipende anche da quanto gli “stati cuscinetto” sono in grado di assorbire in caso di attacco.

Ai tempi sovietici, e dopo la Seconda guerra, esistevano i “paesi cuscinetto”: si andava dai Paesi Baltici alla DDR, dalla Cecoslovacchia, all'Ungheria e giù fino al confine turco. E dentro i confini si aveva nientemeno che la Polonia. Questi paesi - in tutto o in parte - sono oggi integrati nelle strutture occidentali (la NATO e l'Unione Europea) e perciò la Russia è priva di “barriere assorbenti” esterne. Come barriere – effettive o potenziali – le restano la Bielorussia e l'Ucraina.

Che la geopolitica spinga i russi a volere le barriere assorbenti di natura militare ed in subordine economiche come l'Unione Economica Euroasiatica (Euroasian Economic Union = EEU) non esclude che gli ucraini possano accettare liberamente di farne parte, come vedremo nel prossimo capoverso. Preme sottolineare che un'”area del rublo” ha anche lo scopo di proteggere l'arretratezza di gran parte dell'economia russa dalla competizione internazionale (5).

Fino al 2013 in Ucraina non si aveva una tendenza chiara dell'opinione pubblica: la percentuale di chi voleva l'Unione Europea (EU) e di chi voleva l'Unione Economica Euroasiatica (EEU) a direzione russa era circa la stessa. Il distacco avviene col 2015, quando crescono (di poco) quelli che sono a favore della UE, mentre crolla il numero di quelli che sono a favore della EEU. Un andamento abbastanza simile è quello registrato nel campo dell'adesione alla NATO piuttosto che ad un accordo militare con la Russia. Fino al 2013 gli ucraini a favore del “non allineamento” oppure pro-Russia erano la maggioranza, ma poi la maggioranza è diventata quella dei pro-NATO. I numeri si trovano qui (6).

Si noti che prima dei moti a Kiev, prima dell'insorgere di un esercito irregolare nelle regioni orientali, e prima dell'annessione unilaterale della Crimea, gli Ucraini erano molto meno filo EU e filo NATO. Si può così dire che le mosse del Cremlino abbiano ridotto il consenso che aveva un tempo.

Il dibattito sull'Ucraina è ovviamente complesso (7), ma, alla fine, si hanno due posizioni.

  • Chi pensa che abbiano ragione i russi a impedire che l'Ucraina entri a far parte della UE e della NATO alla fine, più o meno consapevolmente, abbraccia la dottrina brezneviana della “sovranità limitata”, ossia l'idea che la Russia abbia bisogno di “barriere assorbenti” e che sia giusto riconoscerlo (8). Si noti che la pensano in questo modo non i nostalgici del socialismo, ma quelli che pensano che la Russia abbia un importante ruolo di contrappeso degli Stati Uniti, e che questo ruolo vada difeso. La Russia è stata invasa nel corso dei secoli a ovest dai polacchi, dai francesi, dai tedeschi, e dagli asiatici a est (9). Oggi non si riesce a immaginare quale europeo (o anche asiatico) possa mai invadere la Russia.

  • Chi, al contrario, pensa che i russi abbiano torto, abbraccia l'idea che l'Ucraina non sia una mera ”espressione geografica” (qui gioca un ruolo anche la parola: Ucraina significa “ai confini”), ma un Paese “a tutto tondo” con il diritto all'autodeterminazione. Una cosa diversa dalle invasioni e quindi dalla necessità di erigere “barriere assorbenti” sono le sanzioni verso la Russia della UE. Esse colpiscono solo le persone coinvolte nella crisi ucraina e il commercio di armi con i belligeranti (10). Le sanzioni della UE sono diverse da quelle della Russia verso la UE, perché questa ultime non coinvolgono le persone che hanno un ruolo attivo, ma le importazioni di beni (peraltro solo alcuni) e non toccano le esportazioni (il petrolio e il gas, infatti, arrivano come prima nella UE).

Restano, in conclusione, ancora aperte due questioni: quanta autonomia l'Ucraina possa dare alle sue regioni orientali vicine politicamente alla Russia, e se l'annessione della Crimea vada considerata o meno come acquisita. Come che sia, la questione ucraina resta aperta e non si intravvede una via d'uscita (12).

1 - http://data.worldbank.org/country/ukraine

2 - http://www.asr-lombardia.it/ASR/regioni-italiane/indicatori/graduatorie-regionali/tavole/8006/2015/

3 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/ricerche/862-il-putinismo-e-lo-sviluppo-della-russia.html

4 - Peter Zeihan, The absent superpower, the shale revolution and the world without America, 2016.

5 - http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/asset-allocation/4016-valute-di-riserva.html

6 - Ponars Eurasia Policy Memo N° 458, The Demise of Uktaine's “Eurasian Vector”, Febbraio 2017.

7 - http://www.limesonline.com/tag/ucraina

8 – Gli Stati Uniti non hanno bisogno di “stati cuscinetto” perché sono circondati dagli oceani, e il Messico ed il Canada sono privi di ogni capacità offensiva verso il gigante nord americano. Sul punto ancora Peter Zeihan, The accidental Superpower, 2014. Per una versione sofisticata di queste tematiche, si ha, pur a distanza di decenni: Gerhard Ritter, Il volto demoniaco del potere, 1948, tradotto nel 1958.

9 - https://it.wikipedia.org/wiki/Invasione_mongola_della_Russia

10 - http://www.consilium.europa.eu/it/policies/sanctions/ukraine-crisis/

12 - http://www.limesonline.com/la-neutralita-impossibile-dellucraina/97431

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