Ricerche e Progetti

Di che cosa si parla - 21

Populismo e Petrolio, questa settimana. Prima la sintesi di due saggi, il primo che ancora all'economia la crescita del Populismo, il secondo che mostra come sia difficile controbattere la sua retorica. Infine, gli Stati Uniti come potenza energetica, con lo shale oil dalle mille vite, e, a conclusione, le auto elettriche.

 

Ancora sul Populismo

Sono usciti due saggi sul Populismo centrati sul rapporto fra questa corrente politica e l'economia, dove si sostiene che è la seconda a spiegare la prima (vedi: http://www.lavoce.info/archives/47747/dove-crescono-i-populismi/). Il punto di vista opposto non può che sostenere che è la politica la spiegazione del Populismo: http://www.centroeinaudi.it/agenda-liberale/articoli/4677-il-populismo-durer%C3%A0.html; e http://www.centroeinaudi.it/lettera-economica/articoli-lettera-economica/commenti/4704-populismo,-ineguaglianza,-tecnologia.html.

Alcune delle tesi del primo saggio: a) in seguito alla liberalizzazione degli scambi, almeno un fattore di produzione sta peggio di prima. In altre parole, è impossibile godere dei benefici creati dalla liberalizzazione degli scambi senza creare dei perdenti; b il rapporto tra effetti redistributivi e benefici delle liberalizzazioni cresce al diminuire dell’entità delle barriere commerciali. Quindi, mano a mano che le barriere commerciali si riducono, ulteriori liberalizzazioni diventano più costose per chi subisce gli svantaggi della globalizzazione; c) lo stato può effettuare un’opera di redistribuzione tra chi ne è avvantaggiato e chi ne è svantaggiato. L’obiettivo dello stato sociale è proprio quello di evitare che chi è in difficoltà subisca le conseguenze più estreme. I governi differiscono per la loro propensione a redistribuire e anche per la loro efficacia nel farlo. Il risultato è che una vera compensazione per i perdenti non esiste in nessun paese.

Alcune delle tesi del secondo: i redditi più bassi e l'insicurezza economica si traducono in un maggiore astensionismo, più voti per i populisti e minore fiducia nei governanti in carica. Si mostra come sia difficile che sorga un partito capace di intercettare i voti di chi vede i pericoli di un’eccessiva enfasi su protezione e guadagni di breve periodo. È arduo controbattere in modo efficace la retorica anti-establishment e spesso è più semplice importarla nelle proprie piattaforme elettorali. Le idee dei populisti prendono forza sia direttamente, attraverso la crescita dei partiti che a esse si ispirano, sia indirettamente, influenzando le politiche dei partiti tradizionali.

 

Potenza energetica USA, Shale Oil, ed auto elettriche

Gli Stati Uniti sono un produttore di energia di origine fossile addirittura al livello dell'Arabia Saudita e della Russia. Con una prima ragguardevole differenza: la Russia e l'Arabia Saudita sono esportatori netti ed influenzano i Paesi che beneficiano delle loro esportazioni, mentre gli Stati Uniti, nonostante la enorme produzione, sono i maggiori importatori di energia al mondo. Con una seconda ragguardevole differenza: la Russia e l'Arabia Saudita cercano di gestire il prezzo del petrolio attraverso un taglio della produzione concordato con gli altri Paesi produttori. Una politica che gli Stati Uniti non possono perseguire nemmeno volendo, perché la loro produzione dipende dalle decisioni di migliaia di produttori. Per l'analisi completa vedi: https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2017-07-06/american-energy-superpower?cid=int-lea&pgtype=hpg

I Sauditi hanno cercato - buttando giù il prezzo del petrolio - di mettere in seria difficoltà gli Iraniani insieme ai produttori statunitensi di shale oil - il petrolio che trae origine dalla frantumazione delle rocce. Per l'analisi di questa battaglia saudita che non pare riuscita: http://www.centroeinaudi.it/cerca.html?gsquery=shale+poil. Nonostante, infatti, la caduta del prezzo del petrolio da oltre cento dollari al barile (2014) a meno di trenta (gennaio 2016), e poi il ritorno a circa sessanta (primi mesi del 2017), fino all'attuale corso a meno di cinquanta, la produzione di shale oil continua. La ragione della persistenza è il continuo guadagno di produttività che rende possibile l'estrazione anche con dei prezzi di molto inferiori. Vedi: https://www.ft.com/content/852623aa-61f0-11e7-91a7-502f7ee26895. La produzione di shale oil è stata anche di grande beneficio per le zone coinvolte. Vedi: https://news.uchicago.edu/article/2016/12/22/study-suggests-hydraulic-fracturing-boosts-local-economie

L’altro giorno si è diffusa la notizia che la Volvo, a partire dal 2019, produrrà solo modelli elettrici e ibridi. Subito dopo è giunto l’annuncio francese del congelamento della vendita di auto a benzina o diesel nel 2040. Per alcuni abbiamo a che fare solo con il marketing, per altri, invece, con l'evidenza che il mondo dell’energia fossile, nel campo della mobilità, sta morendo, con un grande beneficio ecologico per tutti. Probabilmente la verità abbraccia entrambi i punti di vista, pur dando loro dei pesi diversi. Da un lato abbiamo la tecnologia che sta cambiando – le auto elettriche costeranno come quelle a energia fossile, e le batterie diventeranno sempre più capienti, dall'altro abbiamo il problema non minore che la produzione di energia elettrica spesso trae origine dalle centrali a carbone, che sono spesso inquinanti. Vedi: https://www.ft.com/content/8342ec6c-5fde-11e7-91a7-502f7ee26895

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