Ricerche e Progetti

Le tecnologie e la vita di tutti i giorni

Si tiene questa settimana a Milano un simposio sull'applicazione delle nuove tecnologie al lavoro d'impresa. Qui di seguito la traccia della relazione che discute l'impatto delle tecnologie sulla vita di tutti i giorni.

 

 

Poco tempo fa stavo tornando dalla Francia. A Milano come mai avrebbero potuto sapere dove mi trovavo, se a Nizza, se a Savona? Una volta per far sapere dov'ero mi sarei dovuto fermare per telefonare con un gettone da un'autogrill. Oggigiorno la mia posizione era segnalata da un pallino in movimento sul telefono portatile. Chi voleva sapere poteva sapere dove mi trovavo. A mia volta e con il mio telefonino, intanto che viaggiavo, potevo interloquire, mandare messaggi, informarmi, e via dicendo. Per dire delle differenze nel campo delle cose inutili, invece di un messaggio vocale al telefono con gettone per dire che ero a Nizza, avrei potuto fotografare dall'autostrada i suoi orridi mega complessi residenziali e mandare in tempo reale la loro foto. L'immagine al posto del suono.

Molto, ma molto tempo fa in ufficio scrivevo con la stilografica. Il testo era dato alla segreteria, che lo batteva a macchina, e che poi me lo riportava. Facevo le correzioni, lo ridavo alla segreteria, che ricorreggeva. Il testo alla fine del processo finiva in tipografia, stampato e mandato per posta interna ai dirigenti e funzionari dell'impresa. Il testo era corretto e migliorato nel corso di due o tre passaggi, ma mai corretto con la cura resa possibile oggi da un programma elettronico di scrittura. Un capoverso va su, un altro è eliminato, e via dicendo e pure in poco tempo, senza contare la quantità di richiami – i link - resi possibili dalle banche dati che si possono aprire. Anche l'italiano migliora, perché aumentano le correzioni per unità di tempo. Infine, il testo oggi non è stampato, né spedito per posta, ma mandato per email a tutti. Sempre ai “tempi della stilografica” erano una decina in tutta Italia quelli che ricevevano la Relazione annuale della Banca dei Regolamenti Internazionali, un volume pesante e di gran lusso. Riceverlo era un privilegio, ed era anche una notevole asimmetria informativa a favore dei riceventi. Oggi tutti possono entrare in un motore di ricerca e cliccare “BIS” - Bank of International Settlements – e leggersi la relazione. Lo stesso vale per altre fonti, come il Fondo Monetario, le Banche Centrali, eccetera.

Ultimo esempio, la libreria, ma un discorso simile vale per un'agenzia di viaggi. Invece di prendere un mezzo pubblico o privato per andare a comprare un libro o un biglietto d'areo, lo si compra da casa, e quindi in pochi minuti si svolge il lavoro che prima richiedeva qualche ora. Non è solo il risparmio di tempo che rileva segnalare. La mega biblioteca virtuale consente di acquistare i libri di tutto il mondo così come consente di poterli leggere dopo pochi minuti. Ciò che è possibile grazie anche alla esistenza delle carte di credito.

Bene, che cosa cambia rispetto ad una volta? Il gettone non è necessario così come il telefono appostato alle fermate dell'autostrada. La segreteria non serve, così come il tipografo e lo spedizioniere del testo ab origine scritto con la stilografica. Il libraio così come l'agenzia di viaggi non servono. Naturalmente resta la domanda (“residua”) di questi servizi da parte di chi non sa ancora usare compiutamente le nuove tecnologie, segnatamente e ovviamente le persone anziane. Un esempio che chiarisce il punto è quello dei giornali. Il giornale “come tale”, ossia i giornalisti e le infrastrutture che lo producono, costa circa un terzo del prezzo finale all'edicola. Due terzi sono la carta, la tipografia, il trasporto, e l'edicola. Se tutti con il tempo finissero per leggere i giornali per sola via elettronica, ecco che ci sarebbe una domanda tendente a zero per la carta, per la tipografia, per i trasportatori, per gli edicolanti.

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Si vede bene il sommovimento. Quasi tutte le occupazioni legate alle tecnologie desuete – al solito - ridondano. Proviamo a vedere gli impatti. Ecco una sintesi dell'impatto delle nuove tecnologie sull'occupazione qualificata (a), sulla concentrazione dei redditi (b), e, infine, sulla caduta di alcune delle distinzioni sociali (c):

(a) il Luddismo è evocato di frequente come l'emblema della rivolta contro le nuove tecnologie. Nella fattispecie i luddisti distruggevano i telai automatici che, a cavallo del XIX secolo, annullavano il fabbisogno di manodopera qualificata. I Luddisti non erano contrari alle macchine, ma alle macchine che erano all'origine della manodopera qualificata in esubero. Il fenomeno recente di Uber ricorda il fenomeno antico del Luddismo. I tassisti non sono contro le automobili, ma contro un uso delle stesse che, se portato avanti, riduce il numero di conducenti con licenza ufficiale, quindi, come nel Luddismo, annulla il fabbisogno di manodopera qualificata.

(b) la riproducibilità tecnica – in origine grammofoni e dischi che consentivano di trasmettere la musica – permette a chiunque stia fuori dalle città con i teatri famosi di ascoltare i musicisti maggiori stando comodamente seduto a casa. Non si aveva più ragione, come in passato, di ascoltare, per mancanza di alternative, solo i musicisti minori, quelli che giravano per la provincia. Si hanno così tre fenomeni: i musicisti maggiori hanno dei redditi molto alti, perché incassano i diritti su milioni di copie; ai musicisti minori restano i matrimoni e le feste di paese; il consumatore ascolta la musica degli artisti maggiori come non avrebbe mai potuto, tenendo conto dei costi.

(c) le lavandaie che a Milano lavoravano, fino a non troppo tempo fa, inginocchiate lungo il Naviglio, e i lavandai e le lavandaie di Mumbai che vivevano chiusi a vita a lavare panni in una sorta di stadio di medie dimensioni da cui non uscivano mai, sono stati “liberati” dalle lavatrici. Non proprio loro, che avranno difficilmente trovato un'occupazione alternativa, ma i loro figli e le loro figlie. Sempre in tema di elettrodomestici, la lavatrice, la lavastoviglie, l'aspirapolvere, hanno consentito di avere a disposizione della “servitù” anche a chi non avrebbe mai potuto permettersela. Certo un aspirapolvere non può sostituire un cameriere impettito, perché esso è solo un oggetto inanimato che - come tale - non marca la “distanza sociale”, ma ha ampliato il tempo libero a disposizione dei meno abbienti.

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Tutto quanto detto ci porta a fare i conti con la “distruzione creatrice”. Sempre per citare l'inventore della succitata espressione, il nostro giudizio dipende da come osserviamo il Capitalismo. Se guardiamo le cose come un fotogramma, abbiamo una reazione solitamente negativa – il commesso dell'agenzia di viaggi che ridonda, l'edicolante a spasso, eccetera. Se guardiamo le cose come l'insieme in movimento dei fotogrammi, ecco che abbiamo una visione positiva. Le cose si muovono, le nuove occupazioni assorbono una parte della manodopera legata alle vecchie tecnologie. Eccetera. Così almeno è stato negli ultimi due secoli. L'economia italiana – che è cresciuta appena meno della media delle altre economie avanzate - dall'Unità ad oggi ha moltiplicato per quasi quattordici volte il reddito pro capite reale – ossia il reddito nazionale diviso per un numero crescente di abitanti ed escludendo l'inflazione – intanto che la diseguaglianza si è visibilmente ridotta.

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E se questa volta fosse diverso? Anche in passato le macchine mettevano fuori mercato i lavoratori, ma, dopo qualche tempo, i nuovi settori occupavano i lavoratori dismessi. Perché mai non dovrebbe accadere di nuovo? In passato gli artigiani furono sostituiti dagli operai non qualificati – contadini in origine - che potevano produrre i beni grazie alla scomposizione del lavoro in poche e semplici attività, il cui apprendimento non richiedeva molto tempo. Intanto che i prezzi dei beni in caduta - i prezzi avevano i costi compressi della produzione di fabbrica - potevano allargare la platea dei consumatori.

Anche assumendo – come si dice un “big if” - che – come accaduto in passato - la disoccupazione sia assorbita nei nuovi settori – che per definizione non si sa quali siano - resta aperta la questione di quanto tempo sia neccessario per occupare i lavoratori "dismessi" dai vecchi settori. Sembra inoltre che per il futuro I lavori richiesti saranno sia quelli apicali sia quelli meno qualificati (gli ingegneri e le badanti), mentre i lavori che sono nel mezzo (i ragionieri) saranno sostituiti dalle macchine.

Siamo al famigerato “malessere del ceto medio”, che è al centro del dibattito politico. I sistemi politici ottocenteschi non dovevano catturare il consenso delle “larghe masse”. Oggi sì. Ed è qui il punto. Come gli imprenditori economici cercano di vendere i propri prodotti ai consumatori, così gli imprenditori politici cercano i voti degli elettori. I consumatori e gli elettori decidono il successo degli imprenditori - il consumatore come l'elettore è “sovrano” - ma sono passivi, perché comprano l'offerta che non è concepita né portata avanti da loro. Ossia essi sono sovrani, ma di “ultima istanza”.

Se questo è il punto – una disoccupazione crescente in presenza del diritto di voto universale – allora il potere politico sarà tentato dall'intervenire. I politici offriranno delle politiche di rilancio della domanda che, in assenza di una crescita che assorba abbastanza lavoratori, potrebbe finire per portare ad una nuova redistribuzione dei redditi. Allo stesso tempo i politici potrebbero offrire una politica che freni la diffusione dell'innovazione che riduce il peso dei lavori “cerebrali” meno qualificati.

A proposito delle innovazioni che vengono frenate o eliminate. L'inventore di un nuovo tipo di vetro (elastico: “excogitato vitri temperamento, ut flexile esset”) lo propone all'imperatore Tiberio, che, preoccupato per la caduta che si sarebbe avuta dei prezzi dei minerali con cui si producevano i vetri con le vecchie tecnologie, lo proibisce. L'inventore di un nuovo modo per trasportare le colonne pesanti fino al Campidoglio lo propone all'imperatore Vespasiano, il quale proibisce l'uso delle nuove tecnologie perché quelle vecchie erano - a differenza di quelle nuove - ad alta intensità di lavoro.

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