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La lotta al vertice in Arabia

La “commissione anticorruzione” saudita ha arrestato principi e uomini d'affari di livello (1). La notizia ha fatto il giro del mondo. Le vicende interne alle lotte di palazzo dell'Arabia Saudita sono sempre state avvolte nel mistero, ma questa volta sono diventate volutamente pubbliche (2). Pubblichiamo di seguito paro paro un nostro lavoro di qualche tempo fa che può essere utile per inquadrare la vicenda (3).

I sauditi si son resi conto che non potranno più vivere di solo petrolio, non tanto perché questo è una fonte di energia non rinnovabile che, proprio perché “non rinnovabile”, potrà nel (lontano futuro) solo esaurirsi, quanto perché l’oro nero non avrà (nel futuro prossimo) dei prezzi in grado di finanziare il loro tenore di vita. Si stima che il bilancio pubblico saudita sia in pareggio con il petrolio a 70 dollari al barile, e si stima che le importazioni (di quasi tutto) si finanzino con il barile (venduto) a 60 dollari.

Una situazione che impone di diversificare, e così i progetti di Riad prevedono la privatizzazione (parziale o totale) delle poste, della sanità, delle ferrovie, dei porti. Un’altra scommessa è l’impegno diretto nello sviluppo delle energie alternative, in modo da avere una maggiore disponibilità di esportazione – Riad produce lo stesso petrolio della Russia, ma ne esporta meno perché ne consuma di più - e nel turismo “per tutti”, non legato al pellegrinaggio verso i luoghi sacri dell’Islam. Si tratta di due settori che possono essere creati dal governo, eventualmente affidandone la gestione ai vari scomparti del complesso sistema di clan tribali in modo da avere il consenso per procedere. Una maggiore indipendenza energetica, e i proventi turistici potrebbero dare alle casse del regno il margine necessario per riforme più complesse e lente: il piano varato prevede infatti investimenti nello studio dell’inglese e della matematica, con l’idea di creare una classe colta e competitiva a livello internazionale. Che però alla lunga implicherebbe l’allentamento del controllo su una società dove i proventi petroliferi finora hanno sostituito le imposte, e il benessere dei sudditi dipende dal benessere distribuito dai principi. La vera e profonda “modernizzazione” passa dalla trasformazione dei sudditi in cittadini: per avere la Silicon Valley bisogna prima aver avuto Berkeley.

Un’altra spinta al cambiamento viene da fuori. Regno di Saud è stato scosso dal torpore sia dal modesto prezzo del petrolio sia dal ritorno sulla scena dell’Iran. Fino alla rivoluzione khomeinista del 1979 l’Iran e l’Arabia Saudita erano nella stessa coalizione schierata con gli Stati Uniti. Poi l’Arabia è rimasta sotto l’ombrello statunitense, mentre l’Iran era andato allo scontro. I due contendenti sono limitrofi, le genti di osservanza sunnita e sciita vivono, infatti, intorno al Golfo Persico, dove si concentra il grosso dell’attività e del commercio petrolifero, nonché il grosso delle riserve mondiali.

I sauditi, nel timore che gli Stati Uniti possano un giorno ritirarsi dal Medio-Oriente lasciando mano libera ai persiani, che sono molto più numerosi e che non sono una congerie di tribù, ma uno stato radicato su una civiltà millenaria, hanno cercato di mettere fuori mercato la produzione di petrolio statunitense estratto frantumando le rocce – lo shale oil. L’incentivo a proteggere i sauditi potrebbe, infatti, venir meno, se gli Stati Uniti raggiungessero l’indipendenza energetica grazie allo shale oil, e dunque se perdessero l’interesse ad avere un presenza militare massiccia nel Vicino Oriente, lasciando mano libera alle potenze regionali, ossia all’Iran. Se le cose andassero in questo modo, avremmo un sommovimento maggiore nelle relazioni internazionali, perché l’Europa e l’Asia perderebbero la sicurezza delle forniture energetiche. Perso l’interesse maggiore – quello legato alla dipendenza energetica dalla regione – gli Stati Uniti potrebbero però continuare a proteggere l’Arabia per controllare le rotte energetiche verso l’Asia. Come che sia, col minor impegno statunitense, le altre potenze dovranno riempire il vuoto che si verrebbe a creare. 

1 - https://www.ft.com/content/2d461e2a-c1b2-11e7-a1d2-6786f39ef675

2 - http://www.limesonline.com/sommari-rivista/arabia-non-solo-saudita

3 - http://www.lastampa.it/2017/08/29/esteri/alla-ricerca-di-una-nuova-arabia-saudita-upB3Bhiox1e6dAPHpr7vfO/pagina.html

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