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Del dialogare con i Populisti / I

Fra non molto in Italia si celebreranno le elezioni. Il Populismo nelle sue molte sfaccettature ne è ormai il protagonista. Due i punti maggiori: la Modernità che è accolta strumentalmente, e lo scetticismo che circonda le istituzioni come le Banche Centrali.

1 – Todos caballeros

Le nuove categorie che il Populismo propone nella lotta politica possono essere etichettate come tipiche della così detta “civilizzazione” (1), (2) e lontane da quelle storiche della così detta “nazione”.

"Civilizationism has been adopted by the Netherlands’ Party for Freedom, Denmark’s People’s Party, Norway’s Progress Party, Finland’s True Finns, Sweden’s Sweden Democrats, France’s National Front, and, to a certain extent, Belgium’s Vlaams Belang, Austria’s Freedom Party, and Italy’s Northern League (although not by the Alternative for Germany, which remains closer to the traditional nationalist far right). The new civilizationism is a (...) combination of “identitarian” Christianity, secularism, philo-Semitism, Islamophobia, and even some elements of liberalism such as support for gender equality and gay rights. It posits a pan-European civilizational identity that it asserts is threatened by, and in fundamental conflict with, Islam, understood as a separate and alien civilization” (4).

Attenzione il Cristianesimo dei Populisti è un'appartenenza non un credo, perché consente di definire il “noi” contrapposto al “loro”. Intanto che si invoca la “Christian identity, the civilizationists also stress their secularism. But there is no contradiction between the populist right’s Christianism and its secularism, since both derive from a preoccupation with Islam. The new secularism does not target religious symbols, arguments, or practices in general; rather, it targets the symbols, arguments, and practices of Muslims” (4).

Viene così nascosta la contrapposizione che ci si aspetterebbe fra la Modernità e quindi la tolleranza e la chiusura verso la Modernità dei populisti: anch'essi sono tolleranti, è l'Islam che non lo è.

2 – Tout est politique

Nel corso del tempo si è rafforzato il sospetto che i politici possano come non possano mantenere le promesse. Le promesse sono però essenziali per vincere le elezioni – e dunque si ha un comportamento che non va giudicato in chiave moralistica: così come gli imprenditori cercano i clienti, segmentando il mercato, i politici cercano i voti, segmentando l'elettorato. Le promesse – sane o insane - possono essere come non essere mantenute. Per evitare che prevalgano le promesse insane che possono essere mantenute, ecco che si hanno dei poteri e dei contro poteri che frenano le eventuali derive.

Per esempio, le banche centrali debbono essere autonome dal potere politico. Se così non fosse, sarebbero spinte nella direzione dello “stampar moneta” per finanziare la spesa pubblica. La quale spesa pubblica finanziata con moneta generata dalla banca centrale e non con l'offerta di obbligazioni sottoscritte interamente dai privati, e quindi senza un risparmio preventivo, incrementa la domanda prima ancora che si abbia una offerta adeguata. Si ha così il rischio di inflazione.

Quanto esposto è - in sintesi eroica - il punto di vista dominante sull'autonomia delle Banche Centrali. I Populisti non lo condividono, e vogliono “la banca centrale del popolo”, ossia quella che riflette la Volontà Popolare, quale che questa sia.

“The loudest critics of central banks have been on the populist right: Victor Orban’s regime in Hungary, pro-Brexit forces in the United Kingdom, Marine Le Pen’s Front National in France, Tea Party Republicans, and even President Donald Trump in the United States. Riding the growing wave of public skepticism about experts and elites, these illiberal populists have identified central banks as among the worst offender“ (5).

Per affrontare la questione, bisogna partire da lontano. Si hanno due scuole di pensiero: quella di K. Polanyi e quella di F. Hayek. La prima, sorta negli anni Trenta e Quaranta, sostiene che gli “eccessi del mercato” alimentano l'instabilità politica e quindi minano la democrazia. La seconda, al contrario, sostiene che è l'insufficiente libertà del mercato che ha portato al totalitarismo. La prima è prevalsa dal Secondo Dopoguerra fino agli anni Settanta, la seconda dagli anni Settanta in poi. Nel Secondo Dopoguerra la politica monetaria era una delle molte politiche perseguite per governare l'economia. Dagli anni Settanta in poi la politica economica era concentrata solo sull'inflazione da tenere sotto controllo, mentre i mercati erano lasciati liberi di perseguire il proprio corso. Con la crisi nata nel 2008, le banche centrali hanno allargato il proprio campo d'azione. L'emblema del mutamento è l'acquisto sul mercato secondario dei titoli del Tesoro - il Quantitative Easing.

La politica monetaria non è “neutra” e quindi alla fine è frutto di una scelta “politica”. Se si abbattono i tassi e i rendimenti, sono penalizzati i risparmiatori (che soffrono di un modesto ritorno del loro capitale), mentre sono favoriti i debitori (che pagano meno per esempio i mutui immobiliari). Con i tassi e i redimenti bassi salgono i corsi azionari che favoriscono solo una parte della popolazione. Con i tassi e i rendimenti bassi e con le azioni che salgono, è favorita l'industria del risparmio gestito, ma sono penalizzate le assicurazioni. E così via.

La politica monetaria, nonostante tutti la vogliano “tecnica”, è, invece, “politica”, e quindi bisognosa di una qualche legittimazione. Non certo quella dello “stampar moneta”, perché lo vuole la Volontà del Popolo. Una “legittimazione non populista” si arguisce.

1 – https://it.wikipedia.org/wiki/Lo_scontro_delle_civilt%C3%A0;

2 - http://www.filosofico.net/spengler.htm

3 - https://it.wikipedia.org/wiki/Nazione

4 - https://www.foreignaffairs.com/articles/europe/2017-12-06/new-language-european-populism?cid=int-lea&pgtype=hpg

5 - https://www.foreignaffairs.com/articles/world/2017-12-06/bring-politics-back-monetary-policy?cid=int-fls&pgtype=hpg

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